LIBRI LETTI: NOTHOMB

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“Tra ciò che è accaduto e ciò che non è accaduto c’è la stessa differenza che esiste tra zero e meno zero.” Attorno a questo paradosso si svolge un serrato duello verbale tra Celsius, presuntuoso filosofo di un futuro asettico quanto noioso, e una scrittrice rompiscatole. Il tema è un avvenimento storico remoto – o forse appena avvenuto: l’eruzione del Vesuvio e la scomparsa di Pompei. In un’antiutopia tagliente Amélie Nothomb, con fertile immaginazione, manipola passato, presente e futuro offrendo al lettore un turbine di affascinanti congetture: chi ha veramente distrutto Pompei?
Geniale, si mette in discussione tutto, l’apparato sociale non è come quello che conosciamo oggi, siamo in un futuro, è un distopico a tutti gli effetti; le riflessioni davvero acute, dialoghi – stile che permea quasi tutto lo scritto –, serrati, valori mutati. Ci si può e deve aspettare di tutto da un libro del genere, se poi a scriverlo è la cara Amélie, allora si hanno tanti motivi in più per pensarlo.

LIBRI: NOTHOMB

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 Dizionario-dei-nomi-propriSe il nome di una persona ne influenza il destino, allora quello della piccola Plectrude non potrà che essere straordinario. Nata in prigione da un’uxoricida, allevata dopo il suicidio della madre da una zia che la preferisce alle sue stesse figlie, sembra destinata a un futuro prodigioso. Misteriosa ed enigmatica come una dea, bella come una principessa delle fiabe, sicura come una creatura di intelligenza superiore, inizia la sua vita a passo di danza, inconsapevolmente avvolta dall’ombra del suo passato tragico e violento. Armata di una volontà di ferro, diventa una promettente ballerina. Poi, la caduta. Un rovinoso incidente le impedisce per sempre di danzare. Ma la vita ha in serbo altre sorprese per lei.
Come in altri libri dell’autrice si tocca un tema a lei caro, quello del passaggio di transizione dall’infanzia all’adolescenza: “D’altro canto, avere dieci anni è quanto di meglio può capitare a un essere umano. […] Dieci anni é il momento più solare dell’infanzia. Nessun segno dell’adolescenza é ancora visibile all’orizzonte: solo un’infanzia matura, ricca di una già lunga esperienza, senza quel sentimento di perdita che ti assale ai primi annunci della pubertà. A dieci anni non si è per forza felici, ma per forza si è pieni di vita, più vivi di chiunque altro”.
Una storia degna di essere letta e vissuta, a partire dal nome Plectruce (preso dal dizionario che dà il titolo simbolico al romanzo), dalle sue evoluzioni, dalla sua consapevolezza di bellezza che si fa calamita attraverso gli occhi, e quella devozione cieca verso la danza, a dispetto di tutto il resto, a dispetto dei suoi genitori Lucette e Fabien, a dispetto di compagni ermetici, a dispetto di Ana, credendo che forse nella coreografia della sua vita la musica poteva essere scandita solo da lei, – ormai figliastra prediletta di una zia premurosa –, e non da linee di tendenza e schemi di conformazione, perché il proprio passo anche se incerto conta di più di un passo che è imitazione dell’altro, degli altri.

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diario di rondineDopo una delusione d’amore il giovane protagonista, per evitare di soffrire ancora, decide di annientare la propria sensibilità e diventa un sicario. Freddo e spietato, solo il sangue delle sue vittime sembra procurargli piacere, fino al giorno in cui gli viene ordinato di uccidere un ministro con tutta la sua famiglia. Il diario segreto della figlia adolescente del ministro risveglia in lui una morbosa curiosità, che si trasforma ben presto in ossessione sconvolgendo in modo imprevedibile il suo destino… Questo libro è un diario che ci presenta i pensieri di un killer e la metodica dell’atto di uccidere. La morte indagata da due prospettive: il suicidio e l’omicidio. “Non esiste verginità paragonabile a quella di uccidere […] Sussulti di piacere in regioni difficili da localizzare. Un esotismo assolutamente liberatorio. Non c’è esercizio più radicale della volontà di potenza. Assumi il potere assoluto su un essere del quale non sai un bel niente. E come ogni tiranno che si rispetti, non provi alcun senso di colpa. L’atto è accompagnato da una deliziosa paura ed è lei a catalizzare il godimento”. La vita che prende forma e senso solo dal fatto che riceve commissioni per uccidere, ma questa è solo l’ennesima maschera: “Ero reduce da una sofferenza d’amore così idiota che è meglio non parlarne. Alla sofferenza si aggiungeva la vergogna della sofferenza. Per impedirmi un simile dolore, mi strappai il cuore. Un’operazione semplice, ma poco efficace. Il dolore che mi aveva assediato dilagava ovunque, sotto la pelle e sopra, negli occhi, nelle orecchie. I miei sensi mi erano nemici e non la smettevano di ricordarmi quella stupida storia. Decisi allora di uccidere le mie sensazioni […] Fu un suicidio sensoriale, l’inizio di una nuova esistenza”.

