LIBRI: SCURATI

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4527409_0“Forse non mi piacciono gli uomini.” Il giorno in cui tua moglie, all’improvviso, scoppia a piangere in cucina, è una piccola apocalisse. Uno di quei giorni in cui la tua vita va in frantumi ma giunge, anche, per un attimo, a dire se stessa. E allora Glauco Revelli, chef di un ristorante blasonato, maschio di quaranta anni, padre di una figlia di tre, va alla ricerca della propria verità di uomo. Dall’ingresso nell’età adulta, l’innamoramento, la costruzione di una famiglia, la nascita e accudimento di una figlia, fino al disamore della moglie (che gli si nega dal momento del parto) e al ritorno feroce degli insaziabili demoni del sesso, tutto è passato in rassegna dal suo sguardo implacabile e commosso. è il libro dello scrittore napoletano Antonio Scurati, presentato allo Strega da Walter Siti e da Umberto Eco, entrato nella rosa dei dodici finalisti. Il libro è e presenta la storia di Glauco Revelli, laureato in filosofia, ma che per professione fa il cuoco, e lavora nel ristorante ereditato dal padre della moglie Giulia. non così perfetta, intoccabile, armonia, ma anzi, decadente, provvisoria, tremolante. Glauco analizzerà il perché di questi cambiamenti, di questi stravolgimenti nei progetti disegnati, in un lungo monologo interiore, cercando un proprio tempo, una propria spiegazione, una propria idea di quella felicità negata. arrivo, al nuovo seme della vita. idea di paternità che si sente in difetto, che è impotente, che pensa di non saper agire e comportarsi, fino al senso di colpa, alla negazione, al rifiuto di ogni singola certezza. ha preso il sopravvento sulla spontaneità e sulla decadenza dei sentimenti. Restano magistrali alcuni sui passi, come questo che riporto:

 “[…] Io insistevo ancora nel mio clima mentale apocalittico quando già attraversavamo la soglia di una camera da letto. L’avrei spezzata, mi dicevo terrorizzato. Non molto alto ma robusto, muscoloso e pingue, pesavo più di cento chili. Io ero massiccio, irsuto e moro. Lei era sottile, longilinea e celeste. Io ero un maschio, lei una femmina. L’avrei spezzata. Ma Giulia non si spezzò. Si fece conca. Tutta quanta. Mi fu sopra con una leggerezza antigravitazionale, mi offrì il suo bacino perché la mia piena detritica vi defluisse, avvinghiò le sue braccia e le sue gambe vegetali attorno alla mia mole, come una giungla tropicale che si riprenda le rovine di un’antica capitale d’Indocina. Quando giunsi alla fine con un unico movimento armonioso, senza la minima soluzione di continuità, si sollevò e ancora e ancora fece conca con le mani, con la bocca, dimostrando una volta e per tutte che non erano destinate solo a colpire e a mordere. Ero sbalordito. Scoprivo che il pianeta era abitabile. Esisteva la gioia, la gaiezza. Avevo vissuto nell’ignoranza. Poi Giulia mise la sua mano nella mia e mi condusse in bagno lungo un corridoio. Entrammo assieme sotto la doccia. Quel gesto mi commosse allora e mi commuove ancora adesso. Non vi era niente di materno in esso. Erano i corpi di un uomo e di una donna adulti quelli che, lungo il corridoio, marciavano affiancati come i corpi di un’unica creatura”.

 L’autore si rivela: http://www.letteratura.rai.it/articoli/antonio-scurati-il-fiato-corto-dei-padri/22898/default.aspx#.U0TflAuJltQ.facebook