LIBRI LETTI: SIGNORELLI

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Siamo di fronte alla storia di Afrodite e la sua incontrovertibile bellezza e di Efesto e della sua poca avvenenza, di un colpo di scena, e di un amore cercato, ma non per questo desiderato.
Siamo di fronte ad Ercole e le sue stramberie, con i suoi pensieri e le metamorfosi, con i suoi pesci rossi e mari di incomprensione, se non con un misero farmaco altisonante: Risperidone.
Siamo di fronte alla storia di un’amicizia, ma anche di un aiuto psicologico che si rivelerà fatale tra Francesca e l’irresistibile Narciso: «posso aiutare quel ragazzo bello come un angelo e infelice di vivere. Proprio io che non riesco neanche ad aiutare me stessa. Solo io lo posso aiutare in questo momento».
Siamo di fronte alla storia di Elena e Menelao di un caffè atteso, di una baruffa, e dell’inaspettato condito da elementi surreali e grotteschi con cui si dovrà fare i conti.
Siamo di fronte alla storia di Cristina, Mario e Daniela di schermaglie personali e di accidentali eventi lavorativi, del piano di simmetria tra privato e pubblico, tra quel che si vorrebbe per gli altri e quello che forse non si vuol vedere/scoprire di sé.
Siamo di fronte alla storia di Mida, di sua moglie, dei figli e dell’arrivo sempre più intenso dei migranti; di come la famiglia si relaziona e di come la struttura sociale stia evolvendo.
Siamo di fronte alla storia di Penelope e Ulisse, di un ritorno immaginato, sperato; di una distanza, del tempo ritrovato, atteso, dilatato, ma anche della menzogna, ma poi: «finirà che tornerai. Ti aspetto per l’ultimo viaggio e saremo come struzzi che si contano le rughe del collo e ridono. Perché si ride quando si è finito di piangere».
Siamo di fronte alla storia di Megera, Sergio ed Ada, di un intreccio familiare 3.0 tinto di qualche elemento surreale – come piace all’autrice – che evolverà nell’esigenza di una propria intimità.
Siamo di fronte alla storia di Anna e dei suoi tulipani, o meglio della ricerca minuziosa dei tulipani perfetti, non gialli o con sfumature di colore diverse, ma rossi, di tonalità non troppo viva, ma anche della sua incertezza, della mani che tremano di un rimorso per un gesto mancato.
Siamo di fronte a Persefone e alla mamma – in pieno stile british – e di quell’arte millenaria che è la degustazione del tè, ma siamo anche di fronte all’incomprensione, all’Inferno e il Paradiso che può generare la distanza.
Siamo di fronte all’amore di Arianna e Teseo, del romantico Teseo che delicatamente si lascia cullare dai ricordi per poi venir svegliato dalla realtà, da ciò che l’amore ti getta indosso anche quando non ti aspetti. Non ci si può far niente, l’amore è anche questo, negazione di un attimo che si vorrebbe rimanesse eterno, e invece poi ti trovi confuso, non riconosci la via d’uscita, perdi l’orientamento, tutto sembra una finestra sulla perdizione.
Siamo di fronte alla storia di una casa di riposo, Villa Serena, di Gino, di Gemma, e di Luciana amorevole assistente degli anziani che si diverte a punzecchiare e rivitalizzare i sogni strambi e stonati di anime che aspettano il passaggio dal qui e ora all’altrove.
Il ciclo delle storie si chiude con il vaso di Pandora, da dove tutto nacque e da dove tutti i mali – e eufemisticamente – anche le storie son venute fuori. Storie che richiamo tutti un riferimento al mondo della mitologia, con contaminazione moderne e hi-tech che l’autrice ha saputo ben gestire, oltre allo stile spesso canzonatorio che non stanca e distende tutta la narrazione.
Se volete entrare e conoscere il vaso di Pandora macchiato di tinte mitologiche ma anche fortemente moderne il libro di Stefania Signorelli può a fare al caso vostro, perché se Afrodite bacia tutti, di certo tutti non sono all’altezza di poter baciare Afrodite.

Note sull’autrice: Stefania Signorelli, classe 1973, è una maestra.Dopo aver conseguito i titoli in “Operatore dei servizi bibliotecari”, “Scienze dell’educazione”, e “Scienze della Formazione primaria” è uscita dal tunnel della saggistica e ne è lieta.