RECENSIONE: MURAKAMI

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La-strana-biblioteca

Trama: «Tornando a casa dopo la scuola, uno studente si ferma in una strana biblioteca. Certo, anche la sua richiesta è un po’ strana. Chiede alla bibliotecaria qualche libro che possa soddisfare la sua ultima curiosità (è un bambino curioso, il nostro protagonista): la riscossione delle tasse nell’Impero ottomano. La bibliotecaria lo manda alla stanza 107. Qui l’aspetta un altro bibliotecario, ancora piú bizzarro della prima: «Aveva la faccia coperta di piccole macchie nere, come tanti moscerini. Era calvo e portava occhiali dalle lenti spesse. La sua calvizie non era uniforme. Tutt’intorno al cranio gli restavano ciuffi di capelli bianchi ritorti, come in un bosco dopo un incendio». È davvero una ben strana biblioteca, questa! Il bibliotecario accompagna il bambino attraverso un labirinto di corridoi e stanze, finché non arrivano in una stanza dove riposa un piccolo uomo vestito con una pelle di pecora. E qui le cose si fanno brutte: il bibliotecario e l’uomo-pecora spingono il piccolo in una cella. Il bambino rischia di fare una fine terribile se non arrivasse in suo soccorso una ragazza sconosciuta».

Un libro, nel puro stile dell’autore, tra surreale e realtà, dove nient’altro di cui ci si accorge è la potenza della lettura. Lettura come forma di sopravvivenza, come fonte di apprendimento, come fonte di conoscenza, lettura che dà libertà ed è libertà. In qualsiasi prigione, che sia interiore o esteriore poco importa, nessuno potrà mai toglierci la nostra conoscenza, i nostri pensieri, il nostro punto di vista. Potranno bloccarci, tentare di influenzarci, toglierci rigore critico, ma solo e soltanto chi ha attraverso le pagine di un libro (che non prescindono dall’azzerarsi dalle esperienze della vita, anzi!) può ribellarsi, non soggiogare, vivere, e trovare la sua “chiave” per uscire da una gabbia materiale o sociale o di ogni altra forma possibile.

Le illustrazioni di Lorenzo Ceccotti impreziosiscono la storia con una tinta di rosso, quasi a voler ribadire nel rosso un proprio punto di vista. Un punto di vista da difendere.

“Decisi che era ora di sedermi al tavolo a leggere. Per cogliere un’eventuale possibilità di scappare, prima di tutto dovevo tranquillizzare il mio avversario. Cioè fingere di sottomettermi docilmente ai suoi ordini. Non avevo bisogno di fare uno sforzo, pensai. Perché dopotutto obbedire è nel mio carattere”.

LIBRI: SEPÚLVEDA

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LIl vecchio che leggeva romanzi d’amore è un libro di Luis Sepúlveda, pubblicato nel 1989. Il romanzo parla d’Antonio José Bolívar Proaño, un vecchio che vive ad El Idilio dove è costretto a dare la caccia e ad uccidere un tigrillo, il feroce felino che sta uccidendo gli uomini perché distrutto dal dolore dell’assassinio dei suoi cuccioli. Il romanzo però ha una parte dove racconta del passato del vecchio e di come è diventato un esperto della foresta. Antonio José Bolívar ricorda tutto ciò che gli è capitato prima di giungere a El Idilio. Viveva infatti a San Luis, dove si sposa. La moglie però non riesce a rimanere incinta così i due coniugi partono per cercare di fuggire ai pettegolezzi del paese, e per cercare una serenità che porterà la donna a rimanere finalmente incinta. Arrivano nella foresta ma dopo due anni la donna muore, consumata dalle febbri malariche. Bolívar continua a vivere lì insieme gli shuar, indios che gli insegnano a vivere con la foresta e con i quali rimane per molto. Questo fino a quando viene esiliato dagli shuar per un errore che lo ha portato al disonore suo e del compagno di caccia. Da lì inizia a vivere a El Idilio dove scopre di saper leggere e quindi inizia ad adorare i romanzi d’amore. Le sequenze prevalenti nel romanzo sono narrative, descrittive e dialogiche. Il romanzo inizia con l’esposizione dove viene presentata El Idilio e i personaggi principali. Segue allora l’esordio, ovvero il fatto che dà inizio al racconto: l’arrivo di una barca con un morto che secondo il giusto e accurato esame del vecchio è stato ucciso da un tigrillo. Il romanzo continua con una serie di mutamenti come il viaggio con la moglie, la vita con gli shuar, e l’affannosa ricerca del tigrillo, inizialmente in gruppo e infine solo. Vi è poi la spannung, il momento di massima tensione ritrovabile nell’ultimo scontro tra il vecchio e il tigrillo al quale è morto il compagno già ferito. Il brano termina con lo scioglimento individuabile nel ritorno di Bolívar nella sua capanna a leggere romanzi d’amore. Bisogna però dire che Antonio José alla fine del racconto non è per niente soddisfatto della sua performance di cacciatore, e prova vergogna per la sua indegnità che non lo rende vincitore di una battaglia come effettivamente apparirebbe agli occhi degli altri abitanti di El Idilio ma solo un inutile carnefice, come sarebbe apparso agli occhi degli shuar (i quali ritengono la doppietta uno strumento di viltà e prediligono il combattimento corpo a corpo con frecce avvelenate). Bello, ma per me non il suo migliore.

