LIBRI: PATRONI GRIFFI

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image_book (1)“Lilandt. Il nome faceva bianche le sue notti, bianche del candore del giglio, nome simile per assonanza, bianche del colore dell’assenza, dell’incapacità a connettere”.

 tedesco, rimasto solo, dopo la morte dei genitori, ad abitare una grande villa ormai in sfacelo, ed Eugenio, un bellissimo napoletano di quindici anni. E’ scritto nel destino che i due debbano cercarsi nella città devastata e trovarsi nelle pieghe del loro essere. Nelle pagine del libro la storia della passione giovanile si intreccia con la descrizione di una società in lotta per la vita. . Griffi ci parla anche della simmetria dei rapporti, di quanto nel rapporto, quello vero, si cerca quella limpidezza, quella trasparenza, quella parità, che impone e sottopone che anche nella libidine dei sensi ci sia lo stesso costruirsi:»

«Non è un’idea, è un desiderio. E non è neppure un desiderio, è un esigenza.»

«Di che?», insistette Lilandt, sulle spine.

«Voglio regalarti per intera la mia verginità, anche quella che non avrei mai immaginato di mettere come posta in gioco.»

«Perché ti poni questi problemi?»

«Perché sono problemi. Una volta che l’ho accettato, voglio tutto di quest’amore. Io lo sto studiando, quest’amore, e cerco di comprenderlo bene. Noi dobbiamo essere e restare due uomini che si amano. Io non voglio che uno assuma una posizione mentale, per intenderci, femminile, per dare all’altro il prestigio, chiamiamolo così, di fare il maschietto, io amo l’uomo che sei e voglio che noi diventiamo due uomini che si amino, ambedue, nel duplice modo che è dato agli uomini di potersi amare, il che è un privilegio, ci hai pensato? Io non mantengo la testa sotto l’ala, io non voglio che tu ti accontenti, per starmene comodo. Se è bello amarti, io ti devo amare in tutti i modi possibili che mi sono concessi. Non ti pare? […]»

Il libro in sostanza ci parla di un’adolescenza confusa, spaccata dall’amore, ma che dallo stesso amore troverà il suo senso. Periodi lunghi, lessico ricercato, erotismo esagerato, e tanti altri elementi compongono questo splendido romanzo, che definirei di formazione, e che purtroppo è ancora oggi troppo poco conosciuto. “Rifletteva, Eugenio, su questo destino comune. Essere stati tutti e due, forgiati da un amore diverso da quello che si aspettavano, e pensava che questo fosse accaduto perché non avevano avuta la possibilità di essere per loro – che forse, chissà…Tutti e due erano stati amati da un altro e continuavano ad amare un altro che non c’era più. Erano ugualmente infelici. Se il destino non aveva voluto che essi s’incontrassero, un medesimo destino li accomunava […]”.  Un amore infelice (per gli altri), ma vero, intenso, che provoca invidia, un amore sottoposto alla guerra che li dividerà; la verità è che impossibile dissolvere questi amori, minarne le loro intenzioni, il loro dispiegarsi, questo tipo d’amori sono il per sempre della vita: “[…] lo avrebbe rincontrato, ne era certo. Non importa quando. Come gli sarebbe piaciuto vederlo invecchiare sotto i suoi occhi, avrebbe continuato ad amarlo lo stesso, anche da vecchi, vecchi tutti e due. E gli sarebbe piaciuto vederlo morire tra le sue braccia, per accompagnare con baci la sua morte, una morte tutta per sé, privata, per seppellirselo nella terra di uno dei suoi giardini, dove aveva sepolta tanta parte della sua vita, e metterci sopra un sasso con scritto di suo pugno “alla bellezza”.

“I libri fanno parte della biblioteca del nonno, sintomatica, per rintracciare il ritratto, se fosse in grado di farlo, di quest’uomo che non conosce, morto prima che egli nascesse, una particolare raccolta che incontra in pieno il suo favore e surriscalda il suo gusto per la lettura. Deluso dai romanzi avventurosi che non trovano risonanza in lui, dalle pagine del Libro d’Oro, Amaranto, Bianco delle Fate, nei cui regni senza confini la fantasia ha vagato addormentata simile alla Bella, passi a questi il cui odore fisico del vero lo sconvolge e gli conferma la supposizione, che non ha altre prove se non l’esperienza personale, di quanto sia crudele la vita vera. Resurrezione è il primo ad essere divorato, a cui segue Nanà, per il quale romanzo l’interesse è acuito dalle illustrazioni che lo accompagnano , in specie un disegno in cui la protagonista, nuda, osserva compiaciuta le sue armoniche linee nello specchio d’un armadio. Si susseguono con crescente ammirazione, La bestia umana, Papà Goriot, Delitto e Castigo. Legge, preso da un’ansia febbrile  che rallenta soltanto per la paura che la piccola biblioteca si esaurisca. I fatti e i fatti contenuti in questi libri gli permettono di fare una nuova scoperta: che le emozioni più grandi le comunicano le storie degli uomini, o per lo meno che a lui gliene suscitano queste storie che sanno di verità, non gli appaiono per niente inventate, che potrebbero essere domani la sua storia; e che la vita reale, fuori, può essere affascinante ma che bisogna fuggirla perché fa paura […]”.