LIBRI LETTI: RC2017, UN LIBRO CHE PARLI DI FANTASMI

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«Non possiamo sapere se agiamo o siamo agiti; se siamo pedine del gioco, o siamo noi stessi il gioco.»

Il maledetto tocca un genere con cui la Oates non ci aveva abituato – almeno in Italia –, quello del gotico. Il libro fa parte di una vera e propria saga – di cui ogni volume è autoconclusivo –, definita Gothic Saga, di cui Il Maledetto (The Accursed) è il quinto volume preceduto da Bellefleur (1980), A Bloodsmoor Romance (1982), Mysteries of Winterthurn (1984) e My Heart Laid Bare (1998), in Italia, ahinoi, ovviamente non pubblicati.
La Oates in questo libro veste i panni di uno storico – M.W. van Dyck – che nel 1984 racconta gli avvenimenti di un lontano 1904-1905.
Tutto si svolge a Princeton – centro nevralgico in cui vive e lavora l’autrice, e che quindi conosce molto bene – dove è in giro la Maledizione di Crosswicks che colpisce tutta la comunità, e che porta le persone ad avere comportamenti davvero strani e inaccettabili per il tempo: ragazze che fuggono con sconosciuti, visioni strambe e invocazioni di fantasmi, omicidi senza spiegazione alcuna. La comunità è in crisi, è in disordine. Il caos ha preso il sopravvento.
Ma chi sono i personaggi di questo affresco gotico proposto dalla Oates?
Personaggi che si muovono tra la finzione e la realtà, come: Wodroow Wilson, il presidente Cleveland, Teddy Roosvelt, Mark Twain e Jack London, Wilhelmina e Upton, Annabel, Micia, per citarne – forse – solo i più significativi.
Nel libro oltre allo svolgersi della storia spicca agl’occhi del lettore la capacità documentale di cui l’autrice si serve, mai esigua, sempre fortemente stratificata, con dialoghi serrati, stralci di diari segreti, ritagli di cronaca, il tutto alternato con diversi punti di vista e piani di lettura che il libro offre al lettore, creando anche un po’ di difficoltà.
Ma cos’è il Maledetto se non la rappresentazione di quello che ognuno di noi può essere/diventare? Un essere spregevole, maligno, un satana sceso in terra, o un diavolo vestito in borghese che detta le sue regole. Regole spietate. Regole ingiuste. Regole violente. Regole antirazziali. Regole che generano disordine e Male, quel male che nessuno ferma, quel male che ha mandato al linciaggio un giovane nero e sua sorella incinta – solo per dirne una – e nessuno si smuove, tutta affabulati dallo spettacolo del macabro, della morte in diretta, della colpa – sociale – che viene redenta.
Come dice la Oates: «la maledizione che perseguita i personaggi ha un’eco profonda: l’indifferenza della classe dominante, composta dai protestanti bianchi, nei confronti del dolore che i neri pativano.», e mi sembra che questa maledizione con cifre stilistiche e toni diversi sia anche uno dei tanti mali della modernità di cui la Oates ci ha raccontato, a volte esagerando nella narrazione, delle altre perdendosi dei pezzi per strada – vedasi la mancanza di caratterizzazione di alcuni personaggi rispetto ad altri –, ma regalandoci quasi 700 pagine di pathos, di memoria, di passato che è anche modernità, seppur – questo libro – non si colloca tra i miei preferiti dell’autrice, squisitamente per una questione di genere letterario.