LIBRI LETTI: GNOMO TWINS

Standard

cover500

«Amore tenero, forte di nulla, solo determinato a non sfiorire»

E’ la storia di una Vienna algida, fredda, che se ne sta per conto suo con i suoi dettami, i suoi principi invalicabili, il rigore morale e le convenzioni del tempo.
E’ la storia di un fervore artistico, di un sommovimento creativo che animava tanti artisti, è il tempo dei curatori d’arte e dei quadri su commissione; c’è la scoperta sulla tela, l’indugio, lo svolazzare lento delle setole che disegnano geometrie, vissuti, possibilità.
E’ la storia di Thomas Shieller allievo del grande Klimt (anche se in verità, come nelle migliori narrazioni ciò è frutto della pura fantasia dell’autrice) e di sua moglie Edith, del loro scoprirsi, viversi, arrancare e sopravvivere all’interno di una società sempre più altospendente e non sempre l’ispirazione era amica dell’artista per riuscire a fargli vendere le proprie opere.
E’ la storia del ritratto, dei colori, delle sfumature, della fotografia umana che rimane impressa sulla tela, si congela, come il corpo di Edith statuario e sensuale che fa impazzire lo strambo – e anche meschino – Heinrich che farebbe di tutto per mettere le mani su quel corpo.
Ma oltre a tutti questi elementi, l’autrice ci descrive in ogni minimo dettaglio (soprattutto dal lato del vissuto interiore, ma anche fisico) una storia d’amore dannata, precoce, incerta, che si muove come un balletto lento, fa le sue capriole per poi tornare al punto di partenza. Un passo avanti e poi di nuovo l’inizio. Un affondo e poi di nuovo difesa. Uno sguardo e poi di nuovo timore. Le pulsioni del corpo e poi il sentirsi sbagliato, diverso.
E’ la storia dello stesso artista Shieller e il giovane e ingenuo Wilhelm, che accetterà di posare per lui…per Thomas il ragazzo rappresenta la perfezione, l’ideale del suo tipo di ritrattistica, senza difetti, senza sbavature, anzi, forse eccessivo, perturbante. Una perturbazione che provoca dolore, tanto mentale quanto fisico. Può un amore essere foriero di felicità e anche dolore? I due uomini rappresentano questa forma, la forma dell’amore che si scopre timidamente, quasi per caso, per gioco, tra una posa e l’altra, una fantasia e un tentativo di spingersi più in la. Al di la delle regole.
I due si vivranno intensamente – spesso di nascosto –, ma anche fugacemente, lontano da occhi indiscreti; l’emozioni non hanno barriere o campane di vetro, l’ovatta posta alla base del sentimento fuoriesce e tutto ciò che di te vuoi che rimanga privato diviene di pubblico domino, e per il tempo ciò era impensabile, andava fermato. Non poteva essere concesso.
Ma le distanze corporali, non abbattono i sentimenti, quelli veri. A distanza di svariato tempo le geometrie ritrovano la loro originale forza, il loro volume, tra un misto di rassegnazione e incredulità. Ma in fondo l’amore è questo: soggiacere nelle braccia dell’altro senza sapere ciò che il futuro possa decretare, perchè l’amore è istinto e si svincola da logiche di appartenenza, del concetto di mio e tuo.
E alla fine della danza, la musica si spegne, i corpi si ritrovano di nuovo a scoprirsi, a volersi, a invadere ogni centimetro quadrato dell’altro, ed è solo amore, amore ritrovato nella sventura del tempo. Di un tempo andato distante da un sentimento nuovo, e come tale poco comprensibile.
Federica Gnomo Twins torna a regalarci belle emozioni, con un tratteggio lieve, ma mai banale, gioca con la tela e si diverte a tessere e comandare le vite di questi personaggi, ricordando la bellezza dell’autenticità in un tempo sbagliato.

«[…] A un tratto mi blocca e mi fa risalire verso il suo viso. Mi bacia e sente il suo sapore. Per qualche secondo ci guardiamo negli occhi, comprendiamo che stiamo valicando il confine dell’imperdonabile errore. Eppure l’amore ci guida e non c’è giudizio umano che ci possa fermare, mentre il divino sguardo mettiamo a tacere nell’anima tormentata. Perdonami, Wilhelm…sussurro prima di baciarlo di nuovo. “Perdonami tu, che nessuno ci potrà mai perdonare,” penso […]».

