LIBRI LETTI: TONDELLI

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“Allora, forse, tutta la sua vita, il suo essere separato, non è altro, come aveva compreso perfettamente Thomas, che una elaborata messa in scena della propria, inestinguibile, volontà di svanimento; la spettacolarizzazione pubblica di un complesso di colpa, di un’angoscia che lui ha sentito forse dal primo giorno in cui ha aperto gli occhi al mondo, e cioè che non sarebbe mai stato felice.

E questo senso di colpa, per essere nato, per aver occupato un posto che non voleva, per l’infelicità di sua madre, per la rozzezza del suo paese si è dislocata in un mondo separato, quello della letteratura, permettendogli di sopravvivere, anche di gioire, ma sempre con la consapevolezza che mai la pienezza della vita, come comunemente la intendono gli altri, sarebbe stata sua.”

In questo parole si legge tutta l’intimità di Tondelli uomo, prima che scrittore. L’autore che si mette a nudo senza filtri che si denuda al lettore, gli dà la sua verità, non si vergogna, non chiede, non pretende, ti dice solo come stanno le cose. Poi ognuno ne trarrà ciò che più ritiene importante, a Tondelli di questo poco importa.

Poi Thomas muore, e niente è più come prima, anche se Leo, l’aveva sempre saputo, sin dall’inizio era cosciente che niente è per sempre: “Sapeva, fin dall’inizio, che mai lui avrebbe potuto essere “tutto”. Per questo chiamava il loro amore “camere separate”. Lui viveva il contatto con Thomas come sapendo, intimamente, che prima o poi si sarebbero lasciati.”

La vita di Leo è segnata dalla debordante ricerca e negazione della felicità, perché la felicità non è mai un tutto e un sempre, ma è un apice, un attimo di estasi che ritorna nella sua flosciante mediocrità, ha la sua fine, è un uroboro, un circolo, come dentro così fuori, la felicità inizia, è una partenza, ma ha anche un arrivo, un traguardo – spesso amaro – a cui spesso cerchiamo di negare l’evidenza.

Leo trova la sua salvezza, il suo appiglio, il suo esistere nella scrittura, che segna una rotta nell’attimo vissuto del rapporto con Thomas, e nella assenza e solitudine di un sentimento sfiorito troppo presto.

“[…] stavano dirottando su quelle lettere, il loro desiderio di essere amanti. Lo deviavano dalla sfera sessuale a quella del linguaggio. Non se ne rendevano ancora conto, ma con l’invio di quelle lettere continuavano a fare, quotidianamente, l’amore; a produrre un frutto concreto, seppur fatto di parole e di carta, ma forse per questo assai più duraturo, e stabile, della loro unione.”

La storia di Leo e Thomas, che poi è la storia di Pier Vittorio Tondelli (Leo nel libro), è una storia intensa, viva (anche nel litigio), spesso volutamente distante – come in una camera sperata –, ma indimenticabile, come solo la verità e l’intensità di certi sentimenti sanno trasmettere, non conta di certo la natura dell’amore, perché lasciatemelo dire che si parli di un amore omosessuale in questo libro centro poco o nulla, ciò che conta è il sentimento: il bisogno dell’altro con la triste consapevolezza che siamo tutti in prestito all’altro, al mondo, alle onde osmotiche di baci convulsi che fanno tremare e commuovere la psiche del lettore.