LIBRI LETTI: THOREAU

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«Vorrei, nei miei vagabondaggi, far ritorno a me stesso»

Il testo è frutto di una conferenza, dal titolo The Wild, che Thoreau legge per la prima volta al Concord Lyceum il 23 aprile 1851.
Thoreau fu un filosofo statunitense, fece attivamente parte della corrente del Trascendentalismo, e fu molto influenzato dal filosofo Emerson, da cui successivamente si distaccherà per dar vita ad un pensiero proprio.
“Camminare” è una raccolta di pensieri che l’autore scrisse nella sua vita durante tutte le sue escursioni nella natura, durante tutti i suoi cammini, durante l’esplorazione della natura selvaggia: «penso che non riuscirei a mantenermi in buona salute, sia nel corpo che nello spirito, se non trascorressi almeno quattro ore al giorno – e generalmente sono di più – vagabondando per i boschi, per le colline e per i campi, totalmente libero da ogni preoccupazione terrena. Potete tranquillamente chiedermi «un penny per i tuoi pensieri», o mille sterline. Quando poi penso che artigiani e mercanti se ne stanno nelle loro botteghe non solo l’intera mattina, ma anche tutto il pomeriggio, magari seduti con le gambe accavallate, come fanno in molti – quasi che le gambe fossero fatte per sedervisi sopra, e non per mettersi eretti o camminare – mi sembra che meritino una certa considerazione per non essersi suicidati già da tempo».

Nel libro l’autore cerca di trasmettere l’amore per la Natura, per l’esplorazione, per la rinnovazione dello Spirito, distaccandosi completamente dalla società civile, dalle regole del quotidiano, e dal consueto, per avvicinarsi all’ignoto, all’indagine di sé.
«Nel corso della mia vita ho incontrato non più di una o due persone che comprendessero l’arte del Camminare, ossia di fare passeggiate, che avessero il genio, per così dire, del vagabondare, termine splendidamente tratto da «genti oziose che nel Medioevo percorrevano il paese chiedendo l’elemosina, con il pretesto di recarsi à la Sainte Terre», in Terra Santa, sin quando i bambini cominciarono a gridare: «Ecco là un Sainte-Terrer», un Vagabondo, un Terra Santa. Coloro che non giungono mai in Terra Santa, nei loro vagabondaggi, come invece pretendono, sono degli autentici oziosi e dei perdigiorno; ma coloro che vi giungono sono Vagabondi come io intendo, nel senso buono. E però altri fanno derivare la parola da sans terre, senza terra o senza casa, e questo, nel senso buono, può significare sentirsi a casa propria ovunque, pur non avendo casa in nessun luogo. Ed è questo il segreto dell’autentico vagabondare».
Il camminare per Thoreau è una pratica metodica, giornaliera, non certo un sollazzo da praticare nei giorni di festa; l’autore pone l’accento anche sull’espressione del tempo, che attraverso un rapporto personale con la natura ritrova una sua nuova conformazione, non si è più succubi delle corse sfrenate imposte dalle società civili degli uomini prigionieri, ma si riscopre e vive l’intensità di ogni attimo.
Mi vien da pensare, comunque, che se la fuga dal quotidiano, e ancor di più da tutti gli affetti nell’epoca in vive Thoreau è forse possibile, ed era più facile sradicarsi da tutto e decidere con consapevolezza di sposarsi con la natura, oggi forse, diviene per i più elemento di fantasia, e realtà per pochissimi che nella solitudine e nel contatto con elementi naturali ritrovano un proprio esistere, un proprio centro, in quanto come dirà l’autore: «la vita è stato selvaggio […] La speranza e il futuro per me non sono nei prati e nei campi coltivati, non sono nei villaggi e nelle città, ma nelle paludi mobili e impervie», il tutto sta nell’arrivare a questa consapevolezza che i tempi moderni ormai ci hanno tolto.
Grazie Thoreau per avermi dato nuove traiettorie su cui riflettere.