LIBRI LETTI: ROTH

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«Il clochard Andreas Kartak, originario come Roth delle province orientali dell’Impero absburgico, incontra una notte, sotto i ponti della Senna, un enigmatico sconosciuto che gli offre duecento franchi. Il clochard, che ha un senso inscalfibile dell’onore, in un primo momento non vuole accettare, perché sa che non potrà mai rendere quei soldi. Lo sconosciuto gli suggerisce di restituirli, quando potrà, alla «piccola santa Teresa» nella chiesa di Santa Maria di Batignolles. Da quel momento in poi la vita del clochard è tutta un avvicinarsi e un perdersi sulla strada di quella chiesa, per mantenere una impossibile parola. È come se il clochard volesse ormai una sola cosa nella sua vita – rendere quei soldi –, e al tempo stesso non aspettasse altro che di essere sviato da innumerevoli pernod, da donne che il caso gli fa incontrare, da vecchi amici che riappaiono come comparse fantomatiche. Tutta la straziata dispersione della vita di Roth – e soprattutto dei suoi ultimi anni, quando, proprio a Parigi, trovava una suprema, ultima lucidità nell’alcool – traspare in questa immagine di un uomo ormai tranquillamente estraneo a ogni società, visitato da brandelli di ricordi, generosamente disponibile a tutto ciò che incontra – e in segreto fedele a un unico e apparentemente inutile voto».

Il primo libro che leggo dell’autore e l’ho trovato geniale nella sua aderenza alla realtà. Racconta in maniera puntuale e precisa il comportamento di un alcolizzato, delle sue manie, delle sue nevrosi, degli attimi di sconforto, ma anche di sorpresa. Joseph Roth racconta bene anche i sentimenti di Andreas, ce lo fa sentire vicino, le azioni si muovono con naturalezza quasi come se si stesse vedendo un film, e il racconto vola via in un fiato, senza pause, perché si vuol sapere cosa ha riserbato la vita a quest’uomo che sembra non stupirsi dell’eccesso di fortuna. Sapere che è un racconto autobiografico che ricalca la vita dello scrittore provoca uno scoramento nel lettore, ma forse – come tanti altri scrittori – è proprio dall’alcol che il genio dello scrittore poteva venire fuori, altrimenti ingabbiato dalla lucidità di essere comuni.

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