LIBRI LETTI: OATES

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«Aveva sposato un uomo che non amava e che non poteva amare. Peggio ancora, aveva sposato un uomo sapendo che lui non avrebbe mai potuto amarla».

Questo romanzo narra di una saga familiare tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’70 in un luogo molto suggestivo: Niagara Falls, le cascate del Niagara.
Il luogo sicuramente molto vicino alla storia e al vissuto della scrittrice, è un luogo magico, potente, simbolico, dove migliaia di coppie trascorrono la loro luna di miele, ma è anche tristemente ricordato per il motivo opposto: luogo ad altissimo tasso di suicidio, dove l’amor proprio finisce, si azzera.

E’ proprio con un matrimonio ed un suicidio che il romanzo si apre. Il matrimonio tra il giovane pastore presbiteriano Gilber Erskine e la moglie Ariah, che hanno deciso di trascorrere la luna di miele proprio a Niagara Falls.
Cosa può succedere di tanto strano la prima notte di nozze?
Perchè è stato scelto proprio Niagara Falls come luogo segno del coronamento del loro amore?
Destino vuole che la mattina Ariah si sveglia sola, nel letto c’è solo la sagoma lievemente impressa sul letto dell’albergo del suo neo-sposo.
Ariah avverte già dei presentimenti, ma non vuole rassegnarsi ai suoi strani pensieri. In fondo è stato un matrimonio in tutta fretta, non conosce veramente e approfonditamente tutte le abitudini di Gilbert, ma di una cosa è sicura: lui non sarebbe mai andato alle cascate senza di lei.
Solo poche ore dopo Ariah: «era diventata una pellegrina delle Cascate: la sposa vedova delle Cascate», ma lo sconcerto e l’orrore che Ariah prova non è frutto d’amore, ne di sentimenti che questa donna avrebbe dovuto provare, ma son dati da una costatazione, una conferma, una presa di coscienza individuale che nessuno può toglierle: lei ad appena un giorno dal matrimonio già è vedova, non può essere che dannata. Marchiata dal Signore.
Le indagini per la morte del neo-sposo le riserbano una sorpresa inaspettata, l’arrivo di un uomo, un uomo di successo, di quelli che si guardano un po’ tra l’invidia e l’ammirazione, un avvocato di spicco che sa come far sentire le donne, donne. Lui è Dirk Burnaby e sembra aver interesse per la sconsolata Ariah, con quel suo corpo rachitico, insignificante, con quel suo viso in età giovane ma già vecchio, con quei capelli come l’autunno, di un rosso triste, malvagio.
Questo secondo matrimonio sembra andare a gonfie vele, e da questo nasceranno anche tre figli: Chandler, Royall e Juliet, fin quando una terza donna non si metterà in mezzo e minare ogni equilibrio familiare.
Chi è Nina Olshaker, e cosa vuole da Dirk?
Cosa si nasconde dietro l’apparente perfezione delle Niagara Falls?
Perchè tutti evitano di parlare di un luogo tanto evocativo come il canale dell’amore, meglio conosciuto come Love Canal?
Forse è il momento di scoperchiare le carte, di provare a cambiare le cose, di andare contro il sistema corrotto che sorregge questi luoghi ormai in mano al malaffare; anche nel suo stesso campo l’avvocatura ormai vige un codice d’onore errato: non dare voce e non difendere i diritti di chi vuol far sapere troppo di ciò che gli è capitato ingiustamente, senza sapere.
Un romanzo corale, complesso, che in alcune pagine disturba, che intreccia la costruzione della famiglia, e in particolare la lotta di Dirk Burnaby contro l’inquinamento ambientale, la crisi delle istituzioni, e l’impegno civile disatteso.
La Oates sapientemente ci regala un’altra pagina – molto triste – di storia americana senza risparmiarsi, facendo viaggiare e sognare il lettore nelle Niagara Falls, e dandogli la speranza di un giorno di poter osservare con i propri occhi uno dei tanti paradisi terresti rovinati per mano dell’uomo.

«Fra le cosce sottili, dentro il ciuffo ricciuto e umido di peli pubici, aveva visto una curiosa protuberanza simile a una lingua, o a uno di quegli organi viscidi che si tolgono ai polli prima di metterli nel forno; e un affascinante e al tempo stesso spaventoso buchino raggrinzito alla base di questa, più piccolo dell’ombelico. Come poteva il “coso” di un uomo entrare in un buchino tanto piccolo? O, peggio ancora, come poteva uscirne un bambino?
Quella rivelazione l’aveva lasciata tremante di paura, sgomento e repulsione per ore. Forse non si era mai ripresa del tutto. Non ancora».

«L’amore è una forza non meno importante della gravità, vero? E nemmeno la “gravità” si vede».