LIBRI: WEISS

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molte-vite-un-solo-amoreElizabeth è reduce da un amore sbagliato e avviata sulla strada della depres­sione. Pedro è un ricco giovanotto messicano segnato prima dalla morte del fratello e poi da un’indecisa relazione con una donna sposata. Elizabeth e Pe­dro non si conoscono, ma il dottor Weiss ha ascoltato da entrambi, durante la terapia di regressione, il racconto dello stesso episodio doloroso risalente a centinaia di anni prima. Dopo essersi amati in una vita precedente, sem­brano destinati a ricongiungersi: e l’amore, che dissolve la rabbia e guari­sce l’afflizione, rappresenta per entrambi l’unica possibilità di guarigione. Un bel libro, che mi ha trasmesso tranquillità, e mi ha spinto a riflettere sull’evoluzione delle vite umane; un passo del libro che mi ha colpito molto è questo (che dovrebbero leggere tutti):

 

«Resto sempre sorpreso di fronte alla miopia di tante persone. Molte mie conoscenti, per esempio, sono quotidianamente ossessionati dall’educazione dei figli: si affannano a stabilire quale sia il migliore asilo-nido, quali siano i pro e i contro delle scuole pubbliche e di quelle private, quali siano i più efficaci corsi preparatori al college, come migliorare i punteggi e organizzare le attività supplementari per dare ai figli la chance di entrare in quel dato college, quella scuola elementare, e così via all’infinito. E poi lo stesso ciclo ricomincerà con i nipoti. Tutta questa gente pensa che il tempo sia cristallizzato, che il futuro sia una esatta replica del presente. Se noi continuiamo ad abbattere le foreste e a distruggere le risorse di ossigeno, cosa respireranno mai, questi benedetti figli, fra venti o trent’anni? Se avveleniamo i nostri sistemi idrici e i cicli di produzione agricola, cosa mangeranno? Se ciecamente perseveriamo a sovraprodurre fluorocarburi e altre scorie organiche, se creiamo buchi nello strato di ozono, potranno mai questi figli avventurarsi fuori dalle mura domestiche? Se surriscaldiamo il pianeta creando il cosiddetto effetto serra, per cui gli oceani si alzano inondando le coste, e se mettiamo sotto pressione le faglie continentali e oceaniche, dove vivranno? E non si tratta soltanto dei nostri discendenti: anche i figli e i nipoti che vivranno in Cina, Africa, Australia, o dove si vuole, saranno  parimenti esposti, abitando inevitabilmente su questo stesso pianeta. E si consideri anche il seguente aspetto: se e quando voi doveste reincarnarvi, sarete tra questi figli e nipoti. Perché dunque darsi tanto pensiero per i voti scolastici o l’ammissione a un dato college, quando è possibile che non esista neppure più un mondo in cui la nostra progenie possa vivere? Perché siamo tutti così ossessionati dall’idea di vivere il più a lungo possibile? Che motivo c’è di strappare qualche altro anno infelice alla fine cui tutti i vecchi andranno incontro? Perché angustiarsi per i livelli di colesterolo, darsi da fare con le diete a base di crusca, tener d’occhio il livello dei lipidi, tenersi assolutamente in forma con l’aerobica, e via dicendo? Non avrebbe forse più senso vivere un po’ più spensieratamente adesso, rendere più piene le nostre giornate, amare ed essere amati, invece di darci tanta pena per quella che sarà la nostra salute fisica in un ignoto futuro? E se il futuro non ci fosse? Se la morte fosse un abbandonarsi alla gioia? Io non dico di trascurare il corpo, e che sia giusto fumare e bere smodatamente, abusare di cibi che fanno male, non preoccuparsi di diventare obesi. Tutte queste condizioni causano sofferenze, dolori e infermità. Dico soltanto di non crucciarsi eccessivamente per il futuro, e di cercare di trarre occasioni di gioia dalla vita quotidiana. Il fatto paradossale è questo, che se si ha questo atteggiamento positivo e si vive felicemente nel presente, è molto probabile che si viva comunque più a lungo. Il nostro corpo e la nostra anima sono un po’ come la macchina e il suo conducente. Ricordatevi sempre che siete il guidatore, non la macchina. Non identificatevi con il veicolo. L’enfasi posta in questi tempi sul prolungamento della durata di vita, sulla possibilità di vivere cent’anni e anche più, è una follia. E’ come voler far viaggiare la vostra vecchia Ford fino a 300 mila chilometri, o magari fino a 500 mila. La carrozzeria è ormai tutta arrugginita, la trasmissione è stata rifatta cinque volte, il motore perde i pezzi, e ancora vi rifiutate di mandarla in demolizione, quando invece c’è una Corvette nuova di zecca che vi aspetta appena girato l’angolo. Tutto quello che dovete fare è scendere tranquillamente dalla vecchia Ford e infilarvi dentro la bella Corvette. Il guidatore, cioè l’anima, non cambia mai. E’ solo la macchina che cambia. Senza contare, per dirla tutta, che ad aspettarvi in strada potrebbe esserci anche una Ferrari».