LIBRI: NIETZSCHE, SCHOPENHAUER

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rickeusaywritimbidea_170_230Friedrich Nietzsche ci aiuta a sbarazzarci dei fardelli (idee, pensieri, ragionamenti, modelli di comportamento…) che di solito ci portiamo sulle spalle, allo scopo di permetterci l’incontro con noi stessi. Un incontro senza inutili e costrittivi pregiudizi che ci possa condurre alla realizzazione della nostra serenità interiore. Un autore a tutto tondo, riporto una citazione che mi ha particolarmente colpito:

 “La vita è fatta di istanti: istanti di tempo, ma anche di significato. Ogni attimo, fa parte di un  linguaggio, del linguaggio della nostra vita. E’ un linguaggio fatto di piccole cose, di piccoli gesti quotidiani, di avvenimenti può o meno casuali. E’ una sorgente creativa di sempre nuove energie perché in essa si rispecchia il nostro essere: un potenziale di gioia che ci fa sentire bene. Invece troppo spesso crediamo di identificarci nei grandi progetti che formuliamo o nelle migliori aspettative che l’esperienza sembra offrirci. E, quando il dolore fa capolino nella nostra vita, pensiamo di affrontarlo pianificando nuovi programmi di lavoro, di successo, di autoaffermazione. In realtà fuggiamo da noi stessi. Non vogliamo prendere atto che la sofferenza non va contrastata gettandoci a capofitto in altre attività. Infatti, quanto più la combattiamo, tanto più le diamo vigore: la ingigantiamo. Al contrario, se lasciamo fluire il dolore senza opporre barriere, se cerchiamo di spegnere i nostri pensieri, allora ci  accorgiamo che lentamente esso perde la sua forza dirompente. Poco alla volta si dilegua come nebbia al sole. E la vita tornerà a risplendere”.

 

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Per Schopenhauer la nostra anima trova la sua tranquillità interiore solo quando impara a trovare un accordo con quanto accade. Quando invece critichiamo, mettiamo in dubbio o disprezziamo quello che capita ci sentiamo costretti a difenderci. E affidiamo la nostra tutela agli avvocati della razionalità: giudizi, pensieri, ragionamenti, giustificazioni. Ma la parcella che chiedono è troppo alta: la perdita di serenità. Maestoso, gli estratti parlano da sé:

“[…] anche nell’amore egli distingue tra apparenza e realtà. E’ solo l’apparenza, secondo lui, quella che ci fa rappresentare l’amore sotto il profilo romantico, come un sentimento che prescinde da qualsiasi attrazione sessuale. Una simile concezione dell’amore è solo una costruzione storica e sociale: un modo forviante di interpretare l’amore, perché conduce a idealizzare l’amato, trascurando tutti quei tratti della persona che ne fanno un soggetto unico e particolare. L’amore romantico, nonostante le apparenze, è un amore costruito sui pensieri: si vuole che la persona abbia proprio quei caratteri che noi amiamo, quegli aspetti della personalità che noi riteniamo migliori in assoluto. Insomma, è una costruzione mentale che, come tutti gli edifici mentali, ci impedisce di accedere a una dimensione più ampia: quella dell’energia cosmica che attraversa ogni cosa. Insomma, l’amore romantico crea un mondo artificiale e illusorio, tutto razionale, da cui la passione sessuale, Eros, viene indebitamente esclusa. Schopenhauer, invece, coglie nell’amore una forza universale della natura che ci fa andare oltre noi stessi: oltre i nostri pensieri e le nostre aspettative. Ci trascina nel desiderio perché fa leva innanzi tutto sul corpo, quel corpo che rappresenta la cerniera tra l’individuo (il microcosmo) e la natura, la volontà (il macrocosmo). Quindi, l’apice della vita emozionale si raggiunge quando si lascia libero Eros di esprimere se stesso senza porsi domande. In quel momento ci sentiamo parte di un Tutto, e siamo pervasi dall’energia dell’universo: letteralmente trasportati fuori dallo spazio e dal tempo. Non ha senso, dunque, chiedersi che cosa sia l’amore e dove ci porta. Non ha senso ricoprire l’amore  di pensieri. Lasciamogli tutto ciò di cui necessita, e allora ci sentiremo  davvero bene”.

“L’amore è uno dei più potenti motori della bellezza. Come il mitico re Mida trasformava in oro qualsiasi cosa che toccava, così l’amore imprime un marchio di bellezza a ciò cui si rivolge: persone o cose. E questo perché l’amore proietta sul suo oggetto quell’energia cosmica rigeneratrice di cui è il portavoce. […] L’amore è da sempre considerato un’energia che attraversa ogni cosa dell’universo e si esprime in una duplice forma: come forza naturale che solleva il simile a unirsi con il simile; e come tensione dell’anima umana verso l’autorealizzazione”.

“A noi tutti piace parlare: con noi stessi, con gli amici, con i colleghi…Allo stesso modo, ci piace anche ascoltare le nostre parole e quelle pronunciate da altri. Inoltre, noi comprendiamo al volo il senso delle frasi che ci vengono rivolte nella nostra lingua madre. Siamo talmente abituati a tutto questo da non accorgerci che il nostro linguaggio porta in sé un tipico ritmo, un movimento sonoro armonico. Le sue regole grammaticali non rappresentano soltanto dei vincoli formali per la costruzione delle frasi. Esse contribuiscono, come gli strumenti di un’orchestra, a dotare del linguaggio di un andamento sinfonico del tutto particolare. E’ un ritmo naturale caratteristico di ogni lingua di questo pianeta. Certo sopra di esso si sono depositati dei sedimenti culturali, ma di fondo resta comunque un ritmo che ci ha regalato l’universo. Esso può essere percepito soprattutto dai parlanti di quella particolare lingua. Non sempre, invece, lo cogliamo quando ascoltiamo un parlante che non sappiamo comprendere. Talora, infatti, ci pare di sentire qualcosa di stonato nelle sue frasi. Ora sembra un tono troppo duro, ora troppo lezioso. Ma è una sensazione sbagliata: perché in modo implicito confrontiamo il ritmo familiare proprio della nostra lingua con quello a noi in qualche misura estraneo di un’altra lingua. Questo contribuisce a spiegare perché se traduciamo un sonetto o una tragedia di Shakespeare in italiano (per esempio il Macbeth) oppure un canto della Divina Commedia di Dante in tedesco, qualcosa va inevitabilmente perduto. E tale «qualcosa» non è soltanto la pienezza di significato delle parole: ma anche, e forse soprattutto, la musicalità della lingua originaria. E questo vale tanto per  la poesia quanto per  la prosa. Infatti, ogni frase porta con sé un alone musicale che il parlante percepisce, quasi senza accorgersene, anche quando pronuncia o ascolta i vocaboli più normali. Non dobbiamo sorprenderci, dunque, se troviamo nello scritto di un filosofo e logico di prima grandezza come Ludwig Wittgenstein un’espressione di questo tipo: «il comprendere un enunciato è molto più simile di quanto sembri a prima vista a ciò che nella realtà accade quando noi comprendiamo una melodia». […] Il linguaggio rappresenta uno dei più importanti veicoli naturali del senso dell’armonia e della musicalità. E anche in questo caso, «armonia» significa bellezza.