LIBRI: MAGINI

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image_book (1)“Che stupido sono stato, che coglione! Ho eseguito gli ordini come un automa, senza comprendere che quella lista era l’unica possibilità per portare al sicuro più persone possibili. Sono stato così demente che ho fatto anche un censimento degli uomini non ancora partiti, pensando di poterli così mettere al sicuro, e non ho pensato di avere in mano l’unico strumento che avrebbe permesso di portare al sicuro anche solo una persona in più”.

 

Questo è  il libro di Marco Magini candidato allo Strega 2014, che ci parla di uomini, di debolezze, di incertezze, della guerra che invade e sovrasta, ci parla di una strage: quella di Srebrenica. Il libro è scritto in prima persona presentandoci tre differenti voci narrative: il soldato serbo-bosniaco Dražen Erdemović, che ha partecipato all’atroce massacro consumatosi a Srebrenica nel luglio del 1995, il casco blu Dirk, del contingente olandese delle Nazioni Unite che presidiava l’area, colpevole di aver di fatto consegnato i civili di Srebrenica in mano a Mladić, segnandone la fine certa, ed il giudice dell’Aja Romeo González, che nel processo che seguirà farà parte del collegio giudicante Erdemović per il crimine compiuto. Il libro non si chiede tanto perché sia avvenuto l’assassinio a sangue freddo per mano serba nei confronti di civili bosniaci musulmani, ma se veramente può esserci giustizia tra gli uomini. Magini, sull’esempio di due saggi, uno di Drakulić  e l’altro della Harendt afferma che per giustiziare basta avere moglie e figli, o essere nati nel posto sbagliato, al momento sbagliato, per trovarsi complici di una Storia scritta da altri, per altri. Ci si interroga anche sul senso di giustizia, che resta vana, che non riporta di certo in vita le persone morte, per di più con una giustizia che trova colori politici di sorta, e che non è scevra da sovraintendimenti e schieramenti. Un libro che è apprezzabile, ma che però rimane lì, racconta i fatti come una telecamera distaccata, senza però entrarci dentro, dare un punto di vista; l’autore sembra aver scritto una storia proprio per gli occidentali, che di storia proprio non è che eccellono. Molti sono i refusi, e le distorture di alcuni lemmi, che forse per semplificazione vengono convertiti, ma che però così facendo perdono il senso della loro autenticità. Insomma un libro che consiglio, ma che di certo non eccelle rinchiudendosi dietro quel timore, – che non fa allungare la vista, l’udito, braccia – che ne blocca tutte le potenzialità, arrivando a non dare esso stesso il giusto pathos e sentimento a quelle vittime gioco di una guerra già decisa, e in cui ci si ritrova dentro diventando pedine di una politica bassa.