LIBRI: PICCOLO

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image_book (2)I funerali di Berlinguer e la scoperta del piacere di perdere, il rapimento Moro e il tradimento del padre, il coraggio intellettuale di Parise e il primo amore che muore il giorno di San Valentino, il discorso con cui Bertinotti cancellò il governo Prodi e la resa definitiva al gene della superficialità, la vita quotidiana durante i vent’anni di Berlusconi al potere, una frase di Craxi e un racconto di Carver… Se è vero che ci mettiamo una vita intera a diventare noi stessi, quando guardiamo all’indietro la strada è ben segnalata, una scia di intuizioni, attimi, folgorazioni e sbagli: il filo dei nostri giorni. Francesco Piccolo ha scritto un libro che è insieme il romanzo della sinistra italiana e un racconto di formazione individuale e collettiva: sarà impossibile non rispecchiarsi in queste pagine (per affinità o per opposizione), rileggendo parole e cose, rivelazioni e scacchi della nostra storia personale, e ricordando a ogni pagina che tutto ci riguarda. “Un’epoca quella in cui si vive – non si respinge, si può soltanto accoglierla”.

 

Un romanzo di non facile collocazione, a metà tra l’elemento autobiografico dello scrittore e il ritratto o meglio il dipinto accurato di una realtà: Il Partito Comunista Italiano. Francesco sceglie di essere comunista in un momento ben preciso della sua vita, il 22 giugno 1974, quando ai mondiali di calcio la comunista Germania dell’Est segna il goal del riscatto alla occidentale e democratica Germania dell’Ovest. In quel momento Francesco, che ha 10 anni, dentro di sé e senza farsi notare, esulta. In quel momento decide di “fare il tifo” per i più poveri, gli emarginati, le minoranze. Francesco ci parla della storia degli ultimi quarant’anni, quella prima di Berlinguer, e poi di Berlusconi. Perennemente in bilico, tra l’essere troppo comunista e l’invischiarsi a quella borghesia che troppo gli era lontano. Divorato dal desiderio di essere come tutti – come da titolo -, come tutti quelli che hanno compianto il feretro di Berlinguer in Piazza San Giovanni, ma anche come quei tanti che si tirarono indietro nel momento della rivoluzione restando indifferenti, che la felicità può ricercarsi in una propria appartenenza politica senza però dover far per forza puntualmente discriminazioni.