LIBRI LETTI: KRISTOF

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Un breve libro dell’autrice, composto da due testi diversi, il primo è un racconto, il secondo una pièce teatrale.

DOVE SEI MATHIAS?: «-Mathias, dove sei? Lasciandoti ho perso tutto. Ho provato a stare senza di te. Ho giocato, rubato, ucciso, amato. Ma tutto ciò non aveva alcun senso. Senza di te il gioco era senza interesse, la rivoluzione senza smalto, l’amore senza sapore».

LINE, IL TEMPO:
«[…]
MARC: – Io non sono tutti. Tu mi amavi.
LINE: – Dieci anni fa.
MARC: – Già, il tempo…
LINE: – Il tempo, sì. Non conosco il tuo passato, Marc. I tuoi dieci anni passati lontano da me. E tu non conosci il mio.
MARC: – Tu non hai ancora un passato, Line. Sei così giovane.
LINE: – Sono giovane, sì, ma ho un passato: te. Per dieci anni sono venuta in questo parco ogni giorno. Tu non c’eri più. Il parco era qui, pieno di bambini, di mamme, di ragazze, di vecchi. Pieno di gente eppure vuoto. Senza di te, per me era un deserto».

Entrambi i testi hanno un elemento in comune – molto caro all’autrice –: l’infanzia. Il tempo che passa, che dissolve l’esistenze, che ti sfugge di mano, che non si può riacciuffare o recuperare. In modo tragico e surreale, l’autrice scrive questi due testi credendo – e pensando – che l’unica causa che vale la lotta non è altro che quella dei bambini. Bambini cresciuti. Adulti bambini. Bambini che si credono adulti.
Seppur non all’altezza di altri testi dell’autrice, devo dire che non mi sono affatto dispiaciuti. Meritano perlomeno la sufficienza – forse anche qualcosa in più –, in considerazione del fatto che oggi della scrittura se ne è fatta una convenienza e non una necessità, cosa verso cui la scrittrice è sempre sfuggita. Scrivere per Agota è necessità, spesso – paradossalmente – troppo dolorosa.