LIBRI LETTI: SETH – RC: OB. 2 – UN LIBRO CON PIÙ DI MILLE PAGINE

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E’ da un po’ che non pubblico nuove letture, ma c’è un motivo, una mia amica mi ha prestato un bel tomone, che non era in realtà in progetto di lettura, è “Il ragazzo giusto” di Vikram Seth (autore indiano), che conta ben 1600 pp. (Si dice che sia il libro in assoluto più completo per conoscere L’India, sarà che io ne sono affascinato moltissimo e quindi non mi spaventano le pagine).
Una lettura che affascina tanto, seppur in alcuni parte è lenta (come in alcuni dialoghi per l’approvazione di una legge, e le relative dissertazioni degli avvocati, o le questioni politiche che sono centrali in pagine e pagine).
Il libro narra la storia di 4 famiglie legate da stretti rapporti di amicizia, di parentela acquisita, che vivono nell’immaginario stato del Purva Pradesh (nel nord dell’india) nel 1951, vale a dire subito dopo la sanguinosa separazione tra India e Pakistan.
I Mehra, i Khan (di religione musulmana), i Kapoor e i Chatterji rappresentano 4 tipi diversi dello spirito del subcontinente e si trovano a scontrarsi e ad unirsi sullo sfondo di avvenimenti storici e politici che hanno segnato l’India.
La storia di queste quattro famiglie segna l’evoluzione di nuovi percorsi politici e sociali, di diverse frammentazioni religiose (indù, musulmani, sikh, tutte in conflitto tra loro), caste (abolite per legge, ma ugualmente sentite nell’intimo dal popolo).
Punto di partenza della narrazione è dato dal rifiuto della giovane Lata Mehra nell’accettare un matrimonio combinato in quanto innamorata di un giovane compagno di università Kabir Durrani che però la sua famiglia, di solide tradizioni indù, non accetterà mai in quanto mussulmano. Ed è da qui che si sviluppano tutte le vicende successive, è da questo rifiuto che la storia si dirama in altre microstorie, seppur la storia di Lata segna il filo conduttore principale. Il libro è corredato da un albero genealogico delle famiglie con i vari personaggi, e di un glossario finale con tutti i termini indiani decisamente molto ricco.
Proseguendo con la lettura, bisogna dire che seppur racconti di un India del 1951-1952, la narrazione è tanto attuale!
Nel finale si ha un po’ l’amaro in bocca, perché Lata, sembra sottomettersi alla tradizione, – dopo tutto il suo ribellarsi – alla sua cultura, e sposare l’uomo che gli arrechi meno problemi, sembra che faccia la scelta più conveniente e facile, e non difficile, dolorosa, in nome dell’amore.

Consigliato per chi ha una spiccata ammirazione per le terre indiane, per i suoi profumi, odori, per la sua storia, ed evoluzione, per il suo progresso lampo in campi come quello informatico e ingegneristico, per i suoi difetti, ma anche le sue manie. Per chi non ama tutto ciò non leggetelo, anche perché dentro ci sono pagine e pagine che potevano benissimo essere tagliate, ma la sintesi sicuro non è dono dell’autore.