LIBRI LETTI: GAMBERALE

Standard

9788807031823_quarta

«È che ci sono sette miliardi di persone, al mondo.
Ma fondamentalmente si dividono in due categorie.
Ci sono quelle che amiamo.
E poi ci sono tutte le altre».

«E’ che ci sono sette miliardi di persone, al mondo.
Ma fondamentalmente si dividono in due categorie.
Ci sono quelle che amiamo.
E poi ci sono tutte le altre. Che sono tantissime.
Le prime invece sono poche.
Le incontriamo in spiaggia, a una mostra, su un aereo, in chat.
Chi lo sa dove le abbiamo incontrate la prima volta.
Parlano troppo, parlano poco, hanno un’infanzia da riparare, sono spaventate, sbagliano tutto, non sono pronte – anche se nessuno lo è.
Parlano troppo, parlano poco, hanno un’infanzia da riparare, sono spaventate, sbagliano tutto, sono pronte – anche se nessuno lo è.
Non gli perdoniamo niente.
Possiamo perdonargli tutto.
La loro storia non ci riguarda.
La loro storia diventa la nostra.
Ci confermano che siamo affascinanti, che siamo soli, che abbiamo due tette esagerate.
Ci costringono a cambiare quello che riusciamo a cambiare e a fare pace con quello che non potremo cambiare mai: per questo amarsi è un’impresa
Ma incrociarsi è una condanna, è un’allucinazione, è un programma televisivo dove il conduttore a ogni puntata cambia casa per dimenticarsi che una casa non ce l’ha.
Tuttavia qualcosa in comune, le persone che amiamo e tutte le altre, ce l’hanno: fanno come gli pare.
Possono andare via quando vogliono.
In un caso ci lasciano addosso un vago rimpianto.
Se le amiamo, invece, ci devastano.
Eppure da qualche parte, sotto le costole, all’altezza della pancia, resteranno per sempre.
Quindi al per sempre tanto vale non pensare e pensare, invece: lui è qui.
Lei è qui.
Adesso.
Mentre arriva un altro autunno, un’altra bolletta, è di nuo-vo mercoledì sera.

È di nuovo Natale».

«Quindi stare insieme a una persona,
adesso,
che cosa significa?”
“Forse significa avere come presupposto
la nostra complessità
e
quella dell’altra persona».

Se mi dovessi soffermare su queste tre citazioni che riporto che mi hanno colpito direi che il libro della Gamberale è niente male, se poi valuto tutto il resto penso che non c’è niente di veramente pregnante nel testo, lo si vive come un osmosi continua, una scrittura ansimante, una vena troppo sensazionalista, che eccede. Il pregio è che parla dell’amore in ogni sua sfumatura, ma a lettura finita, rimane poco o nulla, e nella mente solo qualche frase ad effetto.

RECENSIONE: DUMAS (FIGLIO)

Standard

9788807900648_quarta.jpg.448x698_q100_upscale

La signora delle camelie (o La dama delle camelie) è un celebre romanzo di Alexandre Dumas figlio, edito nel 1848. Il romanzo ha ispirato numerose versioni teatrali e cinematografiche, fra cui quelle del 1915, del 1917, del 1934, del 1953 e del 2005. È inoltre la base per l’opera romantica La Traviata di Giuseppe Verdi.
La signora delle camelie, è forse l’opera più famosa di Dumas (figlio), ispirata ad una storia vera, il personaggio di Marguerite Gautier è identificabile nella bella cortigiana Marie Duplessi che vive in una famiglia povera, e trasferitesi a Parigi cerca di far fortuna, divenendo dopo svariati lavori una “lorette” (che potrebbe essere tradotto in ‘donna di facili costumi’). Con la sua astuzia e bellezza riesce a farsi strada nei vari circoli parigini e riscuotendo successo si trasforma. Lei così diventa un’acida signora parigina, algida, a cui interesseranno solo le relazioni che siano influenti, ignorando completamente i sentimenti. Questo atteggiamento continua fin quando non incontra Armand, di cui si innamora, ed è da qui – che si legge la parte più bella del romanzo – dal punto di vista dei sentimenti, che ci regala pagine intense.
Una bella storia d’amore che manifesta la potenza dei sentimenti di andare oltre alle barriere, e di portare cambiamento nell’animo umano, riservando particolare attenzione anche verso un atto spesso difficile: la rinuncia!

