LIBRI LETTI: SITI

Standard

Se Resistere non serve a niente, Premio Strega 2013 non mi aveva propriamente entusiasmato e fatto stare con la tensione a mille, Bruciare tutto ci è riuscito. Ci è riuscito portando in scena un tema tanto difficile quanto scomodo, quello della pedofilia e del rapporto con la fede controverso. Il tema è trattato in maniera matura, in sintonia con tutta la storia, infatti, il rapporto con Leo e Massimo – un bambino – sorprende, ma non disturba. Di contorno gli altri personaggi un po’ meno caratterizzati, la Milano moderna, gli avvenimenti puntuali odierni, lo sfascio delle famiglie in crisi e ancora quel rapporto tra un tempo andato e un tempo presente, in cui la contemporaneità si tinge di una penna attenta e complessa che perciò richiede attenzione. Il finale onestamente non me l’aspettavo affatto, cioè, quello di Leo poteva essere prevedibile, quello di Andrea è stato un vero colpo di scena..l’idea di farlo in un modo particolare richiama forse la metafora della redenzione, dell’espiazione, della colpa che brucia e si dissolve, così dentro così fuori, e poi rimangono solo parole d’invocazione: «Tu però, mio Signore, devi dirmi perché io sono così – è psicologico, biologico, ereditario, stocastico? Disfunzioni ormonali, tossine nel sistema nervoso? Tu adesso vieni giù e mi spieghi, non puoi cavartela con l’onnipotenza indecifrabile. Se è un macigno da portare, per quale colpa l’ho meritato? Ma Dio restava muto» che resteranno senza risposta, un muro sordo che scivola nelle brame di un mondo giudicante.

LIBRI LETTI: RC2017, UN LIBRO CHE PARLI DI UNA VITA DI UN SANTO O DI UNA SANTA

Standard

È la storia di un incontro, questo libro intimo e provocatorio: tra una grande scrittrice che ha fatto della parola il proprio strumento per raccontare la realtà e una donna intelligente e volitiva a cui la parola è stata negata. Non potrebbero essere più diverse, Dacia Maraini e Chiara di Assisi, la santa che nella grande Storia scritta dagli uomini ha sempre vissuto all’ombra di Francesco. Eppure sono indissolubilmente legate dal bisogno di esprimere sempre la propria voce. Chiara ha dodici anni appena quando vede “il matto” di Assisi spogliarsi davanti al vescovo e alla città. È bella, nobile e destinata a un ottimo matrimonio, ma quel giorno la sua vita si accende del fuoco della chiamata: seguirà lo scandaloso trentenne dalle orecchie a sventola e si ritirerà dal mondo per abbracciare, nella solitudine di un’esistenza quasi carceraria, la povertà e la libertà di non possedere. Sta tutta qui la disobbedienza di Chiara, in questo strappo creativo alle convenzioni di un’epoca declinata al maschile. Perché, ieri come oggi, avere coraggio significa per una donna pensare e scegliere con la propria testa, anche attraverso un silenzio nutrito di idee. In questo racconto, che a volte si fa scontro appassionato, segnato da sogni e continue domande, Dacia Maraini traccia per noi il ritratto vivido di una Chiara che prima è donna, poi santa dal corpo tormentato ma felice: una creatura che ha saputo dare vita a un linguaggio rivoluzionario e superare le regole del suo tempo… Letto per pura curiosità sulla vita della santa, mi ha piacevolmente colpito, anche per il modo in cui è nato il libro – che non si colloca in una vera e propria biografia o agiografia, meglio dire una ricostruzione storica che si serve del saggio – attraverso una scambio di e-mail scambiate tra Chiara Mandalà, una studentessa diciannovenne e la scrittrice, che invita la Maraini a scrivere a capire qualcosa in più della Santa Chiara del passato per scoprire un po’ di più della Chiara – che le scrive – di oggi. Il ritratto della Chiara che esce è il seguente: « […] una antesignana della difesa dei diritti della donne, anche se non ha mai pensato in termini di rivendicazione, sentimento lontano dalla sua natura e dalle sue scelte di vita. Ma certamente ha messo in pratica quello che molte donne avrebbero voluto e non hanno potuto fare: conciliare una adesione formale alle regole misogine disposte dall’altro con una prassi di libertà. Una libertà non dettata da egoismi e vendette, ma da una fedeltà ancora più profonda alle proprie scelte religione. Padrona di sé, autonoma nella elaborazione di un pensiero proprio, rivendicatrice di una libertà se non sociale, cosa impossibile per quei tempi, per lo meno psichica e mentale».

