LIBRI: POLITKOVSKAJA, MOEHRINGER

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2636916Un piccolo angolo d’inferno è un saggio di Anna Politkovskaja, scritto nel 2002 e che narra alcune delle vicende più agghiaccianti della seconda guerra cecena (1999-2006), episodi vissuti personalmente dalla giornalista della Novaja Gazeta e racconti delle esperienze della popolazione cecena. La volontà della giornalista è di far luce su una guerra dimenticata dall’Occidente, che l’ha frettolosamente liquidata come una questione interna, permettendo anzi al governo centrale russo di nobilitarla con una motivazione antiterroristica. La Politkovskaja si mantiene assolutamente equidistante dalle fazioni che combattono – da una parte l’esercito federale russo, dall’altra le milizie indipendentiste – concentrando la sua attenzione sulle atroci sofferenze dei civili: torture, stupri, rapimenti, spedizioni punitive nei villaggi, saccheggi e abusi commessi sia dall’esercito regolare che dalla guerriglia. Dietro a questa guerra, dietro alla mancanza di una qualsiasi volontà di negoziato, si nasconderebbe un disegno politico preciso del governo, che persegue il ritorno alle ambizioni imperialistiche sovietiche, e di un esercito – corrotto e ormai fuori dallo stesso controllo del governo – che vuole proseguire il saccheggio di questa piccola regione caucasica, popolata da appena un milione di abitanti. Il libro si conclude con il racconto dell’assalto al teatro Dubrovka di Mosca, rivendicato dai guerriglieri di Shamil Basayev, nel quale la Politkovskaja tentò una mediazione con i terroristi per la liberazione degli ostaggi. Nel blitz dell’esercito russo, gli assaltatori furono uccisi, ma insieme a loro morirono 129 ostaggi a causa soprattutto dei gas tossici utilizzati per immobilizzare i guerriglieri. Un libro doloroso, intenso, che fa riflettere. La falce della libertà privata, la morte di Anna. La memoria e il peso delle sue parole, che come macigni dovremmo portarci sempre sulle nostre spalle.

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Il bar delle grandi speranze è un romanzo del 2005 dell’autore statunitense J. R. Moehringer. Il libro costituisce l’opera prima del giornalista J. R. Moehringer, in cui l’autore ripercorre i primi anni della sua giovinezza fino ai venticinque anni, raccontando il suo percorso per diventare uomo e di come gli avventori del bar Dickens abbiano rappresentato la chiave per il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta. Un libro scritto molto bene, che si evolve dentro un bar, il suo bar,  come lo specchio interiore della propria anima, tra drink e bevande, Moehringer ci parla della sua vita, dei suoi dolori, delle sue perplessità, dei suoi affanni, delle sue paure. Tra personaggi del passato e alcool J.R. ci parla di lui, e nonostante tutto non stanca.

“Devi fare tutto quello che ti spaventa, J.R., tutto. Non parlo di cose che mettono a rischio la tua vita, ma tutto il resto. Pensa alla paura, decidi subito come affronterai la paura, perché la paura sarà il problema più importante della tua vita, te l’assicuro. La paura sarà il motore di ogni tuo successo, la radice di tutti i tuoi fallimenti, e il dilemma di tutte le storie che racconterai su te stesso. E qual è l’unica possibilità che hai di battere la paura? Seguirla. Andarle dietro. Non considerare la paura come il cattivo della storia. Pensala come la tua guida, il tuo pioniere.”