LIBRI LETTI: SITI

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Se Resistere non serve a niente, Premio Strega 2013 non mi aveva propriamente entusiasmato e fatto stare con la tensione a mille, Bruciare tutto ci è riuscito. Ci è riuscito portando in scena un tema tanto difficile quanto scomodo, quello della pedofilia e del rapporto con la fede controverso. Il tema è trattato in maniera matura, in sintonia con tutta la storia, infatti, il rapporto con Leo e Massimo – un bambino – sorprende, ma non disturba. Di contorno gli altri personaggi un po’ meno caratterizzati, la Milano moderna, gli avvenimenti puntuali odierni, lo sfascio delle famiglie in crisi e ancora quel rapporto tra un tempo andato e un tempo presente, in cui la contemporaneità si tinge di una penna attenta e complessa che perciò richiede attenzione. Il finale onestamente non me l’aspettavo affatto, cioè, quello di Leo poteva essere prevedibile, quello di Andrea è stato un vero colpo di scena..l’idea di farlo in un modo particolare richiama forse la metafora della redenzione, dell’espiazione, della colpa che brucia e si dissolve, così dentro così fuori, e poi rimangono solo parole d’invocazione: «Tu però, mio Signore, devi dirmi perché io sono così – è psicologico, biologico, ereditario, stocastico? Disfunzioni ormonali, tossine nel sistema nervoso? Tu adesso vieni giù e mi spieghi, non puoi cavartela con l’onnipotenza indecifrabile. Se è un macigno da portare, per quale colpa l’ho meritato? Ma Dio restava muto» che resteranno senza risposta, un muro sordo che scivola nelle brame di un mondo giudicante.

LIBRI: SCURATI

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4527409_0“Forse non mi piacciono gli uomini.” Il giorno in cui tua moglie, all’improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall’ingresso nell’età adulta, l’innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. è il libro dello scrittore napoletano Antonio Scurati, presentato allo Strega da Walter Siti e da Umberto Eco, entrato nella rosa dei dodici finalisti. Il libro è e presenta la storia di Glauco Revelli, laureato in filosofia, ma che per professione fa il cuoco, e lavora nel ristorante ereditato dal padre della moglie Giulia. non così perfetta, intoccabile, armonia, ma anzi, decadente, provvisoria, tremolante. Glauco analizzerà il perché di questi cambiamenti, di questi stravolgimenti nei progetti disegnati, in un lungo monologo interiore, cercando un proprio tempo, una propria spiegazione, una propria idea di quella felicità negata. arrivo, al nuovo seme della vita. idea di paternità che si sente in difetto, che è impotente, che pensa di non saper agire e comportarsi, fino al senso di colpa, alla negazione, al rifiuto di ogni singola certezza. ha preso il sopravvento sulla spontaneità e sulla decadenza dei sentimenti. Restano magistrali alcuni sui passi, come questo che riporto:

 “[…] Io insistevo ancora nel mio clima mentale apocalittico quando già attraversavamo la soglia di una camera da letto. L’avrei spezzata, mi dicevo terrorizzato. Non molto alto ma robusto, muscoloso e pingue, pesavo più di cento chili. Io ero massiccio, irsuto e moro. Lei era sottile, longilinea e celeste. Io ero un maschio, lei una femmina. L’avrei spezzata. Ma Giulia non si spezzò. Si fece conca. Tutta quanta. Mi fu sopra con una leggerezza antigravitazionale, mi offrì il suo bacino perché la mia piena detritica vi defluisse, avvinghiò le sue braccia e le sue gambe vegetali attorno alla mia mole, come una giungla tropicale che si riprenda le rovine di un’antica capitale d’Indocina. Quando giunsi alla fine con un unico movimento armonioso, senza la minima soluzione di continuità, si sollevò e ancora e ancora fece conca con le mani, con la bocca, dimostrando una volta e per tutte che non erano destinate solo a colpire e a mordere. Ero sbalordito. Scoprivo che il pianeta era abitabile. Esisteva la gioia, la gaiezza. Avevo vissuto nell’ignoranza. Poi Giulia mise la sua mano nella mia e mi condusse in bagno lungo un corridoio. Entrammo assieme sotto la doccia. Quel gesto mi commosse allora e mi commuove ancora adesso. Non vi era niente di materno in esso. Erano i corpi di un uomo e di una donna adulti quelli che, lungo il corridoio, marciavano affiancati come i corpi di un’unica creatura”.

