LIBRI LETTI: HOLLINGHURST

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12173_la-linea-della-bellezza-1343703090La linea della bellezza è un romanzo dello scrittore inglese Alan Hollinghurst: con questa opera, l’autore si è aggiudicato il Booker Prize nel 2004.

Descrizione: Estate 1983: Nick Guest, vent’anni, è ospite a lungo termine dei Fedden nella prestigiosa magione di Notting Hill, a Londra. Nel loro mondo aristocratico e sofisticato, nei loro rituali e nei loro problemi viene presto coinvolto l’ingenuo Nick che, nell’ingannevole e promettente atmosfera di un’Inghilterra anni Ottanta, scoprirà che la ricerca della bellezza rappresenta per lui un vero e proprio tormento così come sesso, potere e denaro lo sono per i suoi amici. Una storia d’amore con un giovane di colore di umili origini gli farà scoprire di che materia è fatto l’amore, ma sarà la tempestosa vicenda sentimentale con un bellissimo miliardario a cambiargli l’esistenza,costringendolo a mettere in discussione se stesso e la società in cui vive.

Il romanzo deve il suo titolo ad un saggio del pittore satirico inglese William Hogarth. In L’analisi della bellezza Hogart descriveva la bellezza come un’entità decorativa ma non strutturale, paragonandola quindi alla linea architettonica e pittorica della doppia curva, o curva a S.

Il libro è diviso in tre parti: “L’accordo dell’amore”, in cui l’autore ci presenta l’educazione sentimentale di Nick, un esteta smodato, omosessuale, che sarà iniziato all’amore da un proletario, Leo, in modo scomposto, confuso, disordinato.
«Non vengo mica da quell’ambiente. Macché, ci abito soltanto. E’ dei genitori di Toby. Io ho una stanzetta piccola piccola nel sottotetto. Nick fu abbastanza sorpreso nel’udirsi gettare alle ortiche tutte le fantasie di appartenere a quel mondo».
La seconda parte “Da che dipenderà tanta bellezza?”, qui si entra nel pieno della narrazione, in cui l’autore mostra un registro anche caustico, umoristico, di satira contro la classe politica, fortemente centrata su Margaret Thatcher, e si legge di sfacelo, di linee di bellezza che non sono altro che scie di cocaina, di sballo, di perdizione, e ancora si affronta il tema della speculazione economica, e di tutti i suoi derivati.
Nella terza parte “La fine della strada” questo mondo all’apparenza benevolo e magnanimo, altruista e generoso si rivela in tutta la sua crudeltà, quei Feeden che avevano fatto l’impossibile per mostrare la propria ala liberalista da questa stessa ala saranno imbrigliati, e come lo specchio – che mostra le cose nella loro nitidezza – mostrerà quel refrain, quel bagliore, quel luccicore oscuro, ormai marcito dall’ipocrisia, e dopo tutto sopravviverà solo quella bellezza, quella bellezza agognata, bellezza fatale.

Il romanzo non è malvagio in sé, ha una propria struttura, una trama anche ben congeniata, ma ciò che veramente non mi ha convinto è lo stile dell’autore con troppi richiami ad Henry James – di cui i critici dicono sia l’erede –, che stancano, e ad aggiungersi a ciò ci sono le descrizioni infinite, altamente prolisse, sue cose troppo spesso insignificanti.

Sono arrivato a questo autore perché volevo leggere “La stella di Espero”, di cui mi hanno parlato benissimo, e siccome, ormai, il testo è fuori produzione, e quindi introvabile (se qualcuno lo vendesse mi farebbe molto felice!) ho optato per quest’altro testo, ma forse non è stata la scelta più azzeccata. Con il tempo vorrei leggere anche il suo esordio “La biblioteca della piscina”, chissà magari potrò ricredermi su questo autore con cui decisamente non sono entrato in sintonia.

LIBRI LETTI: JAMES

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 coverIl giro di vite è un racconto scritto da Henry James. Originariamente pubblicato nel 1898 il racconto è una storia di fantasmi, dal quale sono stati tratti l’omonima opera lirica di Benjamin Britten nonché vari film apparsi al cinema e nelle reti televisive.La storia è raccontata attraverso la lettura dei diari della protagonista, da parte di un certo Douglas, nei confronti di alcuni ospiti. Una giovane istitutrice, miss Giddens, risponde ad una offerta di lavoro da parte di un ricco uomo di affari di Londra. Il lavoro è semplice, anche se non privo di responsabilità. La donna infatti dovrà prendersi cura dei due nipoti dell’uomo, Miles di nove anni e Flora di otto, rimasti orfani e consegnati alle cure dello zio, che però non avendo né il tempo né l’esperienza per crescere i due ragazzi, li ha stabiliti nella sua dimora a Bly sotto le cure di una istitutrice, morta però in circostanze misteriose. L’istitutrice accetta l’incarico, nonostante la curiosa condizione impostale dall’uomo: qualunque cosa succeda, lui non vuole essere contattato per nessun motivo, ed ogni obbligo a Bly deve essere risolto da lei. Nell’unico incontro dell’istitutrice con l’uomo, la donna rimane talmente affascinata dal suo datore di lavoro, da andare avanti nello svolgersi della vicenda per via dell’unico pensiero di non deludere le sue aspettative.Giunta nella stupenda dimora di Bly, l’istitutrice fa la conoscenza della piccola Flora e qualche giorno dopo di Miles, di ritorno dal collegio. In realtà Miles è stato espulso dal collegio, ma l’argomento verrà affrontato solo in seguito per via di un strano fatto e delle sollecitazioni da parte di Miss Giddens, che nella propria immaginazione farà decine di congetture. Il suo lavoro si dimostra più gratificante del previsto. I due bambini sono adorabili, educati e di buone maniere, oltre che dotati di una intelligenza e di una ricettività fuori dal comune. Tuttavia la quiete di Miss Giddens a Bly viene turbata da alcune sinistre apparizioni che riguardano un uomo con i baffi ed i capelli rossi, ed una donna dal viso bianchissimo e vestita a lutto. Dopo essersi confidata con la sua unica amica, la signora Grose, ingenua e semplice governante a Bly, l’istitutrice scopre che le due figure corrispondono a quelle di Miss Jessel, colei che l’aveva preceduta nell’incarico di istitutrice dei ragazzi e di Peter Quint, maggiordomo e suo amante, entrambi morti in circostanze misteriose.Dopo i primi momenti di sgomento, la giovane donna, sostenuta moralmente dalla signora Grose decide di farsi coraggio ed affrontare le terrificanti apparizioni senza creare disturbo al suo datore di lavoro, e proteggere Miles e Flora, convinta che siano loro i bersagli dei due fantasmi. In realtà con il procedere della storia la donna si convince che i due bambini sappiano molto più di quanto lascino vedere, e siano in realtà complici e non vittime di Quint e di Miss Jessel. Ciò nonostante l’argomento non viene mai minimamente sfiorato dai due bambini, e l’istitutrice non ha il coraggio di affrontarli direttamente. Soltanto alla fine la piccola Flora sembra rivelare un certo attaccamento alla presunta signorina Jessel, come a dimostrazione di quanto aveva immaginato la protagonista. alla fine del romanzo i due bambini si rivelano vittime di un sortilegio in cui i Peter Quint e la signorina Jessel si impossessavano dei corpi dei bambini.Lento è dir poca cosa, ogni pagina una fatica, non so, non sono entrato proprio in sintonia con il testo, per me bocciato completamente!