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nostalgia-feliceQuesto libro rappresenta un resoconto del suo viaggio, fatto a seguito di un ritorno dopo 16 anni dal suo Giappone che abbiamo imparato a conoscere già in “Stupori e tremori”, “Né di Eva né di Adamo”, e nella “Metafisica dei tubi”, a seguito della realizzazione di un documentario girato dalle troupe di France 5 che ripercorre i luoghi e le persone importanti per la scrittrice. Perché nostalgia felice? “Per tradurre quanto abbia nostalgia dei miei anni di gioventù nel Kansai, sento l’interprete utilizzare il termine «nostalgic» invece dell’aggettivo «natsukashii», che considero una delle parole emblematiche del Giappone. Dopo l’intervista, nel taxi che ci accompagna al ristorante prenotato dall’editore, cerco di chiarire la cosa con Corinne. «Natsukashii» definisce la nostalgia felice, l’istante in cui la memoria rievoca un bel ricordo che la riempie di dolcezza. I suoi lineamenti e la sua voce esprimevano dispiacere, perciò si trattava di una nostalgia triste, che non è una nozione giapponese”. Si ripercorrono i luoghi e si conoscono le persone fondamentali per la scrittrice come  la tata Nishio-san o il compagno Rinri, tra Tokyo e Fukushima – dove la scrittrice si reca per vedere con i suoi occhi quanto accaduto –. Un libro che parla sia di vita personale dell’autrice belga sia del mondo che cambia, delle evoluzioni, dei ricordi, del passato che dovrebbe – come dice la scrittrice – sempre un bel ricordo, e non un amaro rimpianto. Tratto negativo per chi non è amante dell’autrice potrebbe risultare poco avvincente.

 Documentario girato dalla troupe insieme alla scrittrice:

http://www.dailymotion.com/video/x150r4b_amelie-nothomb-une-vie-entre-deux-eaux_shortfilms

 

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2014-12-05_0013Nell’esistenza di un individuo assolutamente normale irrompe l’imprevisto: uno sconosciuto sceso da una Jaguar suona alla porta di casa, chiede di fare una telefonata e viene colpito da infarto appena composto il numero. Un segno del destino? Un complotto? Una sfida? Baptiste Bordave non sta a porsi troppe domande e, ispirato anche da una vaga somiglianza con il defunto, si impadronisce dei documenti, dei soldi, della macchina e cambia vita per sempre. Romanzo d’amore? Storia di spionaggio? Manuale per estremisti dello champagne? Un prologo spiega tutta la genesi del libro – estremamente particolare come suo solito – in cui due sconosciuti, invitati da un amico che hanno in comune si trovano a parlano di una strana situazione: se qualcuno morisse di cause naturali nella tua casa, tu chiameresti un dottore? Sai che se poi la chiami, tu non sei altro che il primo indiziato? Baptiste però non capisce affatto perché gli stia facendo questo discorso – e anzi si sente un po’ disorientato. Il caso però mescola le carte, e il giorno seguente un tipo bussa alla porta della sua casa chiedendogli se può fare una telefonata, e Batpiste, gentilmente, accetta. Il tempo di comporre il numero e il tizio si accascia a terra. Che cosa vorrà dire questo? E’ l’occasione giusta per ricominciare una nuova vita o acconsentire ad una possibile condanna per sempre? E voi che avreste fatto al suo posto?

