LIBRI LETTI: MODIANO

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 9788806216931Jean è uno scrittore solitario che fatica a distinguere il presente dal passato, i ricordi veri da quelli immaginari. Eppure non ha sognato: sul suo vecchio taccuino nero degli anni Sessanta sono infatti annotati nomi, numeri di telefono, date di appuntamenti, e persino brevi testi «che hanno qualcosa a che fare con la letteratura». Fra questi nomi spicca quello di Dannie e Paul Chastagnier, Duwelz e tutta la loro banda di loschi personaggi che frequentano locali equivoci come l’Unic Hotel o il bar «66» vicino ai giardini del Luxembourg, teatro di frequenti retate notturne. Nelle sue lunghe passeggiate negli stessi quartieri di allora, fra i palazzi e la folla anonima della Parigi moderna, Jean ricorda un’epoca in cui non esistevano gli iPhone, un tempo in cui la città era diversa: una topologia dove il reale trascolora nel sogno, quasi un paesaggio interiore dove a volte si apre un varco nel tempo, e dalla memoria scaturiscono fantasmi del passato o scrittori come Gérard de Nerval, Tristan Corbière e perfino Jeanne Duval, la musa di Baudelaire. Così, riaffiorano alla mente dettagli incompiuti, segreti mai svelati, misteri irrisolti: perché la polizia lo aveva interrogato? Cos’era successo al pianoterra di quell’appartamento sul lungosenna? C’è forse un legame con la guerra d’Algeria e l’affare Ben Barka? E poi, quale significato attribuire alle parole di Dannie: «Cosa diresti se io avessi ucciso qualcuno» e, soprattutto, alla sua improvvisa scomparsa? La verità è lì a un passo, eppure irraggiungibile. Un po’ sottotono, forse perché Modiano usa la stessa struttura per ogni suo libro. Il lettore è come se è già avvertito di cosa ci sarà dopo. Detto ciò, è per gli amanti dello scrittore, per chi si avvicina per la prima volta a questo scrittore consiglierei altri libri suoi.

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978880622598GRAJean Bosmans ha l’abitudine di annotare su un taccuino tutti i frammenti di memoria che si affacciano alla sua mente. Cosí, a partire da un nome di donna, ricorda l’incontro avvenuto a fine anni Sessanta con Margaret Le Coz, una ragazza ventenne frequentata a Parigi e amata intensamente per alcuni mesi. Con Margaret, Jean ha condiviso il sentimento di essere seguito, spiato, aspettato ogni giorno, o meglio braccato. Lei da un uomo dal viso magro, gli zigomi butterati e un abito sempre troppo stretto: un certo Boyaval; lui da una donna crudele dai capelli rossi, forse sua madre. Margaret è una giovane donna bella e misteriosa, vulnerabile, segreta, silenziosa. Di lei si sa soltanto che è nata a Berlino, che è arrivata in Francia con la madre, che non ha mai conosciuto il padre e che è cresciuta in vari collegi. È una donna che fugge. E durante una delle sue fughe incontra Boyaval che inizia a perseguitarla. Fugge ancora, ma l’uomo non le dà tregua, così come la incalzano alcuni misteri che provengono dal suo profondo passato, zone d’ombra che di punto in bianco la convincono a nascondersi, ad abbandonare tutto senza avvertire nessuno. Una sera Margaret non si sente più sicura, abbandona precipitosamente Parigi e parte per Berlino dove sparisce senza lasciare traccia. Quarant’anni dopo la partenza di Margaret, Jean Bosmans, diventato nel frattempo uno scrittore, decide di ritrovarla: parte per Berlino dove un ragazzo incontrato per caso gli conferma che una donna con quel nome possiede una libreria lí vicino. Jean si siede in un caffè all’aperto prima di andare a incontrarla. Un libro che si muove tra presente e passato, – come sempre raccontandoci una Parigi in modo minuzioso, nel dettaglio –, per svelare misteri e demòni interiori per ritrovarsi dopo una perdita, con un solo obiettivo, molto semplice, ma non banale, che è l’orizzonte del nuovo. Il nuovo che non si prevede.

