LIBRI: ZIMET-LEVY

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1887110Al di là del ponte è il racconto vivo e vibrante di un’esperienza fuori dal comune: insieme con i genitori, la lunga fuga dagli orrori della Shoà così come l’ha vissuta una bambina ebrea che vaga per sette anni dalla Germania all’Italia, dalla Libia alle montagne della Valtellina. Sessant’anni dopo quegli eventi terribili Regina Zimet-Levi ha deciso di ricostruire la sua odissea, in un volume che mantiene la freschezza e l’ingenuità, le paure e le speranze della sua infanzia. Quello che colpisce di più nel suo racconto, che ha l’andamento di un vero e proprio libro di avventure, è il ritratto indiretto della società italiana tra il 1939 e il 1945. La famosa «zona grigia», composta da gente a volte timorosa più spesso incerta ma solidale, e poi i profittatori e i partigiani, i preti e i carabinieri, la milizia e le spie, e soprattutto i semplici, disponibili, coraggiosi montanari: uno straordinario spaccato di vita italiana che ha molto da insegnarci ancora oggi. La storia di un diario, di fuga tra Milano, Napoli, Calabria dove troverà vari aiuti da cittadini – in particolare contadini – e sacerdoti, per arrivare persino in Israele. Una storia delicata, ma allo stesso tempo cruda, raccontata e vista attraverso gli occhi – un diario – di una bambina, è la storia degli ebrei, del male degli uomini, del potere che offusca, del senso di predominanza, è la storia di Rosalia e Filippo, è  la storia d’un po’ di tutti gli Ebrei. La cosa che mi ha colpito molto – oltre la storia in sé – sono state le vicissitudini editoriali: il libro prima è stato stampato per volontà e con il contributo del Comune di Morbegno, poi grazie ad un passaparola mediatico è riuscito a farsi spazio nel grande mondo editoriale – troppo spesso inflazionante – che spesso non considera le vere ricchezze di cui gli uomini si fanno memoria.