LIBRI LETTI: SACKS

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Partiamo con il dire che amo i testi di divulgazione scientifica, che ho scoperto forse troppo tardi Oliver Sacks, che questo neurologo ci parla brillantemente e sapientemente – come nessun altro – del cervello umano e dei suoi meccanismi.
«[…] il medico e il naturalista, corrispondono a una certa duplicità che è in me. Mi sento infatti medico e naturalista al tempo stesso; mi interessano in pari misura le malattie e le persone; e forse anche sono insieme, benché in modo insoddisfacente, un teorico e un drammaturgo, sono attratto dall’aspetto romanzesco non meno che da quello scientifico, e li vedo continuamente entrambi nella condizione umana, non ultima in quella che è la condizione umana per eccellenza, la malattia: gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda alla malattia.»
Forse senza i suoi studi molti meccanismi del cervello umano sarebbero ancora a noi sconosciuti. Ne “L’uomo che scambiò suo moglie per un cappello” sono raccolte ventiquattro storie di gravi lesioni encefaliche dell’emisfero destro del cervello. Si racconta di casi unici nel loro genere, quasi surreali, e incurabili da un punto di vista clinico con procedure standardizzate, con razionalità.
Sacks ci delizia con svariate perle: «il termine preferito della neurologia è «deficit», col quale si denota una menomazione o l’inabilità di una funzione neurologica: perdita della parola, perdita del linguaggio, perdita della memoria, perdita della vista, perdita della destrezza, perdita dell’identità e una miriade di altre mancanze e perdite di funzioni (o facoltà) specifiche. Per tutte queste disfunzioni (altro termine molto in voga) abbiamo tutta una serie di parole privative: afonia, afemia, afasia, alessia, aprassia, agnosia, atassia – una parola per ogni funzione nervosa o mentale di cui i pazienti, in seguito a malattia, lesione o difetto di sviluppo, si trovino in parte o del tutto privati.
Lo studio scientifico della relazione fra cervello e mente ebbe inizio nel 1861, quando il francese Broca trovò che specifiche difficoltà nell’uso espressivo della parola (afasia) seguivano invariabilmente un danno a una particolare porzione dell’emisfero cerebrale sinistro. Ciò aprì la strada a una neurologia cerebrale che nel corso dei decenni permise di tracciare una «mappa» del cervello umano, ascrivendo specifiche facoltà – linguistiche, intellettuali, percettive, ecc. – ad altrettanto specifici «centri» del cervello».
E ancora: «I suoi occhi si spostavano rapidi da una cosa all’altra, cogliendo tratti minuscoli, isolati, come avevano fatto con la mia faccia. Una forte luminosità, un colore, una sagoma trattenevano la sua attenzione e suscitavano un commento, ma in nessun caso colse la scena nella sua totalità. Non riusciva a vedere l’insieme, vedeva solo dettagli, che individuava come puntini sullo schermo di un radar. Non entrò mai in relazione con l’immagine come un tutto, non affrontò mai, per così dire, la fisionomia dell’immagine. Non aveva il minimo senso di un paesaggio o di una scena».
Il saggio è composto da quattro sezioni: “Perdite”, “Eccessi”, “Trasporti”, “Il mondo dei semplici”. La prima legata a deficit funzionali di alcune regioni encefaliche (sono un esempio il dottor P., l’ex marinaio Jimmie G, Christina la ‘disincarnata’ solo per citarne alcuni), la seconda legata non più ai deficit, ma alle lesioni che mostrano una esagerazione (ne è un esempio il celebre film “Risvegli” con protagonista Robin Williams tratto da un altro libro dell’autore o ancora il caso della signora Natasha con la sua ‘malattia di Cupido’), la terza parte legata alla reminescenze, ovvero il potere della memoria, dell’immaginazione, di trasportare una persona da un luogo, un tempo, una sensazione dimenticati (sono un esempio la signora O’C. e la signora O’M., interessante oltremodo è il confronto che Sacks propone spesso tra i diversi pazienti, e di come due persone affette dallo stesso disturbo reagiscano in maniera differente, e spesso opposta), infine, l’ultima parte ci parla dei semplici, ovvero degli autistici, che hanno un modo tutto loro di comunicare con il mondo esterno (ne è un esempio il giovane José).

Preziose sono anche le illustrazioni di corredo al testo.
Sacks ci fa riflettere, ci riporta alla realtà delle piccole cose, dei meccanismi impercettibili, che spesso dimentichiamo di considerare. Immaginarsi ad ogni storia di vivere queste stesse lesioni encefalitiche come questi pazienti, di cui Oliver ci parla in maniera buffa, ma con animo grande. Lo stesso animo che ha smesso di considerare il paziente come una non persona, arrivando a considerarne tutti gli aspetti, non solo quelli rigorosamente patologici, ma anche quelli emozionali. Grazie Sacks di essere stato un essere senziente, un animale pensante, e di aver aperto scorci nelle materia della mente umana.