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downloadUn uomo e una donna si incontrano a Parigi negli anni tumultuosi della guerra. Diventano i genitori di Patrick Modiano, ma trascorrono la maggior parte della propria vita cercando di non occuparsene. Un’indifferenza tenacemente perseguita, segnata da affidamenti a persone di fiducia (che un bel giorno vengono arrestate dalla polizia) o reclusioni in collegi spartani e inospitali (dove si viene sistemati come «nel deposito bagagli di una stazione dimenticata»). Parigi, ottobre 1942. Durante l’Occupazione un uomo e una donna si incontrano. Lui è un ebreo di origini toscane, lei è una fiamminga arrivata a Parigi inseguendo l’impossibile sogno di diventare ballerina. I due si sposano e hanno due figli, uno è Patrick Modiano. Per vent’anni vivono in un appartamento al numero 15 di quai de Conti, ma quelle che conducono sono vite parallele che a volte si intrecciano per brevi istanti ma che non si incontrano mai del tutto. Intorno a loro gravita uno strano mondo, bizzarri personaggi che appaiono e scompaiono e che per brevi periodi abitano le stanze dell’appartamento: sono uomini d’affari le cui occupazioni sono sempre indefinite e misteriose, sono cinici profittatori ed esteti da strapazzo, mediocri attori e attricette pronte a tutto, registi già affermati e amanti di personaggi famosi (come Lucky Luciano o Billy Wilder), protettori e aristocratici in declino dalla dubbia sessualità. Sono uomini e donne che prima cercano di sfuggire alla guerra e alle deportazioni e che poi si arrangiano come possono nella difficile esistenza del dopoguerra. A essere narrato in queste pagine è un universo di volti, a tratti solo un nome o un soprannome, che Modiano cerca di far riemergere dalla profondità della memoria per ricostruire una personale carta d’identità, o meglio per tracciare un impossibile e indefinito pedigree (lasciando però la sensazione che quella raccontata non sia mai la sua vita). Ma è anche un quadro di una strana epoca in odore di disastro in cui gli uomini sembrano abitare la città come se fosse una stazione. Sono tessere di una vita sempre vissuta dall’esterno, osservata e lasciata fluire, stralci di una Parigi-labirinto ossessivamente ricostruita nella sua esattezza topografica e ricchezza di dettagli. Ma mentre gli spazi urbani vengono meticolosamente nominati: caffè, negozi, bistrot, cinema, ristoranti, garage, quartieri, piazze, nelle strade della città si muovono solo ombre del passato. In questo libro siamo catapultati nella vita di Modiano, con una madre che cerca di sopravvivere accettando ingaggi teatrali occasionali, e un padre immerso negli affari e tra gli uomini di potere. Dei genitori insomma troppo presi da se stessi per occuparsi di Patrick, affidato sempre ad altri. Una scrittura asciutta, e con periodi brevi, quasi una cronaca della vita che Patrick redige, a volte senza troppo trasporto, ahimè. Consigliato per chi voglia conoscere di più sulla vita del Premio Nobel, riflettendo su quando anche gli incontri, le situazioni, il tempo di nascita siano un orizzonte di direzione delle nostre vite, a volte distruggendole, a volte rendendole degne di essere vissute.

