LIBRI LETTI: MODIANO

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 9788806216931Jean è uno scrittore solitario che fatica a distinguere il presente dal passato, i ricordi veri da quelli immaginari. Eppure non ha sognato: sul suo vecchio taccuino nero degli anni Sessanta sono infatti annotati nomi, numeri di telefono, date di appuntamenti, e persino brevi testi «che hanno qualcosa a che fare con la letteratura». Fra questi nomi spicca quello di Dannie e Paul Chastagnier, Duwelz e tutta la loro banda di loschi personaggi che frequentano locali equivoci come l’Unic Hotel o il bar «66» vicino ai giardini del Luxembourg, teatro di frequenti retate notturne. Nelle sue lunghe passeggiate negli stessi quartieri di allora, fra i palazzi e la folla anonima della Parigi moderna, Jean ricorda un’epoca in cui non esistevano gli iPhone, un tempo in cui la città era diversa: una topologia dove il reale trascolora nel sogno, quasi un paesaggio interiore dove a volte si apre un varco nel tempo, e dalla memoria scaturiscono fantasmi del passato o scrittori come Gérard de Nerval, Tristan Corbière e perfino Jeanne Duval, la musa di Baudelaire. Così, riaffiorano alla mente dettagli incompiuti, segreti mai svelati, misteri irrisolti: perché la polizia lo aveva interrogato? Cos’era successo al pianoterra di quell’appartamento sul lungosenna? C’è forse un legame con la guerra d’Algeria e l’affare Ben Barka? E poi, quale significato attribuire alle parole di Dannie: «Cosa diresti se io avessi ucciso qualcuno» e, soprattutto, alla sua improvvisa scomparsa? La verità è lì a un passo, eppure irraggiungibile. Un po’ sottotono, forse perché Modiano usa la stessa struttura per ogni suo libro. Il lettore è come se è già avvertito di cosa ci sarà dopo. Detto ciò, è per gli amanti dello scrittore, per chi si avvicina per la prima volta a questo scrittore consiglierei altri libri suoi.

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downloadUn uomo e una donna si incontrano a Parigi negli anni tumultuosi della guerra. Diventano i genitori di Patrick Modiano, ma trascorrono la maggior parte della propria vita cercando di non occuparsene. Un’indifferenza tenacemente perseguita, segnata da affidamenti a persone di fiducia (che un bel giorno vengono arrestate dalla polizia) o reclusioni in collegi spartani e inospitali (dove si viene sistemati come «nel deposito bagagli di una stazione dimenticata»). Parigi, ottobre 1942. Durante l’Occupazione un uomo e una donna si incontrano. Lui è un ebreo di origini toscane, lei è una fiamminga arrivata a Parigi inseguendo l’impossibile sogno di diventare ballerina. I due si sposano e hanno due figli, uno è Patrick Modiano. Per vent’anni vivono in un appartamento al numero 15 di quai de Conti, ma quelle che conducono sono vite parallele che a volte si intrecciano per brevi istanti ma che non si incontrano mai del tutto. Intorno a loro gravita uno strano mondo, bizzarri personaggi che appaiono e scompaiono e che per brevi periodi abitano le stanze dell’appartamento: sono uomini d’affari le cui occupazioni sono sempre indefinite e misteriose, sono cinici profittatori ed esteti da strapazzo, mediocri attori e attricette pronte a tutto, registi già affermati e amanti di personaggi famosi (come Lucky Luciano o Billy Wilder), protettori e aristocratici in declino dalla dubbia sessualità. Sono uomini e donne che prima cercano di sfuggire alla guerra e alle deportazioni e che poi si arrangiano come possono nella difficile esistenza del dopoguerra. A essere narrato in queste pagine è un universo di volti, a tratti solo un nome o un soprannome, che Modiano cerca di far riemergere dalla profondità della memoria per ricostruire una personale carta d’identità, o meglio per tracciare un impossibile e indefinito pedigree (lasciando però la sensazione che quella raccontata non sia mai la sua vita). Ma è anche un quadro di una strana epoca in odore di disastro in cui gli uomini sembrano abitare la città come se fosse una stazione. Sono tessere di una vita sempre vissuta dall’esterno, osservata e lasciata fluire, stralci di una Parigi-labirinto ossessivamente ricostruita nella sua esattezza topografica e ricchezza di dettagli. Ma mentre gli spazi urbani vengono meticolosamente nominati: caffè, negozi, bistrot, cinema, ristoranti, garage, quartieri, piazze, nelle strade della città si muovono solo ombre del passato. In questo libro siamo catapultati nella vita di Modiano, con una madre che cerca di sopravvivere accettando ingaggi teatrali occasionali, e un padre immerso negli affari e tra gli uomini di potere. Dei genitori insomma troppo presi da se stessi per occuparsi di Patrick, affidato sempre ad altri. Una scrittura asciutta, e con periodi brevi, quasi una cronaca della vita che Patrick redige, a volte senza troppo trasporto, ahimè. Consigliato per chi voglia conoscere di più sulla vita del Premio Nobel, riflettendo su quando anche gli incontri, le situazioni, il tempo di nascita siano un orizzonte di direzione delle nostre vite, a volte distruggendole, a volte rendendole degne di essere vissute.

