RECENSIONE: SEPÚLVEDA

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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è un romanzo di Luis Sepúlveda pubblicato nel 1996.
Trama: «Dopo essere capitata in una macchia di petrolio nelle acque del mar Nero, la gabbiana Kengah atterra in fin di vita sul balcone del gatto Zorba, al quale strappa tre promesse solenni: di non mangiare l’uovo che lei sta per deporre, di averne cura e di insegnare a volare al piccolo che nascerà. Così, alla morte di Kengah, Zorba cova l’uovo e, quando si schiude, accoglie la neonata gabbianella nella buffa e affiatata comunità felina del porto di Amburgo. Ma come può un gatto insegnare a volare? Per mantenere la terza promessa, Zorba dovrà ricorrere all’aiuto di tutti, anche a quello di un uomo».
Penso che il libro non abbia bisogno di molti commenti, una mia lacuna letteraria – felice di averla colmata – che dà un grande insegnamento attraverso il testo, e che voglio riproporre con un passo chiave del libro: “«Vola!» miagolò Zorba allungando una zampa e toccandola appena. Fortunata scomparve alla vista, e l’umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù come un sasso. Col flato sospeso si affacciarono alla balaustra, e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele. Fortunata volava solitaria nella notte amburghese. Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa.
«Volo! Zorba! So volare!» strideva euforica dal vasto cielo grigio.
L’umano accarezzò il dorso del gatto.
«Bene, gatto. Ci siamo riusciti» disse sospirando.
«Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante» miagolò Zorba.
«Ah sì? E cosa ha capito?» chiese l’umano.
«Che vola solo chi osa farlo» miagolò Zorba”.

LIBRI: YOSHIMOTO

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9788807880865_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleTsugumi (Tugumi) è il quarto romanzo dell’autrice giapponese Banana Yoshimoto, scritto nel 1989 ed edito in Italia da Feltrinelli. Tsugumi parla di un’estate che un gruppo di ragazzi trascorrerà per l’ultima volta perché la pensione dove abitavano verrà chiusa a causa della costruzione di un nuovo albergo del padre di Kyoichi, il nuovo amico e così Tsugumi Yoko e tutta la famiglia si trasferiranno alla fine dell’estate. La protagonista del romanzo è Maria, una ragazza candida e semplice, che ritorna al suo paese natìo da Tokyo. Durante il soggiorno estivo nella località marittima trascorre il suo tempo nell’albergo degli zii con le sue due cugine: Tsugumi e Yoko. Tsugumi è una ragazza particolare, di salute molto cagionevole, e ha un carattere impossibile: “Tsugumi era cattiva, maleducata, sboccata, capricciosa, viziata, sleale. Godeva nel dire alle persone, senza mezzi termini, con dovizia di particolari e con un tempismo perfetto, quello che li faceva arrabbiare di più. Era proprio una serpe”. Maria è una delle poche persone che riesce a penetrare nella sua scorza e ad arrivare al suo cuore. Nel romanzo accadono diverse vicende che coinvolgono le tre cugine e il cane dei loro vicini, Pochi, oltre ad un nuovo abitante del paese. Non so, non riesco proprio a entrare molto in sintonia con questa scrittrice, la scrittura è piatta, mai un sussulto particolare, mai un colpo di scena..come sempre ritornano temi a lei cari, come il mare e l’amicizia, oltre che il ricordo, ma questo non basta per riuscire a farmi apprezzare l’ennesimo libro che è scritto anche bene, ma rimane lì, non ti smuove, ti lascia indifferente.

