LIBRI LETTI: SITI

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Se Resistere non serve a niente, Premio Strega 2013 non mi aveva propriamente entusiasmato e fatto stare con la tensione a mille, Bruciare tutto ci è riuscito. Ci è riuscito portando in scena un tema tanto difficile quanto scomodo, quello della pedofilia e del rapporto con la fede controverso. Il tema è trattato in maniera matura, in sintonia con tutta la storia, infatti, il rapporto con Leo e Massimo – un bambino – sorprende, ma non disturba. Di contorno gli altri personaggi un po’ meno caratterizzati, la Milano moderna, gli avvenimenti puntuali odierni, lo sfascio delle famiglie in crisi e ancora quel rapporto tra un tempo andato e un tempo presente, in cui la contemporaneità si tinge di una penna attenta e complessa che perciò richiede attenzione. Il finale onestamente non me l’aspettavo affatto, cioè, quello di Leo poteva essere prevedibile, quello di Andrea è stato un vero colpo di scena..l’idea di farlo in un modo particolare richiama forse la metafora della redenzione, dell’espiazione, della colpa che brucia e si dissolve, così dentro così fuori, e poi rimangono solo parole d’invocazione: «Tu però, mio Signore, devi dirmi perché io sono così – è psicologico, biologico, ereditario, stocastico? Disfunzioni ormonali, tossine nel sistema nervoso? Tu adesso vieni giù e mi spieghi, non puoi cavartela con l’onnipotenza indecifrabile. Se è un macigno da portare, per quale colpa l’ho meritato? Ma Dio restava muto» che resteranno senza risposta, un muro sordo che scivola nelle brame di un mondo giudicante.