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670591Sono tre le donne che camminano lungo le strade di questo libro. E camminando cercano una direzione: dietro le spalle tutte le sicurezze di un’esistenza stabilita dagli altri, davanti agli occhi le infinite possibilità di chi ancora non ha scelto. Confuse nei desideri e veementi nel desiderare, incerte nel definirsi, non ci dicono di sé nemmeno il nome. La prima arriva da Lione; approda a Parigi senza motivo né scopo, quasi per caso, alla ricerca del grande amore. Quel che l’aspetta è un mistero più grande di lei. La seconda a Parigi non ci arriverà mai. Ha sedici anni e «la bellezza del diavolo»; non desidera che partire, ma in valigia porta una pistola. La terza ha lasciato a Londra tutto quel che aveva, tranne la chiave in prestito di un piccolo atelier di Vaugirard, dove l’angoscia che ha dentro troverà uno sbocco e una ragione. Modiano si presenta al lettore ancora una volta in maniera silenziosa, suadente, quasi che le sue parole arrivassero da una camera di servizio, invece, che da una camera principale. Il tema che accomuna queste tre storie, e donne, è la ricerca della propria identità, che non riusciranno ad acquisire. Il primo racconto è intitolato “Uno”, ci troviamo in compagnia di una ragazza che arriva a Parigi, cerca di riorganizzare la propria esistenza, ma in questo percorso di riordinamento entra nella sua vita un uomo, che si rivela misterioso e ambiguo, che la lascerà senza spiegazioni, facendola ritornare «quella bionda senza nome» di sempre. Nel secondo racconto ci troviamo in compagnia di una ragazza molto giovane, di appena sedici anni, che ha le idee già completamente decise sulla sua vita e sul suo senso di libertà. Convergendo in questa esistenza si insinuerà sempre una figura che altererà questo stato di equilibrio. Nel terzo racconto una donna ricerca in sé la propria identità, da Londra a Parigi, e attraverso questo indagine interiore che proverà a trovare un senso al suo esistere. Sotto lo sfondo di una Parigi metafora della riconciliazione, Modiano ci presenta tre storie di solitudine e dolore interiore, di ridiscussione di sé, che non sempre porta i risultati aspettati.

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fotonews131 dicembre 1941. Sul «Paris-Soir» appare un annuncio: si cercano notizie di una ragazza di quindici anni, il suo nome è Dora Bruder. A denunciarne la scomparsa sono i genitori, ebrei emigrati da tempo in Francia. Quasi cinquant’anni dopo Patrick Modiano si imbatte in quelle poche righe di giornale, in quella richiesta d’aiuto rimasta sospesa. Non sa niente di Dora, ma ne è ugualmente attratto: cerca di ricostruirne la vita, i motivi che l’hanno fatta scappare, cerca di immaginare le sue giornate nel periodo della fuga. A poco a poco ricompone la storia dei Bruder: la nascita della ragazza, le origini dei genitori, i loro trasferimenti, l’ultimo domicilio della famiglia. Modiano segue l’ombra di Dora per le vie di una città che conosce e ama, la Parigi dei quartieri periferici, degli hotel ormai chiusi da tempo, dei cinema che non esistono più. Sono luoghi che hanno vissuto la guerra e conosciuto l’atmosfera sinistra dell’occupazione. L’atmosfera in cui vive la stessa Dora fino a quando, otto mesi dopo la fuga, verrà deportata ad Auschwitz insieme al padre. Qui, dove comincia la Storia degli uomini, si chiude per sempre la storia privata di Dora in mezzo a quella di milioni di altre vittime. Dora Bruder è fuggita, poi è riapparsa, ma sin dall’inizio ha mantenuto il segreto su quel breve periodo. Forse la sua è stata una fuga d’amore, o forse no, non lo sapremo mai con certezza. E proprio grazie a questo atto di disobbedienza, a questo scatto di libertà, la sua memoria non è caduta nell’oblio e rivive ora nel ritratto intenso e commovente che Modiano lascia di lei per sempre. E’ il primo che leggo del premio Nobel per la Letteratura 2014 – prima a me sconosciuto –, assegnato a lui per “l’arte di ricordare con cui ha evocato i destini umani più difficili da comprendere e ha svelato l’universo dell’occupazione”. Modiano ripercorre le tappe di questa fuga, ponendosi molte domande, ed entrando e cercando di immedesimarsi nei gesti di Dora, nei suoi movimenti, nelle sue abitudini e luoghi frequentati; perché Dora doveva scappare? Qual era il suo rifugio? Il suo ritrovamento coinciderà con un evento estremamente negativo attraverso una narrazione che si fa memoria dello smembramento umano, di quelle piccole identità, di avvenimenti e interiorità negate: «Se non fossi qui a scriverlo, non esisterebbe più traccia della presenza di quella sconosciuta e di mio padre su un cellulare nel febbraio del 1942, sugli Champs-Elysées. Soltanto persone – morte o vive – da iscrivere nella categoria degli individui non identificati». Per certi versi il libro mi ha ricordato “La chiave di Sarah” della Rosnay.