 L’autore si rivela: http://www.letteratura.rai.it/articoli/antonio-scurati-il-fiato-corto-dei-padri/22898/default.aspx#.U0TflAuJltQ.facebook

 

 

LIBRI: SITI, CAPPELLI, MANN

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«Protagonista è Tommaso Aricò, un giovane che si fa una posizione nel mondo della finanza, frequenta strani tipi, non ha una vita privata felice, è stato un bambino obeso ed infelice, attraversato da una vena di nichilismo». Siti in questo libro indaga quella che si è soliti definire “zona grigia” tra l’alta finanza e la criminalità. Il libro si apre con un esecuzione di stampo mafioso, e con un saggio sul divario tra prostituzione reale e prostituzione percepita dalla nostra società. “Le escort gestiscono il loro capitale con la stessa flessibilità con cui la finanza gestisce gli azzardi, e non si percepiscono come prostitute esattamente come i maghi della finanza non si percepiscono come truffatori pur evitando i controlli e mettendo in circolazione prodotti dal contenuto non limpido.” Tommaso è abituato ormai a trafficare con i soldi che paiono essere l’unica vera merce di scambio, in cui solo con i soldi si acquista valore; il ragazzo attraverso la narrazione tira fuori anche i suoi demoni interiori, tutti i suoi problemi passati che sono strascichi del presente, Siti lo presenta come una specie di mostro, senza affettività, quasi un ingegno macchinoso della scienza che non ha cuore, tantoché per un finanziamento un marito offre sua moglie come garanzia, ma Tommaso non vuole lei, ma sua figlia dodicenne. Un libro che ci parla della corruzione, del mondo che è un divenire dell’apparire, dove l’economia è padrona del mercato non sono economico, ma anche e soprattutto decisionale, Aricò va d’accordo con tutti, anche con la criminalità, uno suo punto di debolezza è la paura di invecchiare, tanto che schifa i suoi genitori ormai ottantenni. Un libro davvero non semplice, che fa salti temporali e cambi di scena e dialogo davvero impressionanti, per me è tra i finalisti, anche se il mio voto è 5.

 

 

Dico la verità ho letto questo libro solo perché è candidato al Premio Strega altrimenti non l’avrei preso in considerazione. Protagonista di questa storia dal titolo bizzarro è Giulio, unico maschio dopo quattro sorelle dall’aspetto non proprio grazioso, che è destinato per decisioni altrui a fare il pianista. Decisione presa dalla madre, che ha avuto un sogno rivelatore in cui Arturo Benedetti Michelangeli  le  ha detto che il figlio deve prendere questa strada. Da qui parte la storia di Giulio che vive come pendolare a Salerno frequentando l’università, l’estate decide di sostituire un pianista in un albergo di Ravello, ed è qui che la sua avrà una svolta, si innamorerà di una donna, Elena, che però non ricambierà il suo amore, ma qui incontrerà anche la sua futura moglie, che poi tradirà, e lo lascerà nella sua assoluta solitudine. Il personaggio di Giulio si fonde nelle pagine con quello che è forse il suo modello, lo zio Giacinto, un carabiniere sciupafemmine. Un romanzo che fonde il comico con il vissuto vero della vita, con un linguaggio chiaro, che però non mi ha fatto entusiasmare troppo, alle volte troppo comico, e troppo stereotipizzato il Sud. Voto 5, per me non tra i finalisti.

 

I Buddenbrook: decadenza di una famiglia è un romanzo dello scrittore tedesco Thomas Mann, pubblicato nel 1901, che descrive la progressiva rovina (non solo economica) di una famiglia della borghesia di Lubecca durante il XIX secolo. Il libro tratta della cronaca, in un periodo che va dal 1835 al 1877, della vita dei Buddenbrook che, attraverso quattro generazioni, muta radicalmente il proprio carattere e la propria situazione sociale ed economica, passando per momenti di floridezza e di dissesto, fino alla definitiva rovina. Mann ci delinea perfettamente il quadro storico del tempo, la psicologia dei personaggi, i particolari e le sfumature di ogni singolo accadimento; l’autore pone l’attenzione man mano con il proseguire della storia a diversi e variegati personaggi, da generazione a generazione. Il libro è suddiviso in undici parti, ognuna composta da un certo numero di capitoli: la suddivisione nelle suddette sezioni non è strettamente legata a particolari salti temporali, anche se ognuna di queste separazioni coincide con la fine di una certa sequenza di avvenimenti. Nello scrivere I Buddenbrook, Mann era partito da un’idea autobiografica e solo in seguito vi aveva inserito il ricco contorno familiare: la somiglianza tra gli eventi che capitano ai protagonisti del romanzo e quelli capitati negli anni ai Mann è quasi perfetta. Tra queste coincidenze si ricorda un evento, uno dei pochi di rilievo vissuti personalmente da Thomas Mann: nel 1891 il padre muore e la ditta paterna viene liquidata, come accade la morte di Tom e la ditta Johann Buddenbrook. Per molti personaggi della famiglia Buddenbrook Thomas Mann si ispirò quindi a componenti della sua.  Un libro che è una stratificazione di storie, una memoria collettiva, una genealogia familiare che tra le pagine sembra prenderti per mano.