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670591Sono tre le donne che camminano lungo le strade di questo libro. E camminando cercano una direzione: dietro le spalle tutte le sicurezze di un’esistenza stabilita dagli altri, davanti agli occhi le infinite possibilità di chi ancora non ha scelto. Confuse nei desideri e veementi nel desiderare, incerte nel definirsi, non ci dicono di sé nemmeno il nome. La prima arriva da Lione; approda a Parigi senza motivo né scopo, quasi per caso, alla ricerca del grande amore. Quel che l’aspetta è un mistero più grande di lei. La seconda a Parigi non ci arriverà mai. Ha sedici anni e «la bellezza del diavolo»; non desidera che partire, ma in valigia porta una pistola. La terza ha lasciato a Londra tutto quel che aveva, tranne la chiave in prestito di un piccolo atelier di Vaugirard, dove l’angoscia che ha dentro troverà uno sbocco e una ragione. Modiano si presenta al lettore ancora una volta in maniera silenziosa, suadente, quasi che le sue parole arrivassero da una camera di servizio, invece, che da una camera principale. Il tema che accomuna queste tre storie, e donne, è la ricerca della propria identità, che non riusciranno ad acquisire. Il primo racconto è intitolato “Uno”, ci troviamo in compagnia di una ragazza che arriva a Parigi, cerca di riorganizzare la propria esistenza, ma in questo percorso di riordinamento entra nella sua vita un uomo, che si rivela misterioso e ambiguo, che la lascerà senza spiegazioni, facendola ritornare «quella bionda senza nome» di sempre. Nel secondo racconto ci troviamo in compagnia di una ragazza molto giovane, di appena sedici anni, che ha le idee già completamente decise sulla sua vita e sul suo senso di libertà. Convergendo in questa esistenza si insinuerà sempre una figura che altererà questo stato di equilibrio. Nel terzo racconto una donna ricerca in sé la propria identità, da Londra a Parigi, e attraverso questo indagine interiore che proverà a trovare un senso al suo esistere. Sotto lo sfondo di una Parigi metafora della riconciliazione, Modiano ci presenta tre storie di solitudine e dolore interiore, di ridiscussione di sé, che non sempre porta i risultati aspettati.

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978880622600GRANella folla dell’ora di punta, in una stazione della metropolitana parigina, una giovane donna crede di riconoscere la madre, che non vede da quando era piccola. Inizia a seguirla, attratta irresistibilmente dal suo cappotto giallo. Si apre così una delle indagini più incerte e commoventi che sia mai stata narrata. È la storia di un abbandono, della ricerca malinconica di un «paese natale» a cui far ritorno, di una solitudine che nessuna amicizia riesce a spezzare. La bambina che aveva recitato al fianco della madre, la piccola attrice cui era stato dato il nome d’arte di Bijou, è diventata adulta, apparentemente libera di vivere la propria vita. Ma la vita, gli incontri, il caso che governa l’andirivieni dei passanti nelle strade della città, la spingono ancora e sempre verso il passato:un appartamento deserto nel Sedicesimo arrondissement, un garage nei pressi della Gare de Lyon, una scuola accanto al Bois de Boulogne. E la topografia di questa Parigi, così precisa e ricca di dettagli, rivela invece uno spazio labirintico e indecifrabile, proiettato sullo schermo di un sogno. Sarà soltanto uscendo violentemente da quel dedalo di ricordi, che Bijou troverà la sua strada. «Erano passati una dozzina d’anni da quando non mi chiamavano più “Bijou” e mi trovavo alla stazione del metrò Châtelet nell’ora di punta. Ero tra la folla che percorreva il corridoio senza fine, sul tapis roulant. Una donna indossava un cappotto giallo. Il colore del suo cappotto aveva attirato la mia attenzione e la vedevo di spalle, sul tapis roulant. Poi camminava lungo il corridoio in direzione Château-de-Vincennes. Eravamo ora immobili, stretti gli uni contro gli altri a metà scala, aspettando che la porta si aprisse. Lei stava accanto a me. Allora l’ho vista in faccia. La somiglianza di quel volto con quello di mia madre era così sorprendente che ho creduto fosse lei. Mi era ritornata in mente una fotografia, una delle poche di mia madre che ho conservato. Il volto è illuminato come se un riflettore lo avesse fatto affiorare dall’oscurità. Ho sempre provato fastidio nel guardarla. Nei miei sogni diventava, ogni volta, una fotografia antropometrica che qualcuno – un commissario di polizia, un addetto dell’obitorio – mi porgeva perché potessi identificare la persona ritratta. Ma io restavo in silenzio. Non sapevo niente di lei». Bijou nome d’arte non nient’altro che Thérèse, che attraverso la ricerca di sua madre non fa altro che ricerca sé stessa. Modiano come sempre ci presenta minuziosamente e le descrizioni della città Parigina, – trasmettendoti la voglia di visitarla – e gli stati d’animo che affliggono Bijou, nel suo percorso di crescita, scavando di tanto in tanto nel passato. Sì indaga sul rapporto madre/figlia, sull’adolescenza, sul senso di sé senza aver affianco chi veramente ti ha messo al mondo, ti ha dato l’alito della vita.