LIBRI LETTI: HADDON

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Leggere Mark Haddon non solo come romanziere ma anche come poeta è una scoperta, che conferma la versatilità, l’estro, la ricerca, frutto di un percorso che sta portando avanti da tempo. Tra gli scritti contenuti mi è piaciuto particolarmente questo:

 

Questa poesia è vietata ai minori di 18

Quando apri una raccolta di poesie o assisti a una lettura hai bisogno di sapere che le poesie che hai scelto di leggere o ascoltare sono adatte per il pubblico. Per aiutarti a capire come è una poesia puoi guardare in quale categoria rientri. Questa poesia è stata classificata come V.M.18. Questo vuol dire che questa poesia è inadatta per chiunque abbia meno di 18 anni. Una poesia etichettata V.M. 18 può contenere scene di natura violenta. Carlos de Sessa che brucia sul rogo, per esempio, il suo grasso caldo che ribolle come farina di avena. O Erymas, pugnalato in bocca, la lama che sfonda precisa attraverso il cervello così che denti, osso e sangue schizzano dal suo viso scoppiato. La lenta morte di un genitore, spesso per cancro, è particolarmente comune. Può anche esserci del sesso. Un uomo può avere una fellatio in un McDonald’s sulla strada per l’aeroporto, una babysitter può masturbarsi sulle piastrelle in cotto del bagno dei suoi datori di lavoro e un buco di culo può essere descritto più in dettaglio del necessario. La parola «fica» può essere usata. In una poesia etichettata V.M. 18 la sintassi può essere più complessa e il significato più opaco che nel leggero, narrativo o diretto verso libero. Una frase può avere fino a quattro diverse interpretazioni, tutte intese a una comprensione più o meno simultanea. Al contrario, quando il sole esitante si chiude in se stesso per estinguersi e queste modalità s’incurvano per rientrare il sotterraneo della fede, l’intenzione può semplicemente essere di confondere il lettore meno intelligente. Qualche volta un verso o una frase è usata semplicemente perché «suonava bene». Una poesia etichettata V.M. 18 può essere scritta secondo regole occulte che non sono messe a disposizione del lettore. Un universo parallelo può essere presunto dove il sospetto espanso sottostà ad un’allusione e, all’apice del fottere, s’ubriaca alle Bermuda. L’intenzione di alcune poesie etichettate V.M. 18 è di essere la traduzione di opere di poeti finlandesi e romeni che, in effetti, non esistono. In altre può essere data la capacità di sentire a una lampadina. Come idraulici e dentisti, i poeti sono fallibili, e la possibilità di un’autentica assurdità non può essere esclusa. Diversamente dal lavoro idraulico e da quello dentistico, però, la poesia è lenta, un lavoro frustrante e scarsamente ricompensato che fallisce più spesso di quanto abbia successo ed è quindi intrapreso prevalentemente da uomini e donne che lavorano con un senso di quasi religiosa vocazione, enorme illusione o una combinazione di entrambe. Come risultato, molte poesie con un’etichetta V.M. 18 sono scritte da persone nelle cui menti tu potresti non voler entrare.Il linguaggio di una poesia con un’etichetta V.M. 18 può essere più denso e più potente del linguaggio con cui sei solito aver a che fare. E anche se non fa succedere nulla può, come un pezzo di ghiaccio sulla stufa bollente, condurre il suo sciogliersi nella tua anima e metterti faccia a faccia con la follia dello spazio. È un oltraggio leggere o fornire una poesia etichettata come V.M. 18 a chiunque inferiore a quell’età. Le categorie poetiche sono lì per aiutarti a fare la scelta giusta.

LIBRI LETTI: HADDON

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«Spunta l’alba e per un breve momento il pontile in rovina è bellissimo, ma l’epicentro di una cittadina si sta già spostando a est, lungo la passeggiata in direzione del delfinario e della piscina d’acqua salata. Il pontile sta già diventando qualcosa da lasciarsi alle spalle. La gente va a ritirare le foto delle vacanze. Qualcuna contiene le ultime immagini di familiari che adesso sono morti. Sorridono, si riparano gli occhi, mangiano patatine e tengono in braccio enormi orsacchiotti di pezza. Hanno solo pochi minuti di vita ancora. In una, veramente pazzesca, un adolescente sta già cadendo, la bocca spalancata come se stesse cantando. Si celebrano i funerali e comincia la battaglia legale. La vernice si scrosta, il metallo arrugginisce. I gabbiani si radunano sulle giostre e sui belvedere. Le lampadine si spaccano, i colori sbiadiscono. I cormorani nidificano sull’impalco marcio. Quando il vento si alza le cabine della ruota paronimica oscillano e cigolano. La galleria degli orrori diventa un covo di pipistrelli grandi e piccoli; il groviglio di travi sott’acqua una dimora per le anguille di mare e i polpi. Tre anni dopo un uomo che cammina lungo la spiaggia col cane troverà un teschio sbiancato dal mare gettato a riva di una tempesta invernale. Verrà seppellito con regolare rito funebre in un angolo del cimitero della St Bartholomew’s Church sotto una lapide su cui ci sono incise queste parole: ‘anche il regno dei cieli è simile a una rete gettata dal mare, che raccoglie ogni sorta di cose’.

 

Già da questo stralcio evocativo si può capire la dimensione onirica, ma anche lirica e intensa che Haddon ci regala. Il libro è composto da 9 racconti molto diversi tra di loro: ci si imbatte in un ospite inaspettato nel giorno di Natale, un vecchio pontile che crolla sotto gli occhi sorpresi dei villeggianti, di una storia sul peso della propria corporeità e di come questa diventa un macigno, una zavorra (forse il più bel racconto, quanto doloroso, della raccolta), di una foresta tropicale che nasconde e oscura il passaggio di uomini non ancora coscienti del proprio mondo interiore, due ragazzini alle prese con una semiautomatica e per gioco e quasi per caso vedono segnare per sempre il loro destino. I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura è una raccolta che merita la lettura, in quanto l’autore dà prova di versatilità, e dopo l’indimenticabile Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte in maniera diversa e opposta ci racconta di altre paure, di animi umani in conflitto, di sentimenti voluti e a volte non rispettati, di un mondo interiore, e di una terra che a volte ci è amica ma tante altre è lì pronta per farci pagare il conto per azioni sconsiderate commesse.

 

“Non riesce a credere che qualcuno sia in grado di sopportare questo genere di dolore. Pensa ai pastori insonni nella neve azzurra, stretti nelle loro pelli, in attesa dei lupi, armati solo di una fionda. Pensa ai soldati che tornano da ogni campagna estiva senza gambe e senza braccia, i monconi come cera fusa. Pensa alle donne che partoriscono in tuguri di pietra con tetti che perdono e pavimenti di fango. Pensa a quel che occorre sopportare per vivere vite del genere, e comincia a capire che la richezza l’ha privata dell’unica dote che le serve adesso”.