 Trailer del film: http://www.youtube.com/watch?v=ZNSFYqRVr9M

ESPERIMENTI LETTERAL-CULINARI

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2014-10-16_2117Ho provato a fare questa ricetta, incantato e con l’acquolina alla gola che mi veniva leggendo il romanzo di F. Flagg. Devo dire che sono davvero buoni, ed il segreto è davvero nella SALSA. Vi posto di seguito la ricetta dei POMODORI VERDI FRITTI CON SALSA AL LATTE che viene citata nel romanzo di F. FLAGG.

– 3 cucchiai di grasso di pancetta
– farina
– 4 pomodori verdi affettati
– latte
– uova sbattute
– sale
– pangrattato
– pepe

Scaldate il grasso in una padella per friggere.
Bagnate i pomodori nell’uovo sbattuto, quindi passateli nel pangrattato.
Friggeteli fino a quando non saranno coloriti da entrambi i lati e
sistemateli su un piatto.
Per ogni cucchiaio di grasso rimasto nella padella, aggiungetene uno di
farina e mescolate bene.
Versate sempre mescolando una tazza di latte tiepido e lasciate cuocere
finchè la salsa non si addensa, senza mai smettere di mescolare.
Aggiungete sale e pepe a piacere.
Versate la salsa al latte sui pomodori e servite caldissimi.

CITAZIONI&CO

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GGHF

“I libri fanno parte della biblioteca del nonno, sintomatica, per rintracciare il ritratto, se fosse in grado di farlo, di quest’uomo che non conosce, morto prima che egli nascesse, una particolare raccolta che incontra in pieno il suo favore e surriscalda il suo gusto per la lettura. Deluso dai romanzi avventurosi che non trovano risonanza in lui, dalle pagine del Libro d’Oro, Amaranto, Bianco delle Fate, nei cui regni senza confini la fantasia ha vagato addormentata simile alla Bella, passi a questi il cui odore fisico del vero lo sconvolge e gli conferma la supposizione, che non ha altre prove se non l’esperienza personale, di quanto sia crudele la vita vera. Resurrezione è il primo ad essere divorato, a cui segue Nanà, per il quale romanzo l’interesse è acuito dalle illustrazioni che lo accompagnano , in specie un disegno in cui la protagonista, nuda, osserva compiaciuta le sue armoniche linee nello specchio d’un armadio. Si susseguono con crescente ammirazione, La bestia umana, Papà Goriot, Delitto e Castigo. Legge, preso da un’ansia febbrile che rallenta soltanto per la paura che la piccola biblioteca si esaurisca. I fatti e i fatti contenuti in questi libri gli permettono di fare una nuova scoperta: che le emozioni più grandi le comunicano le storie degli uomini, o per lo meno che a lui gliene suscitano queste storie che sanno di verità, non gli appaiono per niente inventate, che potrebbero essere domani la sua storia; e che la vita reale, fuori, può essere affascinante ma che bisogna fuggirla perché fa paura […]”.

Da [La morte della bellezza di Giuseppe Patroni Griffi]

LIBRI: VECCHIONI

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imagesIl libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni, pubblicato nel 2004, è un libro che affronta il tema della comprensione di ciò che le parole possono trasmetterci. Nicolino è il protagonista; è un simpatico ragazzo che, ricordando la sua infanzia attraverso un flash-back, racconta della sua città, Selinunte, dell’incontro con il nuovo libraio, l’uomo più brutto mai visto, che non vende libri, ma li legge a chi lo vuole ascoltare. Grazie a questi, Nicolino scoprirà di sentirsi attratto dalla bellezza che possono suscitare i libri nell’animo umano e non potrà più farne a meno. Avvincente la complicità con lo zio Nestore, uomo imperturbabile, che accetterà di coprire Nicolino prendendo il suo posto nel letto poiché erano quasi uguali, cosicché potrà correre ad ascoltare di nascosto le letture del libraio. Ricco di tensione il momento della frase pronunciata dal libraio, “E questa è l’ultima sera, Nicolino”, dalla quale emerge che egli aveva sempre saputo della presenza del ragazzo e lo aveva accettato, accompagnandolo in un percorso di stupende letture. Quando la libreria verrà bruciata, le parole con i loro significati se ne andranno dalla città, seguendo un fantastico pifferaio che si tuffa in mare con migliaia di libri blu volanti. L’ambiente descritto è quello di Selinunte, città costruita tra due fiumi in Sicilia. Delicato e affascinante, anche se triste, è come un soffio caldo che riscalda ma che poi svanisce troppo presto.

 Il libraio di Selinunte, cantato da Roberto Vecchioni nonché autore dell’omonimo libro: https://www.youtube.com/watch?v=W1GMDXYkdV8