LIBRI: NABOKOV

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2014-11-29_1510Lezioni di letteratura è una raccolta di appunti per lezioni tenute da Vladimir Nabokov al Wellesley College e poi alla Cornell University. La raccolta è stata pubblicata in inglese nel 1980, a cura di Fredson Bowers e con un’introduzione di John Updike. Nabokov è sicuramente ricordato per la sua opera più famosa “Lolita”, da cui Kubrick poi ne trasse un film. Lezioni di letteratura raccoglie gli interventi, o meglio le lezioni tenute a suoi studenti (per spiegare la letteratura, o meglio l’opera letteraria), nel corso degli anni quaranta e cinquanta del Novecento, a cui seguirono successivamente quella sulla Letteratura russa, e sul Don Chisciotte. Tutte e tre le raccolte furono unificate postume, e sono pubblicate in Italia grazie alla casa editrice Garzanti. Queste raccolta hanno un unico scopo, non quello – di certo – di critica letteraria, ma di palestra e spiegazione per i suoi giovani studenti delle opere letterarie che meritano una riflessione in più, insomma per formare dei buoni lettori. Lo schema che Nabokov usa per ogni sua lezione è preciso: frequenti citazioni dirette (dal testo), che cercano di cogliere lo stile e i temi che intessono il testo per porre attenzione su un determinato aspetto (che ne esce fuori) a dispetto di altri. A Nabokov al di là dell’autore in sé, interessa l’opera, il suo modo di relazione con il mondo, il suo contenuto, ma soprattutto come e se questo contenuto viene presentato omogeneamente o disarcionando gli schemi su cui il testo è codificato. Vladimir cerca di fare non un discorso sul testo – che potrebbe risultare a lungo andare banale e noioso – ma di far emergere un ulteriore discorso dal testo, insomma aggiungendo qualcosa, e non fermandosi a mero analizzatore di cose già date. Leggendo questo libro si imparano molte cose, a volte cui magari non facciamo attenzione, per citarne uno: lo stile di Jane Austen, l’idea della “frase a fossetta”, una frase, cioè, che contiene in una parola o nella sua stessa formulazione, una sorta di strizzatina d’occhio, un surplus di malizia, come un dolce sorriso d’intesa. Molto interessante anche l’analisi e la divisione tra “cattivi lettori”, e “lettori del senso comune” e ancora tra due tipi di “immaginazione”, e ancora tra i tre tipi di vista dai quale si può considerare uno scrittore. Non voglio aggiungere altro, un libro che sicuramente ogni buon lettore dovrebbe leggere, per andare oltre il testo, e non restando in superficie ad esso.

Molto interessante l’analisi su Proust:

 «La grande opera di Proust (…) è una caccia al tesoro dove il tesoro è il tempo e il nascondiglio è il passato: questo è il significato intrinseco del titolo Alla ricerca del tempo perduto (…)  C’è una cosa che dovete imprimervi bene in mente: l’opera non è un’autobiografia, il narratore non è Proust in persona ed i personaggi non sono mai esistiti se non nella mente dell’autore… (…) Proust è un prisma, il cui unico obiettivo è di rifrangere, e rifrangendo di ricreare retrospettivamente un mondo (…) Alla ricerca del tempo perduto (…) è un’evocazione, non una descrizione del passato… Un lettore superficiale dell’opera di Proust — ma è una contraddizione in termini, perché un lettore superficiale si annoierà a tal punto, sprofonderà talmente nei propri sbadigli, che non arriverà mai alla fine del libro — un lettore inesperto, diciamo, può avere l’impressione che una delle preoccupazioni principali del narratore sia quella di esplorare le ramificazioni e le parentele che collegano tra loro diverse famiglie della nobiltà, e che egli provi una strana gioia nello scoprire che una persona da lui considerata un modesto uomo d’affari in realtà gravita intorno al grand monde o che un importante matrimonio, da lui ritenuto impossibile, ha unito due famiglie. Il lettore prosaico concluderà, probabilmente, che l’azione del libro consiste soprattutto in una serie di feste: una cena, ad esempio, occupa centocinquanta pagine, una serata mezzo volume. (…) La Strada di Swann deve essere visto da un’angolazione giusta: bisogna vederlo, come intendeva Proust, in rapporto con l’insieme dell’opera. Per comprendere appieno il volume iniziale, dobbiamo prima accompagnare il narratore al ricevimento dell’ultimo volume.

Per concludere secondo me questo è un testo fondamentale. Da riprendere e rileggere all’occasione prima della lettura di un romanzo importante. Ti dà tutte le coordinate per una buona lettura. Infatti, ne farò uso prima di leggere tutta l’opera di Proust (non so bene ancora quando), tanto per avere gli elementi giusti per apprezzare appieno tale opera.