RC2017, UN LIBRO SCRITTO DA UN PREMIO NOBEL

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«Voglio vedere,” disse Burton. “Se vi tagliate un dito e gli streptococchi entrano nella ferita, c’è una gonfiezza e un dolore. Il gonfiore è la lotta del vostro corpo, il dolore è la battaglia. Non potete dire chi vincerà, ma la ferita è il primo campo di battaglia. Se le cellule perdono il primo scontro i germi invadono e il combattimento si estende al braccio. Mac, questi vostri uomini sono simili all’infezione. Qualcosa è entrato nell’uomo, una piccola febbre si è sviluppata, e le ghiandole linfatiche sono all’opera. Io debbo vedere, e perciò debbo essere dov’è la ferita.”
“Uno sciopero è una ferita?”
“Sì. Gli uomini raggruppati prendono sempre qualche infezione e questa pare piuttosto seria. Voglio vedere, Mac. Voglio osservare questi gruppi perché essi mi appaiono come un nuovo individuo, non come un insieme di uomini. Un uomo in gruppo non è più se stesso; è la cellula di un organismo, che non è lui come le cellule del vostro corpo non sono voi […]».

Non siamo ai livelli di Furore, Uomini e Topi o Pian della Tortilla, da alcuni è considerato il suo capolavoro, ma non sono d’accordo, vuoi anche per la traduzione datata e che andrebbe revisionata di Montale.
Siamo alle prese con la Grande Depressione, in un America rurale ed è qui che si muovono tutti i personaggi: braccianti e contadini che oltre a fare i conti con la grave penuria alimentare devono sopportare e sottostare agli ingiusti soprusi dei grandi proprietari terrieri. Ed è da qui che prende vita la narrazione con i due protagonisti, membri del partitolo comunista, che organizzano uno sciopero – da qui il titolo la Battaglia – che acuirà la rabbia, lo sdegno di questi braccianti, fino al triste epilogo di un segno di svolta. Di una resistenza. Forse mancata, forse sfumata, o ancor meglio solo rimandata a tempi migliori.

Curioso di vedere la trasposizione proposta al cinema di James Franco, qui il trailer: https://www.youtube.com/watch?time_continue=39&v=yoWxNfTsrJA