LIBRI LETTI: WILLIAMS

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Il pugnale di Bruto grondava ancora di sangue quando, appena diciottenne, il giovane Ottaviano, nipote di Giulio Cesare, venne informato dell’assassinio del condottiero. Gli ideali che avevano fatto grande il periodo repubblicano, in quel momento, erano ridotti a maschere grottesche, mentre sullo stesso Senato romano regnavano indisturbati la corruzione e il caos. Proiettato in una spietata lotta per il potere, Ottaviano dovrà ricorrere alla forza delle spade e alle seduzioni della politica per trasformare in realtà il proprio destino: quello di essere, al culmine di sanguinose battaglie, proclamato “Augusto” e salutato come il padre dell’Impero. Raccontate dalla viva voce degli uomini e delle donne più vicini all’Imperatore, le gesta di Augusto, le guerre che lo videro opporsi trionfalmente alle forze di Marco Antonio e di Cleopatra, figure leggendarie come Marco Tullio Cicerone compongono un affresco di insuperata forza narrativa.
Sicuramente siamo abituati a ricordare questo scrittore per il suo famosissimo “Stoner”, approcciarmi con questo romanzo storico non è stato del tutto semplice, ‒ perché non bisogna scordarsi che si sta parlando pur sempre di un romanzo ‒, ma la curiosità di capire la cifra stilistica e la dimensione che l’autore ha voluto dare alla figura di Ottaviano ha prevalso.
John Williams decide di usare bozze di opere storiche o autobiografiche, diari personali, scambi epistolari, e quindi la ricostruzione della figura di Ottaviano viene portata alla luce attraverso punti di vista esterni, che sono molteplici (Tito Livio, Orazio, Cicerone, Virgilio, Ovidio, Mecenate) e non facendo intervenire direttamente Ottaviano (il che denota molta originalità, ma allo stesso tempo insidie).
Su certi aspetti il romanzo risulta carente, restando troppo marginale, quasi che non volesse entrare troppo nella questione, e in modo completamente opposto, invece, nella parte centrale del romanzo l’autore si fossilizza troppo sulle politiche matrimoniali del tempo (che dequalificano un po’ la storia in sé).
In sostanza, però, è un libro che risulta godibile, che riesce a farti apprezzare una figura che spesso spaventa, attraverso un romanzo non troppo romanzo, in cui Williams ha dato gran prova del suo coraggio di scrittura, non volendo essere troppo pedante con i richiami puntuali dalla storiografia ufficiale. Lo consiglio per chi ama lo scrittore (Augustus è l’ultimo romanzo scritto da Williams, con cui vinse il National Book Award nel 1973) e voglia approfondire la conoscenza della figura tratteggiata (senza però, fare uno sbadiglio ogni due pagine).