LIBRI LETTI: OATES

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Oates

«Era questo l’eterno problema dell’uomo, no? Lo sforzo di rimanere umani»

«Devi essere preparata, disse la donna.
Preparata era una parola che la bambina non capiva. Pronunciato dalla donna, quel vocabolo suggeriva calma e immobilità, come l’acqua che baluginava nelle paludi intorno al Black Snake River, che alla bimba sembravano le squame di un gigantesco serpente, che se ti avvicinavi troppo non lo vedevi.
Quella era la terra di Moriah, stava dicendo la donna. Il luogo in cui erano arrivate di notte, la terra promessa, dove i nemici non avevano potere su di loro e nessuno le conosceva, non le aveva mai viste nemmeno di sfuggita.
[…]
Confida in Lui. È tutto nelle Sue mani […] Se non è giusto agire così, Lui invierà un angelo del Signore come lo inviò ad Abramo perché risparmiasse suo figlio Isacco e anche ad Agar, per annunciarle che avrebbe ridato la vita a suo figlio nel deserto di Beersheba.
[…]
Ferma! Sta’ buona! Ti sto preparando per il Signore.
Perché i nostri nemici ti porteranno via da me, se non sei preparata.
Perché Dio ci ha guidati nella terra di Moriah. Ha promesso che in questo luogo nessuno toglierà il figlio alla propria madre»

Un romanzo complesso, e sicuramente neanche il più riuscito della prolifica Joyce Carol Oates, in cui l’autrice propone una narrazione su due piani che si alternano: il passato e il presente.
In questa storia incontriamo e leggiamo della vita di questa donna fango, una donna che combatte contro sé stessa, contro il suo passato, che cerca di riemergere da esso, ma non sempre ci riesce ritornando nel buio di un passato poco chiaro, approssimativo.
Chi è veramente la donna fango?
La donna fango abbandonata da bambina su un monte in segno di un’apparente devozione inspiegabile, ̶ e qui i temi che l’autrice ci propone sono molteplici: la violenza, la maternità mancata, la ricerca di sé ̶ , una donna che viene adottata una famiglia di ceto medio, una famiglia in cui cerca la reinvenzione di sé (che forse è il tema dominante di tutto il libro), che gli detta le traiettorie, le indica il cammino, le dice dove posare i suoi passi e cosa evitare, perché non è mai troppo tardi per avvicinarsi a nuove sventure.
Ma la vita non perdona, e anzi, può colpire dove ha già colpito, e Jewell Kraeck è solo cambiata, adesso si fa chiamare Meredith Ruth “M.R.” Neukirchen, ed è diventata la prima donna Rettore di una prestigiosa università della Ivy League, ma non sempre il potere ti protegge dal passato, sovente si è più vulnerabili.
Questa donna annaspa nel fango, cerca di riemergere, sente soffocare ad attimi alterni la propria vita, una vita che non è andata proprio come si immaginava: abbandonata da una mamma in preda alla pazzia, alla prese con un’amante deludente, con le difficili questioni universitarie e i suoi colleghi troppo conservatori, con un tentato furto, con la memoria, quella che non ti fa vivere bene se le cose non le capisci fino in fondo, non ci sbatti la testa, non le trafughi e annaspi tra le pieghe del dolore, lei donna fango, resuscitata, ma pronta a ricadere.
Nella narrazione troppi elementi appesantiscono la lettura, forti i richiami alla filosofia, alla religione, al pacifismo, all’astronomia, e forti anche i richiami politici post-undici settembre, che sicuramente danno prova e conferma dello spessore della scrittrice, che però in questo libro non brilla per scioltezza e coinvolgimento.
La donna del fango sta ancora cercando chi è, chi è stata, ma soprattutto se chi è diventata la soddisfa pienamente.
Non iniziate da questo libro se volete scoprire questa scrittrice, potreste iniziare male il rapporto con lei.