LIBRI: ZWEIG, SHLOMO VENEZIA

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image_bookStefan Zweig è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo e poeta austriaco naturalizzato britannico. All’apice della sua carriera letteraria, tra gli anni venti e gli anni trenta, è stato uno degli scrittori più famosi del mondo. “Clarissa Schulmeister, figlia di un soldato austriaco, era nata nel 1894. All’alba della prima guerra mondiale dove ha incontrato Leonard in Svizzera, un giovane insegnante di francese. La guerra li separa, ma Clarissa è in attesa di un bambino. Un bambino, un nemico nel tempo di una Europa devastata dalla guerra in preda all’isteria nazionalista; l’accettazione di questa maternità diventerà una forte decisione personale che allo stesso tempo sarà e fungerà da propulsore per cogliere un senso di una vita che sembra non avere più dignità. Un’opera testamentaria in cui Zweig riassume acutamente, i suoi ideali umanistici e la disperazione.

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Shlomo Venezia è stato uno scrittore italiano di origine ebraica, importante testimone della sua esperienza di sopravvissuto all’internamento dei campi di concentramento nazisti. Shlomo Venezia fu deportato nel campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau. Durante la prigionia fu obbligato a lavorare nei Sonderkommando («unità speciali»), squadre composte da internati e destinate alle operazioni di smaltimento e cremazione dei corpi dei deportati uccisi mediante gas. Tali squadre venivano periodicamente soppresse per mantenere il segreto circa lo svolgimento della «soluzione finale della questione ebraica», il sistematico sterminio del popolo ebraico. Venezia è stato uno dei pochi sopravvissuti – l’unico in Italia, una dozzina nel mondo – di queste speciali squadre.“Non ho più avuto una vita normale. Non ho mai potuto dire che tutto andasse bene e andare, come gli altri, a ballare e a divertirmi in allegria…Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto. E’ come se il “lavoro” che ho dovuto fare laggiù non sia mai uscito dalla mia testa…Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio.”