LIBRI LETTI: DE LUCA – RC: OB. 3 – UN LIBRO CON MENO DI 80 PAGINE

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Un libro estremamente diverso dai soliti a cui ci ha abituato Erri de Luca in cui non manca la poesia e mirabili descrizioni: «Gli zoccoli del camoscio sono le quattro dita del violinista. Vanno alla cieca e non sbagliano millimetro. Schizzano su strapiombi, giocolieri in salita, acrobati in discesa, sono artisti da circo per la platea delle montagne. Gli zoccoli del camoscio appigliano l’aria. Il callo a cuscinetto fa da silenziatore quando vuole, se no l’unghia divisa in due è nacchera di flamenco. Gli zoccoli del camoscio sono quattro assi in tasca a un baro. Con loro la gravità è una variante al tema, non una legge».
Un libro che pone a confronto l’uomo e la natura, un camoscio e un cacciatore. Il loro inseguimento, i loro comportamenti, le loro abitudini.
Un racconto lieve come una farfalla, che si posa sul destino di entrambi per restare nel ricordo alle future dispute di predominazione.

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51cpwZeodtL._SY344_BO1,204,203,200_A dieci anni l’età si scrive per la prima volta con due cifre. È un salto in alto, in lungo e in largo, ma il corpo resta scarso di statura mentre la testa si precipita avanti. D’estate si concentra una fretta di crescere. Un uomo, cinquant’anni dopo, torna coi pensieri su una spiaggia dove gli accadde il necessario e pure l’abbondante. Le sue mani di allora, capaci di nuoto e non di difesa, imparano lo stupore del verbo mantenere, che è tenere per mano. Una storia di formazione tra la crescita e un passato. La storia della scoperta, dello scoprirsi, degli istanti di meraviglia, dell’indagine della parola, ma anche di nostalgia, come i pesci non chiudono gli occhi anche noi fintantoché siamo in vita, osserviamo, osserviamo sempre, diverso è però il grado di attenzione e profondità in ogni situazione della vita, anche quella che ci appare più banale, forse inutile.

Il libro presentato da Erri: https://www.youtube.com/watch?v=mF5G_2u2SUY#t=254

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_DeLucaTrecavalli_1303825665Partito da ragazzo per amore in Argentina, si butta nella furiosa lotta clandestina contro la dittatura quando gli ammazzano la sposa. Scende in fondo all’America per salvarsi la vita e impara il rovescio geografico del mondo: quello toccato non è il fondo delle ultime terre, ma il culmine delle prime. Il sud è il cappello, non le scarpe, del mondo. Molti anni e molta fortuna dopo, una donna in Italia gli rinnova in corpo l’amore e l’Argentina insanguinata. Fa il giardiniere, capisce gli alberi e la solitudine. Da un africano immigrato impara che il futuro è pieno di avvisi e che la gratitudine sta tra un coltello e i fiori. Chi cerca in questo uomo un verbo rivolto al passato non lo troverà. Come l’amore, possiede solo il presente. Bello, e doloroso. Un amore che si trascina, che è prolungamento, un amore giovanile, ma che diviene consapevolezza, l’amore per Dvora, la sua bashérte, che significa: persona destinata a qualcuno. Si, perché «Ci sono persone assegnate che non riescono a incontrarsi mai e s’aggiustano ad amare un’altra persona per rammendare l’assenza. Sono sagge», e il protagonista rammenta questo amore – che in verità non è mai svanito, ma ha cambiato orizzonti di destinazione – con Laila, quella donna che fa l’amore per  professione. Così tra lettere e gocce d’inchiostro, con un soave profumo d’erba oltre che del cibo della natura quest’uomo torna a rivivere la vita, torna a conoscere l’amore. Delicato, ma anche vischioso, solo come Erri sa fare.

Tre cavalli perché? Una filastrocca dell’Appennino Emiliano racconta che tre cavalli è la durata di un uomo. Un uomo vive quando la vita di tre cavalli.

Tre Cavalli raccontati dallo scrittore: http://www.youtube.com/watch?v=DGhoHAQlkGw

 

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9788807881527_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleIl volume raccoglie 19 racconti e un poemetto in versi. Cinque sono apparsi nella piccola raccolta “I colpi dei sensi” (Fahrenheit 451, Roma 1993). In questa sequenza di racconti esiste un motivo conduttore: l’insistenza degli affetti e della memoria, l’ossessione di una felicità che trova condivisioni e coerenze e che prova di volta in volta a chiamarsi amore, comunismo, giustizia. Infatti, “Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato”. Questo libro raccoglie i ricordi e gli avvenimenti dell’autore che ha dedicato e dedica ancora la sua vita alla Resistenza in nome della democrazia. Questi racconti ci raccontano di morte – incontrata in Africa a causa della malaria – della sua passione per la montagna, dove Erri mette a confronto due uomini dopo il peso dei passi dell’uno diventa condanna dell’altro, della fuga da Napoli e della libertà – forse – ritrovata a Roma dove scopre l’amore, l’unione, il contrario di uno – che si realizza non quando si addomestica e domina l’altro, ma quando si prosegue la stessa traiettoria –, e la somma di due anime, prima che dei corpi.

“Allora la tua mano è stata la congiunzione e, la particella che sta tra due nomi e li accoppia più di abbracci e baci. La tua mano minuta serrata nella mia inutilmente larga, serrata a serratura chiudeva noi due dentro e tutti gli altri fuori. Ce ne ho messo a ripetere che era tutto, che per poco che era stato reggeva la pienezza dell’intero. Non capisco in tempo, ho bisogno di andare e ripassare sopra l’evidenza per ammetterla e per dimenticarla.”

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9788888034027Nato nel ’50 a Napoli, mi sono potuto separare solo dalla geografia. Appartengo a questo secolo al punto di sentirmi responsabile anche della metà precedente in cui non c’ero. Sfuggito di casa, scuola, città a 18 anni, ho incontrato allora una gioventù coetanea indocile e intrattabile, politica per vie spicce, ostile alle deleghe: era extraparlamentare di sinistra. Ci ho perso l’intera giovinezza e qualcosa di più. Poi per diciott’anni ho fatto il mestiere di operaio cerco di restare leale con le ragioni dei miei anni duri. Amo l’ebraico antico, lingua primizia delle scritture sacre. Ho tradotto con forsennata fedeltà alcuni libri dell’Antico Testamento in un italiano di servizio, a ricalco dell’ebraico. Non sono credente. Ignoro l’emozione fisica del perdono e della paternità. Conosco le stanchezze e il supplemento di sforzo che le cancella. Voglio continuare ad arrossire di un torto commesso, da me o da altri. Mi auguro la salute per conservare forza di reagirvi. Per qualche notte di maggio ho conosciuto la NATO dalla parte del bersaglio. Per commentare il libro non c’è di meglio che ascoltarsi lo stesso De Luca, che parla del libro, di sé, di “Montedidio” e Monte di Dio che non sono affatto la stessa cosa.

Per ascoltare Erri: https://www.youtube.com/watch?v=zLzBJBhL8Ag