LIBRI: NOTHOMB

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9782226258311gPétronille è una giovane studentessa universitaria che ama leggere e scrivere. Amélie Nothomb, scrittrice di grande talento, è alla ricerca di una degna compagna per bere il suo adorato champagne. Pétronille e Amélie si incontrano durante una seduta di dediche, in una libreria di Parigi durante la quale Amélie è impegnata a selezionare mentalmente la possibile compagna di bevute. Il romanzo racconta l’amicizia che nasce tra le due donne e le vicende che vivranno insieme tra Parigi, Londra, Bruxelles, il deserto del Sahara ma anche, il Giappone. «Con Petronilla, ogni pagina è attivata, l’autrice spiega in un’intervista, questa è la mia storia d’amore esotico. Permettetemi di spiegare […] il grande tema di Petronilla è la Francia […], che è l’esotismo assoluto. Per scoprire un paese, abbiamo bisogno di incontrare il nativo e Petronilla interpreta il ruolo del nativo». Un libro sull’amicizia, che ricade sempre nell’autobiografismo – che ricorda molto gli esordi della scrittrice – con tratti di umorismo e alternata eleganza. Per chi ama questa scrittrice da leggere.

Per ascoltare la stessa scrittrice: http://www.youtube.com/watch?v=rb7_wxxk0GQ

 

LIBRI: BISOTTI, SEPÙLVEDA

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1“Spesso ci ubriachiamo di impegni per non ritrovarci faccia a faccia con noi stessi, in un mondo in cui sembra non ci sia più spazio per i sentimenti, se non per quelli, disinvolti e virtuali, che si mettono in piazza sui social network. Per questo ‘Foto/grammi dell’anima’ è un piccolo miracolo. Perché ci sprona ad abbandonarci alle emozioni e ci fa capire che è comunque preferibile vivere accettando le nostre libere imperfezioni piuttosto che farci uccidere dalla paura del fallimento”. Un raccolta di nove racconti che come dal titolo del libro sono proprio dei foto/grammi dell’anima, stati d’animo, emozioni, sensazioni, esperienze, tutto all’insegna della propria ricerca interiore, della propria compattezza sensoriale. Bello, anche se ho decisamente preferito l’altro suo libro: “La luna blu. Il percorso inverso dei sogni”. Questo libro mi è sembrato di minore spessore, anche se ben fatto. L’autore ricorre a molte metafore e similitudini, attinge sia al mondo animale, che propriamente umano, per cercare di far riflettere, di spingere a trovare e percorre un proprio sentiero, che poi è quello della vita che non è mai come veramente te l’aspetti.

 

 

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Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico è un romanzo di Luis Sepúlveda del 2012 ambientato nella città tedesca di Monaco di Baviera.  È il racconto di come un’amicizia possa essere instaurata e mantenuta a dispetto del pregiudizio e della diversità. A Monaco di Baviera un gattino (Mix) e un bambino (Max) instaurano un profondo legame di amicizia. I due crescono insieme e, quando Max diventa un giovane uomo lo porta a vivere con sé. Ma il suo lavoro lo costringe a rimanere molto tempo fuori casa. Mix, che ormai ha raggiunto una certa età ed è diventato cieco, trascorre molto tempo in solitudine nella speranza del rientro a casa del suo padrone e facendo la guardia alla dispensa, anche se lui un topo non l’ha mai visto in vita sua. Un giorno però, mentre dorme, sente dei passetti leggeri: è un topo che va dritto dritto a minacciare la sua “fortezza”.Con una zampa immobilizza il topino, ed anziché ucciderlo, inizia a conversarci ed alla fine acconsente affinché il topo possa mangiare il muesli che a lui tanto piace. Il giorno successivo il topo estrena al gatto la sua tristezza più grande, ovvero quella di non possedere un nome: Mix, gli propone il nome Mex che al topo piacque moltissimo. Da quel giorno diventano amici inseparabili. Mix gli permette di avere accesso al cibo e in cambio Mex gli descrive il paesaggio circostante e gli fa compagnia. Però, un giorno Max, insospettito dal disordine creatosi nella dispensa e su indicazione di Mix, scopre il topo nel suo nido. Intuisce subito l’amicizia tra i due e capisce il bisogno che ha Mix di una compagnia. Da quel giorno nasce un’amicizia a tre. Vari fatti si susseguono: Mix e Mex sventano un furto in casa, volano complici tra i tetti e si divertono. Qualcuno giura di aver visto un gatto dal profilo greco e un topo che guardavano il tramonto.

L’incipit racchiude tutto il senso del libro: “Potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene”. Un racconto sulla lealtà, sull’amicizia, sulla diversità che valorizza.