RECENSIONE: ALBOM

Standard

51Ol2Sjxx2L._SX326_BO1,204,203,200_

Nel 1995 l’autore vede intervistato in TV un suo vecchio professore di college con cui ha perso i contatti e che ha avuto influenza sulla sua vita. Le trasmissioni riscuotono un successo enorme e migliaia di persone gli scrivono per ricevere parole di saggezza e di conforto. Scosso, vergognandosi del proprio lungo silenzio, Albom si decide infine ad andare a trovare l’anziano professore, ormai gravemente malato, per quattordici settimane. Insieme dibattono dei temi più vari: l’amore, il denaro, la morte, i valori, la famiglia, il perdono, e ogni volta l’autore esce arricchito da quelle chiacchierate illuminanti e rivelatrici.
Un testamento spirituale, sì, così potrebbe essere definito, che si legge in fretta tra Albom, giornalista super impegnato e il suo vecchio professore del college Morrie Schwarts, un incontro ogni settimana, proprio di martedì, perché loro sono a detta del prof. Schwarts ‘gente del martedì’. Seppur si legge in fretta il libro lascia e dà molti spunti di riflessione su cui riflettere, attraverso il dialogo tra i due.
Un libro che può piacere, o non essere capito, che mi ha ricordato seppur diversamente un altro testo “La fine è il mio inizio” di Terzani, sempre per quella voglia di raccontarsi, di stupire, di far riflettere. E oggi di riflettere ne abbiamo tanto bisogno!

“C’è una tribù nell’Artico americano secondo la quale tutti gli esseri sulla Terra possiedono un’anima che è la forma in miniatura del corpo che la contiene: così che un daino ha dentro di sé un piccolo daino, e un uomo a sua volta un piccolo uomo. Quando l’essere grande muore, sopravvive quello piccolo: può trasmigrare in qualcosa che sta nascendo lì vicino, oppure recarsi a un luogo di sosta temporaneo nel cielo, nella pancia di un grande spirito femminile, dove attende finché la luna non potrà rimandarlo sulla terra. A volte, dicono, la luna ha così tanto da fare con le anime nuove del mondo che scompare dal cielo. Ecco perché abbiamo certe notti senza luna. Ma, alla fine, la luna torna sempre, come noi tutti. Questo è ciò che loro credono.”

“[…] è la storia di una piccola onda, che danza sull’oceano, su e giù, giù e su, divertendosi un mondo. Si gode il vento e l’aria pura, fino a che non s’accorge che le altre onde davanti a lei s’infrangono sulla riva. “oh , mio dio, ma è terribile”, esclama, “ma guarda cosa sta per capitarmi!”. In quel mentre sopraggiunge un’altra onda e notando quanto sia rabbuiata le chiede: “come mai sei così triste?” e la prima risponde: “ma non capisci? Stiamo per scomparire tutte! Tutte noi onde finiremo in nulla, non è tremendo?” E la seconda onda spiega: “sei tu che non capisci. Tu non sei onda, sei parte dell’oceano.”

