LIBRI: MURAKAMI

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coverDance Dance Dance è un romanzo dello scrittore giapponese Haruki Murakami. È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto – o quasi – si può comprare. C’è un giornalista free lance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C’è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l’orientamento, basta continuare a danzare. Una protagonista senza nome – che fa da narrazione a tutta la storia – che è stanco della sua normalità, con un divorzio alle spalle, che non riesce più a trovare motivi per rendere la sua esistenza meritevole di essere vissuta. In un sogno – che lo sveglia da questo torpore – gli si fa davanti una donna, ormai scomparsa. Ed è da qui che il libro parte, da questa ricerca – che non è nient’altro che un viaggio – interiore, ed esteriore, che sul suo cammino vedrà incrociarsi personaggi bizzarri, ma anche surreali. Il lettore segue le vicende di questo uomo senza nome, quasi intristendosi e rallegrandosi insieme a lui, attraverso il suo raccontarsi, prima solo da punto di vista personale, poi ponendo nel quadro dei personaggi anche le altre rispettive personalità. Questo percorso è una continua evoluzione, che muta anche l’animo del protagonista, prima arido e ormai rassegnato ad una vita ormai segnata dalla routine, poi come un uomo che riscopre sé stesso, gli altri, la vita. Le sue bellezze nascoste. Quegli attimi di labile percepibilità in cui sono racchiusi i mutamenti, le nuove gioie. La linfa dell’uomo  moderno. Dance dance dance non è nient’altro che un messaggio, un’esortazione che Murakami ci dona: ovverosia quella di lasciarsi travolgere dagli eventi della vita, come una danza, con fluidità, senza opporre resistenza, andando a tempo, in continuità con il tempo della vita, ed è da ogni disarmonia che diviene disincronia con la vita che si entra in conflitto, e tutto diviene  negatività. Uno stile lento, caratteristico dell’autore, con una forte caratterizzazione dei personaggi, a discapito della storia in sé, che non me l’ha fatto apprezzare completamente. Diciamo che se dovrei considerare il messaggio sotteso al testo, darei il massimo dei voti, ma invece, mi ritrovo a dare 3 stelline e mezzo.