LIBRI LETTI: SANTACROCE

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La Santacroce è una scrittrice particolare, e quando mi decido a leggere un suo libro non so mai se sono spinto per la curiosità e l’audacia del personaggio, o se lo faccio per imparare a conoscerla meglio come scrittrice.
Supernova è la sua ultima pubblicazione, avevo già letto “Zoo” e “Lovers” ed entrambi non li ho trovati eccelsi, in alcuni parti belli, in altri agghiaccianti e surreali.
La Santacroce penso non abbia vie di mezzo nella sua scrittura così come nella vita. In questo libro il tema centrale è la prostituzione minorile, che rimanda ad un concetto che è sempre presente nelle sue pubblicazioni: l’amore, e in questo caso, l’amore rubato, oltraggiato.
Doroty che è una delle protagoniste (nome che gli è stato dato dalla madre per ricordare un personaggio del Mago di Oz) nella sua vita è abituata a vedere corpi, forme, presenze: la madre è una prostituta che sembra trovare nel piacere, nel vendere il proprio corpo un rimedio dalla solitudine, dal non sentirsi sola. Doroty è un’androgina, una bambina dai tratti di un bambino, ma che è attratta dal suo stesso sesso.
Al disfacimento di Doroty (che l’autrice vorrebbe far sembrare una diretta conseguenza dell’operato della madre) si aggiungono prima Divna, col sogno del balletto nella testa, e poi Thomas, un ragazzo cupo ed enigmatico.
Loro tre si vendono per i soldi, alla ricerca di un’apparente felicità ad uomini meschini, brutali, senza un briciolo di coscienza, anzi, che paiono divertirsi da questa condizione di assoluta inferiorità.
Queste tre anime, che poi non sono altro che meteore alla ricerca della felicità, la cercano in modo sbagliato, in braccia sbagliate, come se la sicurezza o la stabilità si comprasse. Come se ogni cosa fosse in vendita. Come se noi siamo continuamente in lotta tra l’allontanare il piacere o abbandonarci ad esso.
Ecco, tutto ciò è racchiuso in Supernova, che si fa apprezzare, seppur nelle sue caratteristiche di eccessività rimane per me una lettura a metà, incompleta. Alcune parti arrivano in vetta altre si inabissano nei più profondi inferni della parola.