LIBRI: NOTHOMB

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9782226258311gPétronille è una giovane studentessa universitaria che ama leggere e scrivere. Amélie Nothomb, scrittrice di grande talento, è alla ricerca di una degna compagna per bere il suo adorato champagne. Pétronille e Amélie si incontrano durante una seduta di dediche, in una libreria di Parigi durante la quale Amélie è impegnata a selezionare mentalmente la possibile compagna di bevute. Il romanzo racconta l’amicizia che nasce tra le due donne e le vicende che vivranno insieme tra Parigi, Londra, Bruxelles, il deserto del Sahara ma anche, il Giappone. «Con Petronilla, ogni pagina è attivata, l’autrice spiega in un’intervista, questa è la mia storia d’amore esotico. Permettetemi di spiegare […] il grande tema di Petronilla è la Francia […], che è l’esotismo assoluto. Per scoprire un paese, abbiamo bisogno di incontrare il nativo e Petronilla interpreta il ruolo del nativo». Un libro sull’amicizia, che ricade sempre nell’autobiografismo – che ricorda molto gli esordi della scrittrice – con tratti di umorismo e alternata eleganza. Per chi ama questa scrittrice da leggere.

Per ascoltare la stessa scrittrice: http://www.youtube.com/watch?v=rb7_wxxk0GQ

 

LIBRI: NOTHOMB

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204_antichrista_1175450619“Antichrista”: un titolo che già anticipa il senso di un racconto che ancora una volta presenta la personalità multiforme della sua autrice. Protagoniste due giovani donne: Christa ragazza bella, brillante, libera, intelligente e terribilmente bugiarda, contrapposta all’amica Blanche, mite, timida e bruttina che inizialmente vede nell’amica l’esempio luminoso e brillante da seguire e che gradulmente si accorge come dietro quella facciata si celi una vera Antichrista. Ma chi sarà la vincitrice finale di un rapporto vittima-carnefice che degenera sino a una guerra dichiarata del male contro il bene? Una storia incentrata sul rapporto sadico (e masochistico) di due adolescenti che ha dichiaratamente diversi elementi autobiografici. Un libro che ha qualche elemento che manca, cioè resta comunque bello, ma risente di qualche mancanza. Blanche segue il suo modello, Christa, che non è poi altro che l’altra faccia di ogni essere umano, l’altro lato nascosto che si racchiude dentro tutti noi; c’è una parte di cui siamo consapevoli, sempre, e delle parti di cui all’apparenza impariamo bene – con il tempo – ad ignorarne l’esistenza. Questo rapporto diviene carnale, di crescita, d’indagine: «A sei anni, spogliarsi non è nulla. A ventisei, è ormai una vecchia abitudine. A sedici anni, spogliarsi è un atto di una violenza insensata. “Perché mi chiedi questo, Christa? Sai cosa significa per me? Lo pretenderesti, se lo sapessi? È proprio perché lo sai che lo pretendi? Non capisco perché ti obbedisco”». Da leggere, anche perché come sempre la Nothomb ci mostra i sentimenti, senza tanti infingimenti, ce li sbatte in faccia.

“[…] una delle gioie della mia vita di adolescente consisteva nella lettura: mi sdraiavo sul mio letto con un libro e diventavo il testo. Se il romanzo era bello, mi trasformavo in lui. Se era mediocre, trascorrevo comunque delle ore meravigliose a godere delle cose che non mi piacevano e a sorridere delle sue occasioni mancate. La lettura non è un piacere sostitutivo. Vista dall’esterno, la mia esistenza era scheletrica; vista dall’interno ispirava quello che ispirano gli appartamenti il cui unico mobilio è una biblioteca sontuosamente stracolma di libri: l’ammirazione gelosa per chi non si sovraccarica del superfluo e trabocca del necessario”

LIBRI: NOTHOMB

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71WOGNtFExL._SL1148_«Al galoppo sul mio cavallo, sfilavo tra i ventilatori. Avevo sette anni. Niente era più piacevole che avere troppa aria nel cervello. Più la velocità fischiava, più entrava ossigeno che faceva piazza pulita. Il mio destriero arrivò alla piazza del Gran Ventilatore, volgarmente detta piazza Tien An Men. Prese a destra, per il viale della Bruttezza Abitabile. Tenevo le redini con una mano. L’altra mano si abbandonava a un’esegesi della mia immensità interiore, carezzando ora il dorso del cavallo, ora il cielo di Pechino».

