LIBRI LETTI: ADICHIE

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Ho scelto volutamente un libro breve dell’autrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie per entrare nel suo mondo, per iniziare a conoscerla, per istaurare un legame con lei.
Dovremmo essere tutti femministi è un piccolo libro che raccoglie l’intervento che l’autrice ha tenuto TEDx, l’obiettivo dei relatori è quello di scuotere e ispirare gli ascoltatori con brevi discorsi. Chimamanda lo fa portandoci la sua testimonianza di femminismo, un femminismo del XXI secondo che attinge fortemente dal suo passato, dalla sua cultura d’origine.
«[…] La parola «femminista» si porta dietro un bagaglio negativo notevole: odi gli uomini, odi i reggiseni, odi la cultura africana, pensi che le donne dovrebbero sempre essere ai posti di comando, non ti trucchi, non ti depili, sei perennemente arrabbiata, non hai senso dell’umorismo, non usi il deodorante.
[…]
C’è chi chiede: «Perché la parola “femminista”? Perché non dici semplicemente che credi nei diritti umani, o giù di lì?» Perché non sarebbe onesto. Il femminismo ovviamente è legato al tema dei diritti umani, ma scegliere di usare un’espressione vaga come «diritti umani» vuol dire negare la specificità del problema del genere. Vorrebbe dire tacere che le donne sono state escluse per secoli. Vorrebbe dire negare che il problema del genere riguarda le donne, la condizione dell’essere umano donna, e non dell’essere umano in generale. Per centinaia di anni il mondo ha diviso gli esseri umani in due categorie, per poi escludere e opprimere uno dei due gruppi. È giusto che la soluzione al problema riconosca questo fatto.
Alcuni uomini si sentono minacciati dall’idea del femminismo. Credo sia dovuto all’insicurezza provocata dalla loro educazione, per cui la loro autostima diminuisce se non sono «naturalmente» al comando in quanto uomini».
Si legge in fretta, e lascia materiale su cui riflettere, soprattutto negli uomini – che troppo spesso – non si pongono il problema di una differenza di genere che penalizza, toglie diritti, vive di retaggi culturali inconsistenti. L’autrice ci porta nel suo mondo e lo fa attraverso piccoli spezzoni della vita quotidiana, raccontandoci aneddoti come questo: «conosco una famiglia con un figlio e una figlia. Hanno un anno di differenza e sono entrambi bravissimi a scuola. Quando il maschio ha fame, i genitori dicono alla femmina: «Vai a fare dei noodles per tuo fratello». A lei non piace preparare i noodles, ma è una ragazza e deve farlo. E se i genitori, fin dall’inizio, avessero insegnato a entrambi i figli a cucinare i noodles? Tra l’altro, saper cucinare è una competenza pratica molto utile per un ragazzo. Ho sempre trovato assurdo delegare una cosa fondamentale come la possibilità di nutrirsi.
Conosco una donna che ha gli stessi titoli di studio e lo stesso lavoro del marito. Quando tornano a casa, è lei a occuparsi di gran parte delle faccende domestiche, e questo accade in molti matrimoni, ma la cosa che mi ha colpita è che quando lui cambia il pannolino al bambino lei lo ringrazia. E se invece le sembrasse normale e naturale che il marito si occupi del figlio?».
Bello, mi piacerebbe leggere una collana di interventi di questo tipo, sugli argomenti più disparati scritti da personalità di rilievo. Consigliato, dovremmo essere tutti femministi, anche quando ce ne dimentichiamo.

 

LIBRI LETTI: WEIL

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«Il potere non è quello di trasformare gli uomini in cose; questo è un potere che pietrifica anche chi lo esercita e non solo chi lo subisce. Il vero potere è quello di costruire mondi umani».

Simone Weil nata il 3 Febbraio 1909 in una famiglia ebrea borghese ha vissuto tutta la sua vita alla ricerca della verità, della vita vissuta, dello scontro con la realtà, e con i sommovimenti politici. Spinta da animo solidaristico portato all’estremo, si avvicinò al pensiero anarchico, e ad uno stretto rapporto col sacro seppur stando lontano dalle forme istituzionali che la esprimono.
In Il libro del potere saggio della scrittrice sono ricompresi tre suoi scritti: L’Iliade o il poema della forza: «la scelta della forza è l’inevitabile conseguenza di simili pensieri, in difesa della propria purezza, della propria identità, della incrollabile incertezza di avere ragione sempre e comunque», in cui leggendo il testo si giunge alla conclusione che il mito della forza non è altro che la scelta più debole.
Suo secondo scritto contenuto nell’opera è Non ricominciamo la guerra di Troia, in cui si esprime al meglio l’animo pacifista della filosofa, mistica e scrittrice francese, in cui la ricerca della verità diviene il fine ultimo di ogni suo agire.
Ultimo scritto contenuto nell’opera è L’ispirazione occitana in cui vengono poste le basi per tutto il suo impegno politico ed etico. «La guerra, la forza e la violenza non sono inevitabili e neppure qualcosa che va passivamente subito. Il punto non è ovviamente quello di sognare impossibili paradisi terrestri; piuttosto dobbiamo – dobbiamo perché possiamo – puntare all’equilibrio, come ciò che è in grado di disinnescare la tentazione della forza».
Lodevole scritto in cui ci si rende conto che oltre le mille battaglie frutto della forza le battaglie più importanti spesso possono – e auspicabilmente devono – essere combattute con l’intelligenza/pensiero, con la negazione della forza.

LIBRI LETTI: ORWELL

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Per chi ama Orwell non può perdersi questo libro che contiene dei saggi dell’autore, che vanno dal ’39 al ’46, quell’autore che scrive per la libertà, che della libertà fa il suo motto, la sua battaglia, la sua vocazione, quello scrittore che si interroga, crea, stupisce, quello scrittore visionario, che intercetta il suo pensiero e gli fa fare mirabolanti avventure di senso, molto più avveniristiche dei suoi tempi vissuti.
Orwell in fondo è: «è uno scrittore imbarazzante – e anche per questo mi fa piacere parlarne. I letterati in genere lo hanno in sospetto, e sono disposti se mai ad accettare di lui solo La fattoria degli animali perchè somiglia ad un classico. I suoi connazionali non lo amano perchè “irregolare”, i comunisti lo odiano e anche morto ne parlano come di uno ‘spione’; i socialisti hanno parecchie riserve da fare e comunque non lo sentono come uno di loro, perchè non marxista ma liberale. Gli anarchici lo ammirano e gli vogliono bene, ma, come scrive Richards, pensano che non fosse un anarchico vero e proprio ma un ‘umanista’, cioè a dire presso a poco un illuso. I cattolici gli rimproverano la mancanza di Dio e le punte anticlericali, i laici il suo riserbo costante e il sentimento dell’apocalisse».
Saggi che indagano il rapporto tra politica e letteratura, che entrano nelle viscere dell’uomo e dei suoi pensieri, come a trovarsi nel ventre della balena a rifugiarsi dall’immorale e morboso camminamento di uomini che si credono perfetti non sapendo minimamente cos’è la perfezione.