LIBRI: DE LUCA

Standard

_DeLucaTrecavalli_1303825665Partito da ragazzo per amore in Argentina, si butta nella furiosa lotta clandestina contro la dittatura quando gli ammazzano la sposa. Scende in fondo all’America per salvarsi la vita e impara il rovescio geografico del mondo: quello toccato non è il fondo delle ultime terre, ma il culmine delle prime. Il sud è il cappello, non le scarpe, del mondo. Molti anni e molta fortuna dopo, una donna in Italia gli rinnova in corpo l’amore e l’Argentina insanguinata. Fa il giardiniere, capisce gli alberi e la solitudine. Da un africano immigrato impara che il futuro è pieno di avvisi e che la gratitudine sta tra un coltello e i fiori. Chi cerca in questo uomo un verbo rivolto al passato non lo troverà. Come l’amore, possiede solo il presente. Bello, e doloroso. Un amore che si trascina, che è prolungamento, un amore giovanile, ma che diviene consapevolezza, l’amore per Dvora, la sua bashérte, che significa: persona destinata a qualcuno. Si, perché «Ci sono persone assegnate che non riescono a incontrarsi mai e s’aggiustano ad amare un’altra persona per rammendare l’assenza. Sono sagge», e il protagonista rammenta questo amore – che in verità non è mai svanito, ma ha cambiato orizzonti di destinazione – con Laila, quella donna che fa l’amore per  professione. Così tra lettere e gocce d’inchiostro, con un soave profumo d’erba oltre che del cibo della natura quest’uomo torna a rivivere la vita, torna a conoscere l’amore. Delicato, ma anche vischioso, solo come Erri sa fare.

Tre cavalli perché? Una filastrocca dell’Appennino Emiliano racconta che tre cavalli è la durata di un uomo. Un uomo vive quando la vita di tre cavalli.

Tre Cavalli raccontati dallo scrittore: http://www.youtube.com/watch?v=DGhoHAQlkGw

 

LIBRI: DE LUCA

Standard

9788807881527_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleIl volume raccoglie 19 racconti e un poemetto in versi. Cinque sono apparsi nella piccola raccolta “I colpi dei sensi” (Fahrenheit 451, Roma 1993). In questa sequenza di racconti esiste un motivo conduttore: l’insistenza degli affetti e della memoria, l’ossessione di una felicità che trova condivisioni e coerenze e che prova di volta in volta a chiamarsi amore, comunismo, giustizia. Infatti, “Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato”. Questo libro raccoglie i ricordi e gli avvenimenti dell’autore che ha dedicato e dedica ancora la sua vita alla Resistenza in nome della democrazia. Questi racconti ci raccontano di morte – incontrata in Africa a causa della malaria – della sua passione per la montagna, dove Erri mette a confronto due uomini dopo il peso dei passi dell’uno diventa condanna dell’altro, della fuga da Napoli e della libertà – forse – ritrovata a Roma dove scopre l’amore, l’unione, il contrario di uno – che si realizza non quando si addomestica e domina l’altro, ma quando si prosegue la stessa traiettoria –, e la somma di due anime, prima che dei corpi.

“Allora la tua mano è stata la congiunzione e, la particella che sta tra due nomi e li accoppia più di abbracci e baci. La tua mano minuta serrata nella mia inutilmente larga, serrata a serratura chiudeva noi due dentro e tutti gli altri fuori. Ce ne ho messo a ripetere che era tutto, che per poco che era stato reggeva la pienezza dell’intero. Non capisco in tempo, ho bisogno di andare e ripassare sopra l’evidenza per ammetterla e per dimenticarla.”