Sabotaggio d’amore è un romanzo di Amélie Nothomb del 1993. Dopo aver vissuto a lungo in Giappone, la protagonista (una bambina che è facile identificare con l’autrice stessa) e la sua famiglia, causa trasferimento del padre all’ambasciata di Pechino, vanno a vivere in Cina. In realtà la vita della bambina si svolge quasi interamente all’interno del ghetto di San Li Tun, dove sono confinati i residenti stranieri. La principale attività dei bambini all’interno del ghetto è farsi la guerra divisi in due bande: quella dei francesi e dei loro alleati (belgi, italiani, camerunesi e altre nazionalità) contro i tedeschi (ma solo quelli dell’est). La protagonista partecipa alla guerra con tutte le sue energie e con tutta la sua anima, finché un giorno non arriva Elena, una bambina molto bella della quale la nostra protagonista si innamora. L’innamoramento, non corrisposto, modifica la sua vita: al centro del mondo ora non c’è più lei stessa, ma Elena e la sua indifferenza. Un’altra perla della scrittrice belga, che se nei primi anni d’infanzia era stata idolatrata e servita, e quindi non aveva potuto assaporare appieno anche le delusioni e le difficoltà della vita, successivamente si innamora di Elena donna bellissima, di cui la bambina/scrittrice stessa si innamora, di un amore che fa male, che si prostra, che è abbandono di sé: “Sabotare era un verbo che in me evocava delle risonanze. Non avevo alcuna nozione di etimologia ma in ‘sabotare’ ci sentivo degli zoccoli tipo sabot, e quegli zoccoli erano i piedi del mio cavallo, erano cioè i miei veri piedi. Elena voleva che io mi sabotassi per lei: significava volere che io calpestassi il mio essere sotto quel galoppo. E io correvo pensando che il selciato era il mio corpo e che io lo calpestavo per obbedire alla bella e che l’avrei calpestato fino alla sua agonia. Sorridevo a quella prospettiva magnifica e acceleravo il mio sabotaggio passando alla velocità superiore”. Detto ciò, solo una penna del genere poteva creare un opera così cinica ed evocativa allo stesso tempo.

LIBRI: NOTHOMB

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image_bookDue racconti di Amelie Nothomb mai apparsi in libreria. Nel primo, “L’entrata di Cristo a Bruxelles”, il giovane protagonista Salvator commette per gelosia un’azione orribile, fugge da Parigi e arriva a Hong Kong, dove diventa smisuratamente ricco. Torna nella sua città dopo diciotto anni e si innamora della bellissima Zoe, dai lunghi capelli e dalle fragranze intense… Nel secondo, “Senza nome”, si narra del viaggio di un uomo nel “grande Nord” alla ricerca della donna dei suoi sogni…Due novelle che si soffermano sul senso di costrizione, sulla dipendenza inavvertita che troppe volte ci soggioga, sul senso dell’ordinario che diventa una ruotine letale. Siamo prigionieri più di noi stessi o della realtà che ci circonda? Riflettiamo, la riflessione è il primo passo per una crescita consapevole.

LIBRI: KUNDERA, NOTHOMB

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image_bookL’insostenibile leggerezza dell’essere  è un romanzo di Milan Kundera scritto nel 1982 e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984. Il romanzo, che si svolge a Praga negli anni intorno al 1968, descrive la vita degli artisti e degli intellettuali cecoslovacchi nel periodo fra la Primavera di Praga e la successiva invasione da parte dell’Unione Sovietica. La storia si focalizza sul gruppo noto come il Quartetto di Kundera, composto da Tomáš (un chirurgo di fama e successo che ad un certo punto perde il lavoro a causa di un suo articolo su Edipo che, anche a causa delle modifiche operate dai redattori del giornale a cui lo ha inviato, risulta molto critico nei confronti dei comunisti cechi), la sua compagna Tereza (una fotografa), la sua amante Sabina (una pittrice) e un altro amante di Sabina, Franz (un professore universitario). Questi quattro personaggi vengono seguiti nelle loro vite fino alla fine. Tomáš ha due interessi: il lavoro e le donne. Egli si innamora di Tereza ma non riesce a rinunciare alle sue amanti, e questo rende Tereza estremamente gelosa, ma per la sua debolezza la donna non riesce a ribellarsi e tiene per sé i suoi tormenti, fingendo di non sospettare il tradimento di Tomáš. Sabina è un’idealista, uno spirito libero. Avrà una breve storia con Franz, di cui si innamorerà perdutamente, ma, non avendo il coraggio di stabilire un rapporto serio, fuggirà lasciandolo solo, senza nemmeno una parola di commiato. Franz inseguirà il ricordo di Sabina e sarà proprio questo a portarlo alla morte.

