LIBRI LETTI: DEFFENU

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Questo romanzo è vincitore del premio IOSCRITTORE 2011 di GeMS, esce in cartaceo per Farnesi Editore con il titolo “Domani sarà un giorno perfetto”, è figlio di una penna sarda, che suole fare chiamarsi col nome di Carlo Deffenu, che è al suo esordio.
In questo romanzo la lettera D ha un peso enorme, fondamentale, è l’ascrizione e allo stesso tempo la condanna di tre esistenze, che vivono per inerzia, quasi come se è una cosa che debba essere fatta a tutti i costi, quasi se si fosse firmato un patto alla nascita e niente può essere lasciato decadere.
Questi tre esseri vivono, o meglio sopravvivono alla vita, ognuno con i propri dolori, con i propri soffocamenti interiori, con i propri malanni e le proprie manie.
C’è chi cerca di fermare l’incedere del tempo cercando di catturare porzioni d’esistenza, fotogrammi sgangherati, flash casuali, messaggi da regalare ,con la propria macchina fotografica.
Pure e semplici immagini in affitto, delle derive dell’anima scritte e scattate con un proprio codice che dire personale è poca cosa; qui siamo di fronte all’insensatezza che diventa giovane e acquista un senso solo sotto gli occhi di un giovane, un amico distante che è vicino grazie a questo rapporto.
Lui porta sulle sue spalle un’altra d, con tutto il suo carico di afflizioni, problemi, negatività, e solo grazie a questo rapporto virtuale si sente protetto dalle grinfie del mondo. La paura di una vita maligna, di un dialogo forzato, dalla mancanza di altre consonanti magari salvifiche lo portano ad essere diffidente, a perdere la cognizione della quotidianità, a rinchiudersi in se stesso.
Infine, con passo felpato ma ancor di più sommerso dalle brutture della vita, – che come nel romanzo vediamo non si scelgono, ma ti capitano e basta –, c’è un’altra d, una lady che sin dai primi momenti si fa notare per le sue stranezze, i suoi capricci, le sue richieste all’apparenza assurde.
Tre rapporti invischiati nelle ombre buie della vita, con i propri demoni, con le proprie paure, con le proprie ansie, con i singoli pensieri invadenti:
«Denis avrebbe voluto liberarsi di quel peso opprimente e parlare con qualcuno del suo disagio, del suo male, della sua bestia indomabile, ma non poteva farlo senza sentirsi profondamente fuori posto».
[…]
«[…] Tirando un lungo respiro comincia a guardarsi intorno per capire se quello che pensa di aver visto è solo frutto della sua fervida immaginazione.
Chi sei? chiede a voce bassa.
A risponderle è solo il silenzio.
[…]
Guardando la parete di fronte allo specchio si rende conto che il buio è così spesso e impenetrabile da aver inghiottito le porte che conducono allo studio e alla camera dei genitori. Per quanto tenti di intuire le forme nascoste oltre la patina di buio, non scorge nient’altro che una compatta macchia scura.
Murmur si agita tra le braccia e inizia a soffiare con il pelo dritto sulla schiena, le orecchie abbassate contro la testa e la coda rigida come un bastone.
Danette cerca di calmarlo grattandogli la base del collo. Avvertendo i muscoli contrarsi sotto la pelliccia, decide di raggiungere rapidamente le scale. Si volta per muovere il primo passo e uno strattone improvviso le impedisce di concludere il movimento […]».
Ognuno coccola e alimenta il suo male, forse inconsapevolmente, fino a perdere essi stessi le proprie ali, come quelle mosche nel barattolo, oppressi dall’esistenza hanno eretto un muro incrollabile, senza fine. Perché in fondo ai bambini nessuno ci ha imparato a prenderli troppo sul serio, ingiustamente.
Lo stile è preciso e ricco di descrizioni, non c’è nulla da difettare nello scrivere dell’autore se non nella marginalizzazione di qualche personaggio – ma come è ovvio, succede in ogni romanzo di porre il focus solo su determinati personaggi e tralasciarne alcuni –.
Un romanzo particolare, – anche nell’evoluzioni di certe situazioni – che si muove tra il filo della realtà e il filo della fantasia – quindi anche certe evoluzioni acquistano un senso –, che si discosta dai soliti romanzi, che accomuna tre destini che meritano di essere letti e commentati.
Quindi lettori non lasciatevi spaventare da un inizio nebuloso, tutto prenderà forma, anche il buio che dipinge la vita di questi tre cavalieri.

LIBRI LETTI: MENZINGER

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 image_book Ho faticato non poco a leggere questo libro. Ma non per la storia in sé, che risulta anche godibile, anche se non rientra nei miei generi preferiti.  Il colombo divergente fa parte del genere ucronico, o meglio allostorico, una particolare sottospecie del romanzo storico, in cui si immagina che un determinato evento storico non sia accaduto come ci narrano gli storici, ma in modo completamente diverso, fuori gli schemi. Il libro di Carlo Menzinger pone all’attenzione una figura chiave del percorso evolutivo, e storico, e geopolitico del nostro pianeta, la figura di Cristoforo Colombo che come tutti sanno – o almeno si spera – nel 1492 scoprì l’America attraverso i passaggi commerciali Orientali, e che convenzionalmente nella datazione storica segna la fine dell’età antica e l’inizio del Medioevo.  Ma fin qui sarebbe tutto normale, e nulla si discosterebbe dalla storia ordinaria, ma l’autore non pone di certo questo scenario davanti gli occhi del lettore, ma un altro – forse possibile? Rivoluzionario? -, in cui Colombo avrebbe sempre intrapreso questo epocale viaggio, ma non passando per l’Oriente, ma scontrandosi con l’Oceano, andando incontro al buio, alla precarietà, all’incertezza, di un viaggio che già per essere organizzato e finanziato ebbe non poche grane da dover affrontare.  Lo sbarco anche si discosta dalla storia ordinaria, si arriva non nel paese che Colombo intimamente immaginava, ma in luogo totalmente diverso, abitato da un popolo meno docile, come gli aztechi, che di questo viaggio di scoperta ed esplorazione per conto della corona spagnola faranno un disastro senza precedenti, – pensate se fosse veramente successo?-.  I punti di vista si mescolano nel libro, così come la prosa e la poesia, e questi elementi aggiungono difficoltà al lettore – per chi come me al principio non è amante del genere ucronico –, ma nonostante tutto apprezza questa evasione, questo livello immaginifico, questo porre sé e ma, davanti a qualunque evento storico, che qui è circoscritto a Colombo, ma che potrebbe benissimo essere rivolto a qualsiasi scoperta/evento storico.

P.s. il carattere del testo è veramente troppo piccolo, consiglio all’autore di aumentarlo.