LIBRI LETTI: STARNONE

Standard

Immaginatevi un duello. A fronteggiarsi ci sono due maschi, sangue dello stesso sangue. Il più alto ha superato i settant’anni, è un noto illustratore, vive da molto tempo in assoluta solitudine. Il più piccolo è una peste di quattro anni che parla come un libro stampato: un nipote visto sì e no due volte, affidato alle cure del nonno per tre giorni interi. Tra quattro mura e un balcone, nell’arco di settantadue ore, si svolge questo racconto affilato, un esemplare «scherzetto» da camera in cui convivono la rabbia di invecchiare e la fiducia nel futuro.
I genitori del piccolo Mario devono partire per un convegno, o forse semplicemente prendersi il tempo per capire se il loro matrimonio è arrivato al capolinea. Perciò il bambino viene lasciato alle cure di un nonno praticamente sconosciuto, un vecchio illustratore, burbero e affaccendato, che vive da molti anni a Milano. Tra quattro mura e un balcone, nell’arco di settantadue ore si svolge questo racconto affilato, il perfido e divertente scontro tra un nonno stanco e distratto e un piccolo gendarme petulante e vitalissimo. Nella partita che si gioca fra loro, tra alleanze, rivalità e giochi non sempre divertenti, è la vita che si specchia in tutte le sue forme: la vita trascorsa e quella in potenza, la vita dura e beffarda di Napoli che riaccoglie l’uomo dopo tanti anni, la vita della casa che sembra risvegliarsi piano piano, piena di echi e di fantasmi.
Un racconto lungo più che un romanzo di un nonno che pensa al fare il nonno, alla prese con una crisi personale dettata da un illustrazione per un editore che non riesce a completare e un nipote, Mario, di appena 4 anni e già un ego alquanto smisurato.
Il nonno si trasferisce temporaneamente da Milano a Napoli per stare con suo nipote, mentre i genitori presi da un crisi relazionale tendono il tutto per tutto cercando di rimettere a posto i cocci del loro rapporto.
Quattro giorni in cui i due si scrutano, e il nonno si interroga sulla sua vita, e si chiede se quello che aveva senso un tempo lo ha ancora oggi, la lettura diventa ansiogena, anche perché non esce dalle mura domestiche, per riprendere fiato quando ritornano i genitori di Mario.
E’ il primo che leggo di Starnone, gli riconosco un ottimo uso della lingua italiana, anche se ancora non sono riuscito propriamente ad inquadrarlo.
L’appendice al testo abbastanza inutile, si salvano solo i disegni in calce, sembra un espediente per allungare il brodo, cosa che onestamente al testo non serviva.
Leggerò altro dell’autore, forse, proprio il suo più famoso ad oggi “Lacci”, per farmi un’idea più completa sull’autore.