All’origine dell’insostenibile leggerezza dell’essere è, per Kundera, l’unicità della vita: Einmal ist Keinmal; ovvero, traducendo letteralmente il proverbio tedesco, ciò che si verifica una sola volta (Einmal) è come se non fosse accaduto mai (Keinmal). Estremizzando l’argomento, l’esistenza e le scelte che ognuno compie nella sua breve o lunga durata appaiono all’autore del tutto irrilevanti e in ciò risiede la loro leggerezza. Il contrasto tra questa sfuggente evanescenza della vita e viceversa la necessità umana di rintracciare in essa un significato si risolve in un paradosso insostenibile.

L’autore fu anche citato in una canzone di Venditti:

https://www.youtube.com/watch?v=WWSTPZTDGj4

“Si erano creati a vicenda un inferno, pur volendosi bene”.

“Tutte le lingue che derivano dal latino formano la parola compassione col prefisso «com-» e la radice passio che significa originariamente «sofferenza». In altre lingue, ad esempio in ceco, in polacco, in tedesco, in svedese, questa parola viene tradotta con un sostantivo composto da un prefisso con lo stesso significato seguito dalla parola «sentimento» (in ceco: sou-cit; in polacco współ-czucie; in tedesco: Mit-gefühl; in svedese: med-känsla). Nelle lingue derivate dal latino, la parola compassione significa: non possiamo guardare con indifferenza le sofferenze altrui; oppure: partecipiamo al dolore di chi soffre. Un’altra parola dal significato quasi identico, pietà (inglese pity, francese pitié, ecc.) suggerisce persino una sorta di indulgenza verso colui che soffre. Aver pietà di una donna significa che siamo superiori a quella donna, che ci chiniamo, ci abbassiamo al suo livello. È per questo che la parola compassione generalmente ispira diffidenza; designa un sentimento ritenuto mediocre, di second’ordine, che non ha molto a che vedere con l’amore. Amare qualcuno per compassione significa non amarlo veramente. Nelle lingue che formano la parola compassione non dalla radice «sofferenza» (passio) bensì dal sostantivo «sentimento», la parola viene usata con un significato quasi identico, ma non si può dire che indichi un sentimento cattivo o mediocre. La forza nascosta della sua etimologia bagna la parola di una luce diversa e le dà un senso più ampio: avere compassione (co-sentimento) significa vivere insieme a qualcuno la sua disgrazia, ma anche provare insieme a lui qualsiasi altro sentimento: gioia, angoscia, felicità, dolore. Questa compassione (nel senso di soucit, współczucie, Mitgefühl, medkänsla) designa quindi la capacità massima di immaginazione affettiva, l’arte della telepatia delle emozioni. Nella gerarchia dei sentimenti è il sentimento supremo”.

“È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza”.

 

 

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Un’ambientazione quasi western fa da sfondo allo strano caso di Joe Whip, 15 anni: non sa chi sia suo padre e la sola cosa che gli dà soddisfazione è fare trucchi di magia. Quando sua madre lo mette alla porta, vaga nei bar di Reno intrattenendo i clienti con giochi di prestigio. Norman Terence, il più abile mago della zona, lo accoglie da subito in casa sua e Joe sembra trovare in lui un padre oltre che un mentore. Riuscirà l’allievo a superare il maestro? La storia di un giovane mago che messo alla porta è costretto a gironzolare per alberghi, fin quando non viene ospitato dal più grande mago di Reno. Tutto dovrebbe sembrare perfetto, e invece no, nella mente e nei istinti di Joe si è istillato il complesso di Edipo, prova attrazione per la sua mamma adottiva Christina e odio il padre adottivo (bella riconoscenza?) In questo romanzo l’autrice affronta il delicato tema del rapporto genitori-figli che segna inevitabilmente la storia di ogni individuo; la scrittura è sempre cinica, e concisa, tagliente per un finale che il lettore può difficile prevedere, un inversione di tendenza forse illegittima?