LIBRI LETTI: WOOLF

Standard

arton56

Gita al faro, tradotto a volte anche come Al faro, è un romanzo della scrittrice britannica Virginia Woolf, pubblicato per la prima volta nel 1927.
Il romanzo segue ed amplia la tradizione del romanzo modernista, in cui la trama ha un’importanza secondaria rispetto all’introspezione psicologica dei personaggi, e la prosa alle volte è molto complicata.
Ai Ramsay, in questa vacanza, si sono uniti vari amici e colleghi, fra cui la giovane Lily Briscoe, una pittrice che sta tentando di dipingere un quadro della casa dei Ramsay. Lily è piena di dubbi riguardanti la sua arte e la sua vita, dubbi alimentati anche dalle affermazioni di Charles Tansley, altro ospite dei Ramsay, il quale sostiene che le donne non sono capaci né di dipingere né di scrivere. Tansley ammira profondamente il signor Ramsay e i trattati filosofici da lui scritti.
Il capitolo si chiude con la cena. Il signor Ramsay si acciglia quando Augustus Carmichael chiede una seconda porzione di minestra. La signora Ramsay invece vuole che la cena sia un successo, ma anche lei è sfortunata, perché Paul Rayley e Minta Doyle, due conoscenze che lei vorrebbe far fidanzare, arrivano in ritardo a cena perché Minta ha perso la spilla della nonna sulla spiaggia.
Un romanzo che all’apparenza parla di nulla, di cose inconsistenti, c’è una mamma, un padre, un figlio, una finestra, una platea di spettatori (Tansley, Carmichael, Lily, Bankes, Prue, Cam, Andrew), l’arte mancata, una cena, e quindi?
Per molti lettori, sicuramente non è una lettura di facile leggibilità, anche perché secondo me bisogna essere con lo stato d’animo giusto per leggere – e soprattutto capire – la Woolf, non è certo una lettura da ombrellone.
Due elementi sono fondamentali e aiutano la decodifica del romanzo sono: la punteggiatura – che è la cartina d’orientamento di tutto il testo – e le parentesi (apparente strumento di confusione), che aiutano il lettore ad immergersi ancora più a fondo nei livelli semantici e interpretativi del testo. Non tutti riescono a scorgere elementi quali la perdita, il tutto, la frustrazione, il sogno evanescente, il rapporto con sé stessi (macroelemento di tutti i libri di Virginia), però se si fa uno sforzo dell’andare oltre, la Woolf non se ne andrà dalla vostra testa facilmente, occhio, che potrebbe essere la vostra nuova ossessione. Indagine interiore alla ricerca del proprio faro.

«[…] allora lei non doveva pensare a nessuno. Poteva essere se stessa, starsene per conto suo. Ed era proprio questa la cosa di cui in quel periodo sentiva spesso il bisogno: pensare, o meglio, neppure pensare. Starsene in silenzio, starsene da sola».