LIBRI: PARENZAN

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2014-12-28_2011Babel Hotel è un progetto di scrittura in cammino, una “presa di parola” collettiva sul tema delle città plurali e delle diverse forme di marginalizzazione sociale causate anche dal sentimento di paura legato alla venuta degli immigrati. Ma soprattutto è una potente metafora del futuro sociale e politico che verrà (o che forse già viviamo). Cosa accade ogni giorno all’interno di un gigantesco condominio composto da 480 appartamenti e abitato da tremila persone con lingue, culture e provenienze differenti? Come le esistenze e i sogni degli inquilini di questo strano posto si intrecciano (e a volte si scontrano) con quelle degli abitanti della limitrofa cittadina di mare? Scrittori, poeti e musicisti, ma anche mediatori e operatori interculturali di diversa provenienza geografica, ispirati da alcune interviste agli abitanti dell’Hotel House di Porto Recanati, hanno provato a immaginare la realtà babelica di questo mondo, traducendo in racconto i dati reali e le esperienze vissute in prima persona. Bella la coralità, la pluralità di voci, di approcci, di stili, seppur non tutti risultano avvincenti. Ho amato la creazione di un spazio interculturale, di una comunità di reciproco aiuto, di crescita, di scampo di arti e saperi, secondo il principio della condivisione. Il libro è supportato anche da dei dati che aiutano a rendere meno ipotetica – e erronea – la percezione della stratificazione degli stranieri, che rappresenta il 10% della popolazione e non il 35/40 % come leggo di solito.