LIBRI: AUSTEN

Standard

emmaEmma è un romanzo della scrittrice inglese Jane Austen, pubblicato per la prima volta anonimo nel 1815. Tema fondamentale del romanzo è il fraintendimento in amore. La protagonista Emma Woodhouse è descritta nel paragrafo di apertura del libro come bella, intelligente e ricca. Prima di iniziare a scrivere il libro, la Austen scriverà: “Sto per descrivere un’eroina che non potrà piacere a nessuno, fuorché a me stessa”. Emma è una giovane donna dell’Inghilterra della Reggenza. Orfana di madre, vive con suo padre Mr. Woodhouse, un ipocondriaco che si occupa principalmente della propria salute e della propria sicurezza e di quella di chi ama. Amico di Emma e suo critico è Mr Knightley, suo vicino e cognato, in quanto fratello maggiore del marito di Isabella, sorella di Emma. Il romanzo si apre con le nozze della signorina Taylor, governante di Emma, sua amica e confidente. Emma, che ha presentato la signorina Taylor al suo futuro marito, Mr Weston, ritiene di avere il merito della loro unione e ha tutte le intenzioni di combinare un altro matrimonio appena ne capiterà l’occasione. Nonostante il deciso parere contrario di Mr Knightley, Emma tenta di combinare l’unione fra la sua nuova amica, Harriet Smith (una dolce ragazza di diciassette anni, descritta come la figlia naturale di qualcuno) con Mr Elton, il vicario del villaggio. Per combinare questo matrimonio indurrà Harriet a rifiutare la proposta di matrimonio di Mr Martin, un rispettabile giovane agricoltore. Il suo piano salta quando scopre che Mr Elton, che in fondo è un arrampicatore sociale, vuole sposare Emma e non, come entrambe avevano sperato, la povera e socialmente inferiore Harriet. Dopo che Emma rifiuta la sua proposta di matrimonio, Mr Elton parte per Bath. Harriet si immagina triste e sconsolata dopo aver scoperto quanto accaduto, nonostante Emma faccia del suo meglio per convincerla che Mr Elton (che nel corso della storia si scoprirà essere molto arrogante e pomposo) sia inferiore ad entrambe, proprio a causa della sua arroganza. Uno sviluppo interessante per Emma, che le fa temporaneamente dimenticare i suoi errori, è l’arrivo ad Highbury di Frank Churchill, figliastro della signora Weston, che non ha mai conosciuto finora, ma per il quale ha un vago interesse, instillato anche dai coniugi Weston, i quali spererebbero in una loro unione. Mr Elton ritorna al villaggio portando con sé la moglie, una donna volgare e arrivista che cerca di entrare in tutti i modi nella cerchia sociale cui Emma appartiene, nonostante le due donne si detestino a vicenda. Ritorna al villaggio in questo periodo anche Jane Fairfax, bella e riservata nipote di Miss Bates, una donna decaduta ed estremamente loquace. Mr Woodhouse, Mr Knightley ed Emma Jane, che ha un grande talento musicale, è l’orgoglio e la gioia di Miss Bates. Emma invidia a Jane questo suo talento musicale, e poiché spesso viene anche paragonata a lei, ha un senso di insofferenza nei suoi confronti. Jane ha vissuto con Miss Bates fino all’età di nove anni, quando il Colonnello Campbell, vecchio amico del padre di Jane, l’accoglie in casa sua. Jane diventa molto amica della figlia del Colonnello e grazie a lui riceve un’elevata educazione, che le sarebbe stata negata se avesse continuato a vivere con Miss Bates, viste le ristrette condizioni economiche della zia. A seguito del matrimonio della figlia del Colonnello, Jane ritorna dai suoi parenti per riposarsi prima di iniziare a cercare lavoro come governante. Nel suo entusiasmo per trovare un difetto nella perfezione di Jane, ma anche per trovare qualcosa che la diverta e la distragga, Emma indulge nella fantasia, instillata anche da Frank Churchill, che Jane sia innamorata del marito della figlia del Colonnello Campbell, Mr Dixon, e per questa ragione lei sia tornata da Miss Bates, invece di andare a trovare la coppia appena sposata in Irlanda. Questo sospetto viene notevolmente ingigantito quando Jane riceve in dono un nuovo pianoforte da un anonimo e misterioso benefattore. La situazione inizia a complicarsi quando Emma si sforza di innamorarsi di Frank Churchill, semplicemente perché molte persone dicono che insieme sono una coppia perfetta. Successivamente, quando capisce che non può e non riesce ad amarlo, Emma decide di far sì che Frank si fidanzi con Harriet, visto anche che Frank ha salvato Harriet da una banda di zingari accampati nelle vicinanze del villaggio. Contemporaneamente Mrs Weston confida ad Emma di avere la sensazione che Mr Knightley sia infatuato di Jane. Emma dichiara immediatamente che non vuole che Mr Knightley si sposi, e cercando di dare una spiegazione, afferma che non vuole che si sposi perché così sarebbe il nipote Henry ad ereditare i beni della famiglia Knightley. Quando Mr Knightley, durante la gita a Box Hill rimprovera Emma per un insulto sconveniente a Miss Bates, Emma inizia a rendersi conto di alcuni errori commessi finora e cerca di porre rimedio a quanto fatto. All’improvviso si scopre che Jane e Frank erano segretamente fidanzati da circa un anno ed Emma rimane scossa e sorpresa da tale notizia, non perché sia sentimentalmente coinvolta da Frank, ma solo per il suo orgoglio ferito e per la sua fiducia nei confronti di Frank. La presa di coscienza più grande per Emma avviene quando Harriet le confida di essere innamorata di Mr Knightley e pensa di essere ricambiata. La gelosia apre finalmente gli occhi ad Emma e la fa rendere conto di una cosa: è innamorata di Mr Knightley e lo vuole per sé. Poco dopo questi avvenimenti e dopo aver temporaneamente allontanato Harriet, Emma riceve la proposta di matrimonio da parte di Mr Knightley, il quale non si era ancora deciso a questo passo perché convinto che Emma fosse innamorata di Frank. Harriet, invece, allontanatasi da Emma e dai progetti matrimoniali che aveva per lei, si riconcilia con Mr Martin e ne accetta la proposta di matrimonio. Bella l’evoluzione della figura di Emma nel corso della narrazione, anche se la Austen resta non tra le mie scrittrici preferiti, seppur piacevole da leggere.

