LIBRI LETTI: STERN

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II sergente nella neve è il racconto autobiografico del 1953 scritto da Mario Rigoni Stern. Si tratta della cronaca dell’esperienza personale vissuta dall’autore durante il servizio come sergente maggiore dei reparti mitraglieri nel battaglione Vestone dell’ARMIR nel corso della Ritirata di Russia nel gennaio 1943.
Il racconto si divide in due parti, la prima dal titolo Il caposaldo dove l’autore – esso stesso protagonista della vicenda – racconta della vita in trincea lungo il corso del fiume Don, e la seconda parte dal titolo La sacca, dove si entra in scena nella narrazione si legge della ritirata tra le praterie innevate della Russia.
Tutto il racconto autobiografico muove le mosse da uno semplice domanda fatta dal commilitone Giuanin:

«Sergentmagiù, ghe rivarem a baita?»

E, cioè: «Sergente maggiore, arriveremo alla baita?».
La baita per gli alpini non è altro che la casa natìa, ovverosia l’Italia, unico luogo protetto e sicuro.

Il racconto prosegue per gesti, per azioni, per ritualità, atti sempre uguali a sé stessi, che richiamo un unico scopo: la speranza. La speranza di tornare a casa. La speranza del ritorno. La speranza che tutto abbia fine. La speranza di una coperta calda, di una carezza sulla guancia, di un bacio rubato, o di un sorriso atteso.
Questo libro non è un libro sulla guerra, è un libro sull’intimità della guerra. Sull’intimità di questi uomini, della loro umanità, della loro esperienza bellica. Questo resoconto scritto da Stern è un racconto scritto da ogni singolo commilitone, da Bosio, da Tourn, da Pintossi, Bodei o Antonelli. Questo racconto ci parla di una speranza che si riabilita, e di un uomo – troppo spesso – diseducato che dalla guerra ancora non hai imparato niente, o forse non abbastanza da smettere di farla.

LIBRI: VONNEGUT

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downloadMattatoio n° 5 o La crociata dei Bambini è un romanzo di Kurt Vonnegut del 1969. Il libro è una testimonianza dell’autore sulla sua prigionia in Germania durante la seconda guerra mondiale e sul bombardamento di Dresda. Mattatoio n. 5 è considerato un’opera-chiave del pacifismo moderno e un racconto sul valore effimero dell’esistenza. Il sottotitolo (La crociata dei bambini) non si riferisce solo alla famosa Crociata dei Bambini del 1213, ma alla guerra stessa, in cui uomini anziani decidono di far la guerra mandando dei “bambini” a morire al posto loro. Per una decina di giorni, verso la fine della Seconda guerra mondiale, Kurt Vonnegut, americano di origine tedesca accorso in Europa, con migliaia di altri figli e nipoti di emigranti come lui, per liberarla dal flagello del nazismo, batté lande tedesche coperte di neve che il suo piede non aveva mai calcato. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda da un osservatorio decisamente sconsigliabile alle persone deboli di cuore: l’interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita e deposito di carni, nelle viscere della città. Alla fine del bombardamento, che fu uno dei più terribili e sanguinosi nella storia della guerra, quando Vonnegut uscì all’aperto, al posto di una delle più belle città del mondo c’era un’ondulata distesa di macerie coperta da un numero incalcolabile di morti. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini, storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare (“ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere”) e in possesso di un segreto inconfessabile, la conoscenza della vera natura del tempo. Tutto è, è sempre stato e sempre sarà, passato e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno, nulla dipende dalla volontà dell’uomo. “Prenda la vita momento per momento” dice a Billy Pilgrim l’ultraterrestre che un bel giorno d’estate lo rapisce col suo disco volante, “e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d’ambra”. Un bel libro, che a volte però eccede; Billy mi sembra proprio un ragazzo sfortunato, e nella famiglia d’origine e in quello che dovrà subire lungo tutta la narrazione. Ho pensato in alcuni punti che l’autore ha voluto volutamente estremizzare – al di là dell’eccidio storico realmente  accaduto e rielaborato con sapienza – l ‘incontro con i Tralfamadoriani una sorta di esseri alieni che vivono in un mondo in cui la concezione del tempo è diversa, e che in realtà non sia stato altro che un espediente dell’autore per ammonire il comportamento umano. Da leggere, inoltre, ne è stato fatto  anche un adattamento cinematografico nel 1972 diretto da George Roy Hill che sicuramente guarderò.