LIBRI LETTI: VIAN

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La schiuma dei giorni è un romanzo di Boris Vian pubblicato nel 1947, dall’editore Gallimard.
Sarà che io non sono entrato in empatia col romanzo, ma non mi ha particolarmente entusiasmato, troppo altisonante, anche se si leggono davvero delle belle pagine.
Onestamente, mi aspettavo qualcosa di diverso. Era da tanto che avevo sentito parlare di questo libro. Avere aspettative alle volte è un male, poi quando vengono disattese ancor peggio.
Un romanzo in cui ogni elemento prende vita, non ci sono oggetti inanimati; vivo è anche il linguaggio, alle volte troppo sopra le righe, ma è il prezzo da pagare se si vuole prendere per mano la storia raccontata.
C’è l’amore che si defila nel romanzo, c’è l’attacco al lavoro alienante per l’uomo, c’è il richiamo al sogno che si vanifica, c’è un affondo alla religione che pensa più all’apparenza che alla vicinanza dei propri fedeli, c’è un attacco allo sfoggio di cultura spesso inutile, insensata.
C’è tanto nel romanzo, scritto in maniera particolare, ma non sempre si riesce ad apprezzare tutto come si vorrebbe. Ed è bello anche così.

“Ma lei cosa fa nella vita?” domandò il professore.
“Imparo delle cose” disse Colin. “E amo Chloé”.

“Chloé, le tue labbra sono dolci. La tua carnagione è come un frutto. I tuoi occhi vedono come è giusto vedere ed il tuo corpo mi riscalda…”
In strada rotolavano biglie di vetro e c’erano dei bambini che le rincorrevano.
“Ma ci vorranno mesi, mesi per saziarmi di baci, di tutti i baci che ti voglio dare, sulle mani, sui capelli, sugli occhi, sul collo…”