CITAZIONI&CO

Standard

images

“[…] Serap, Serap… ripetevamo, canzonandolo. Ma adesso so che è questo il punto dell’amore: avere qualcuno che ti aspetta davanti alla porta, la sera. Qualcuno che ti abbraccia. Qualcuno tra le cui braccia, anche se solo per un giorno e non per sempre, ti senti a casa. A me è successo: oggi, a Roma, mi aspetta un uomo senza il quale so che non potrei più vivere. Il mio unico eterno amore. Amore. Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film., in tutti i miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più.
Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno. Ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente: A volte succede: ed è inutile resistere, negare, o combattere.
Ho imparato che l’amore non è solo sesso: è molto, molto di più. Ho imparato che l’amore non sa leggere né scrivere: Che nei sentimenti siamo guidati da leggi misteriose, forse il destino o forse un miraggio, comunque qualcosa di imperscrutabile e inspiegabile. Perché, in fondo non esiste mai un motivo per cui ti innamori. Succede e basta. E’ un entrare nel mistero: bisogna superare il confine, varcare la soglia. E cercare di rimanerci, in questo mistero, il più a lungo possibile”.

Da [Rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek]

CITAZIONI

Standard

imagesKPQ3YSDF“[…] anche nell’amore egli distingue tra apparenza e realtà. E’ solo l’apparenza, secondo lui, quella che ci fa rappresentare l’amore sotto il profilo romantico, come un sentimento che prescinde da qualsiasi attrazione sessuale. Una simile concezione dell’amore è solo una costruzione storica e sociale: un modo forviante di interpretare l’amore, perché conduce a idealizzare l’amato, trascurando tutti quei tratti della persona che ne fanno un soggetto unico e particolare. L’amore romantico, nonostante le apparenze, è un amore costruito sui pensieri: si vuole che la persona abbia proprio quei caratteri che noi amiamo, quegli aspetti della personalità che noi riteniamo migliori in assoluto. Insomma, è una costruzione mentale che, come tutti gli edifici mentali, ci impedisce di accedere a una dimensione più ampia: quella dell’energia cosmica che attraversa ogni cosa. Insomma, l’amore romantico crea un mondo artificiale e illusorio, tutto razionale, da cui la passione sessuale, Eros, viene indebitamente esclusa. Schopenhauer, invece, coglie nell’amore una forza universale della natura che ci fa andare oltre noi stessi: oltre i nostri pensieri e le nostre aspettative. Ci trascina nel desiderio perché fa leva innanzi tutto sul corpo, quel corpo che rappresenta la cerniera tra l’individuo (il microcosmo) e la natura, la volontà (il macrocosmo). Quindi, l’apice della vita emozionale si raggiunge quando si lascia libero Eros di esprimere se stesso senza porsi domande. In quel momento ci sentiamo parte di un Tutto, e siamo pervasi dall’energia dell’universo: letteralmente trasportati fuori dallo spazio e dal tempo. Non ha senso, dunque, chiedersi che cosa sia l’amore e dove ci porta. Non ha senso ricoprire l’amore di pensieri. Lasciamogli tutto ciò di cui necessita, e allora ci sentiremo davvero bene”.

Da [Schopenhauer a cura di Maurizio Zani]