 

LIBRI LETTI: MARCHESINI – RC: OB. 30 – UN LIBRO “FEMMINILE” DOVE L’AUTORE O L’AUTRICE RACCONTI UNA STORIA DI DONNE

Standard

MarchesiniMERCOLEDI300dpiridotta

Descrizione: È mercoledì quando la signorina Else, tremula spilungona dall’aria vagamente trasandata, sale carica di apprensione al quinto piano di un vecchio palazzo. All’interno 10 una coppia di psicoterapeuti accoglie nello studio i racconti delle vite degli altri, delle esistenze sensibili, oscure, inefficaci e corrosive nascoste sotto la crosta delle apparenze, figlie di una felicità perduta, mai cercata o di un’aspirazione assoluta. Un danno antico ha spezzato la vita felice della signorina Else; il suo tempo si è fermato a quel tempo memorabile, il pensiero ha assunto il passo del rimpianto. Bisognosa di simpatia, è incapace di farsi aiutare. Inaspettatamente attiva diviene durante una rocambolesca e clandestina avventura in un luogo dello studio sorprendente, da dove, al buio, si troverà a spiare l’esplosione ciarliera e appassionata di Zelda, una paziente dall’aspetto eccentrico, ridicolo, la cui grazia equina rivelerà un animo vibratile e realista. È una donna emotiva, carnale, densa e tanto vera! Dal dottore non va per sua volontà, depressa per procura del marito, si scopre divertente e così luminosa. La luce del buio del mistero illuminerà l’angolo scuro ed angusto dove Else si è ritirata a vivere. Le due donne diventeranno amiche in un tempo nuovo in cui l’esistenza estrema di Maria, la bellissima ragazza che abita all’interno 9, calerà la sua esaltante tragedia.

Ritorna la Marchesini col suo stile ridondante, ampolloso, claustrofobico. Niente è proprio la sua cifra stilistica, non voglio credere che sia un esternazione della padronanza della lingua, anche perchè non le servirebbe, la ricordiamo tutti a teatro nelle sue splendide interpretazioni. Bisogna ricordare che però l’esagerazione spesso è controproducente.
In questo libro ci troviamo in compagnia di tre donne, che ogni mercoledì sulle scale di un condominio incontrano i propri sguardi. Sguardi pesanti. Sguardi assenti. Sguardi sofferenti. Il male dell’anima, che è quello di vivere come non si vorrebbe. Loro, donne del dolore, Else, Zelda, e Maria provano a riemergere dalla propria inquietudine, insoddisfazione, incertezza, attraverso l’aiuto di uno psicoterapeuta. Ma non sempre le parole riescono a guarire tutto, quando forse ormai è troppo tardi.

LIBRI LETTI: MARCHESINI

Standard

_IlTerrazzinodeigeranitimidi_1296156592

«Questi gerani, pensai allora, sollevando lentamente il capo senza smettere di fissarli, sono gli stessi di quando ero piccola, sono rimasti allo stesso posto, solo un po’ cresciuti, in quella stagione si erano tutti di nuovo inutilmente riempiti di fiori: provai allora una tenerezza immensa, non tanto per il fatto che fossero cresciuti con me, quanto perchè li avevo sempre considerati bruttini e tuttavia essi avevano resistito alla mia disaffezione, di cui sicuramente dovevano essersi accorti, mi avevano aspettato, erano rimasti in piedi, senza cambiare aspetto e adesso mi guardavano insignificanti, senza ostentazione e sembravano chiedermi se un po’ di bene almeno avrei potuto provarne per loro che avevano visto tutto. Avevano visto e sentito tutto, sapevano tutto».

Marchesini scrittrice, mi aspettavo qualcosa di diverso da questo libro, o forse dalla Anna che tutti conoscono per il suo lavoro teatrale.
Credo che in questa opera prima l’autrice non sia distaccata molto dal modus operandi proprio del suo teatro caratteristico: eccesso, e fiumi di parole, che se nel teatro ben ci stanno nella sua opera prima affaticano il lettore, lo disorientano, lo fanno anche arrabbiare.
Il libro non ha una vera e propria trama, se non questa ragazzina, Anna, – e dal nome già si evince che è una semibiografia forse – che combatte con la vita, con la solitudine, col silenzio, e nel suo terrazzino di gerani timidi, ma soprattutto nell’amore per i libri trova la sua oasi felice, il suo centro d’esistenza, e nella prolissità, e nell’ampollosità che la Marchesini presenta al lettore si leggono pagine felici come questa:
«[…] leggere, poi, leggere sarebbe diventato un istinto, più di una inclinazione primitiva e naturale
[…]
Nella bella stagione, andavo a sedermi nel terrazzino fiorito, portando con me tutti i libri letti e da leggere, in quei pomeriggi così intensi mi circondavo di volumi impilati l’uno sull’altro, li stringevo intorno al corpo, negli spazi lasciati liberi dai gerani li disponevo, li tenevo in grembo, li assicuravo a me con una tale voluttà come fosse pane, come fosse una provvista di acqua, leggere non era un bisogno solo del pensiero, era un bisogno del corpo ed era anche un bisogno d’amore.
[…]
Entravo ed uscivo dai libri, almeno parte di me lo faceva, e mentre leggevo, sentivo un amore dentro i miei occhi e un amore fuori, sulle pagine, sulle parole del discorso intimo e perfetto dei personaggi, dei loro colloqui appassionati con sé e con me, sulle loro avventure; un amore esterno che specchiava quello interno immenso, di me che leggevo.
Avrei letto cinquemila libri, diecimila libri nella mia vita; feci un rapido calcolo di quanti anni all’incirca avevo ancora a disposizione per leggere e decisi che avrei potuto farcela.
La letteratura era il mio grande amore».

Non sono entrato in sintonia con Anna come scrittrice, e di ciò me ne dispiaccio, non so se sia mia la colpa o se sua data da un eccesso di verbosità ed elargizione di aggettivi.
Sta di fatto che ritenterò con altro suo, sperando in meglio.
Sperando in meno artificiosità.