LIBRI: UHLMAN

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downloadFred Uhlman, noto anche come Manfred Uhlmann, è stato uno scrittore, pittore e avvocato tedesco. Nacque da una prospera famiglia ebrea della classe media; studiò nelle università di Friburgo, Monaco e Tubinga dove, nel 1923, si laureò in Legge. Esercitò la professione di avvocato, e fu oratore politico per il Partito Socialdemocratico di Kurt Schumacher. La trilogia del ritorno è l’opera che ha reso celebre al pubblico questo autore che è composta da tre romanzi brevi. Il primo – forse il più famoso – “L’amico ritrovato”  è ambientato negli anni ’30 e narra l’amicizia tra Hans Schwarz (ebreo) e Konradin Von Hohenfels (di razza “pura”) discendente di un antica famiglia nobiliare. Tra i due si scoprirà una forte intesa, inaspettata: «quando l’ebbi quasi raggiunto, si girò e mi sorrise. Poi, con una mossa stranamente goffa e ancora incerta, strinse la mia mano tremante. Ciao, Hans, disse. E mi resi conto all’improvviso, con gioia, sollievo e stupore, che era timido e bisognoso di un amico, come me. Non ricordo gran che di quel che Konradin mi disse quel giorno, o di quel che dissi io a lui. So soltanto che passeggiamo avanti e indietro per un’ora, come due giovani innamorati, ancora trepidanti, ancora intimoriti l’uno dall’altro. In un certo modo sapevo però che questo era solo l’inizio, che d’ora in poi la mia vita non sarebbe più stata vuota e tediosa, ma ricca e piena di speranze per tutti e due». Quando Hans si accorge che Konradin non lo vuole presentare alla sua famiglia, questo rapporto si inclinerà, ma il ragazzo per recuperare quest’amicizia deciderà di dire tutta la verità: lui appartiene ad una famiglia che segue l’ideologia nazionalsocialista e odia gli ebrei (non tanto il padre, ma quanto la madre). Konradin vive in una famiglia in cui conta solo l’onore, il prestigio, l’apparenza: «Mia madre aveva troppo da fare per curarsi di nazisti, comunisti e altra gente tanto sgradevole; se mio padre non dubitava di essere tedesco, mia madre, se possibile, aveva ancora meno dubbi. Non le passava affatto per la testa l’idea che un essere umano sano di mente potesse negarle il diritto di vivere e di morire in questo paese». […] «Il mondo, per loro, si divideva semplicemente: non tra chi aveva e chi non aveva, ma tra chi aveva tutto e chi non aveva niente». E desideroso e bisognoso di quest’affetto si rifugerà nella famiglia di Hans che l’accoglierà a braccia aperte. Intanto la forza di Hitler sta prendendo sempre più piede, ed Hans, per salvarsi la pelle viene costretto a trasferirsi in America. Nel finale del primo libro, dopo la lettura di un registro che parla degli ex-alunni che hanno frequentato la sua scuola, Hans, scoprirà una verità inaspettata. Nel secondo libro “Un’anima non vile” c’è la risposta di Konradin che cerca di porre luce a tutti gli interrogativi che hanno afflitto Hans nel corso di tutti questi anni. Scusandosi con l’amico, e confermando il plagio ricevuto dai genitori nell’aderire al partito nazista; lucidamente poi riuscirà ad abbandonarlo e a cospirare un agguato nei confronti del Fuhrer. Nel secondo libro ci sono anche delle belle descrizioni: «per me, abituato a viaggiare, eri semplicemente un tipo mediterraneo, il tipo di ragazzo che uno può incontrare a Roma o ad Atene. Ma qui avevi un aspetto in qualche modo diverso. Meno pesante e rozzo degli svevi, più raffinato, più intelligente. Eri ben vestito, mani e camicie pulite, e sempre gentile con tutti; così gentile che il tuo modo di fare sembrava una frontiera che tu avevi eretto e che io non osavo penetrare. Mi sentivo piuttosto timido in tua presenza, quasi goffo, quasi intimorito, una nuova sensazione per me, perché tutti sembravano intimoriti da me e non il contrario». Nell’ultimo romanzo breve “Niente resurrezioni, per favore”si narra la vicenda si Simon Elsas anche lui ebreo di nascita tedesca, emigrato poi negli USA per sfuggire alle persecuzioni, divenendo poi un artista. Dopo la guerra torna a Stoccarda, e per puro caso viene in contatto con uno suo vecchio gruppo d’amici, con cui però fin da subito non riallaccia sentimenti positivi, anzi ne ha un brutto ricordo, e quello che vorrebbe solo fare è fuggire, e non ascoltare le loro stupide chiacchiere. Incontra in questo soggiorno anche Charlotte, suo ex amore, che però ormai è distrutta dagli orrori della guerra; Simon dalla sua parte si sente triste e privo di ogni speranza, non crede in un futuro più ridente, aspetta il suo aereo, in attesa di una partenza, quella definitiva: senza ritorni. Da leggere questo gioiello di trilogia, perché se tanto è stato già detto, poco è stato detto con la stessa armonia ed eleganza di Uhlman.

«[…] No, la vera bellezza ha bisogno di silenzio. Una sola parola può distruggerla. La bellezza, la grande bellezza, può essere dolorosa: ci sono momenti in cui si vuole solo piangere, e il rumore di una voce umana, di una macchina, di una radio, perfino il gracchiare di uno corvo posso essere tanto distruttivi quanto un sasso scagliato in uno stagno pieno di ninfee rosse e bianche […]».