LIBRI LETTI: ROSSETTI

Standard

«[…] La mancanza. Dicono che le mancanze sono tutte uguali, che fanno male allo stesso modo: dicono che noi siamo la generazione per eccellenza, delle mancanze, perché non sappiamo dare un nome alle cose anche quando ci rimangono attaccate ai palmi, perché noi non siamo mai stati, qui, in questo tempo, in questo luogo, ma ci siamo solo capitati, e capitare inasprisce odori e gesti. Noi non siamo bravi a fare niente, noi: a scegliere i minuti in cui nascere e morire, benché siano gli unici momenti che siamo certi avverranno, prima o poi, a trovare il giusto peso per cadere senza polverizzarci tutte le ossa.  Le mancanze. Lasciano le mani piene di attese e languore negli occhi. La cosa che non c’era in queste righe, è una mancanza. Mia, tua: avrei detto nostra, una volta. Non sappiamo dare un nome alle cose: eppure, Allah si può chiamare in novantanove modi diversi».

 

Questo stralcio potrebbe benissimo rappresenta ciò che il libro esprime, attraverso tre esistenze diverse: Nicola, un ex professore che stanco dell’ordinarietà un bel giorno prende i libri di testo, li poggia sulla cattedra e gli dà fuoco, Eva violinista ed innamorata di Rafik con cui intrattiene un intenso amore, fatto di litigi, incomprensioni, distanze ed Argo, un uomo dalla doppia personalità, la mattina finge di essere un prete e il giorno vende Dvd educativi. Infine, nel romanzo in sordina si aggiunge una quarta presenza: Ari, una bambina di dodici anni, ormai sola. Una bambina che ha visto suo padre spararsi davanti suoi occhi e ormai non le manda a dire a nessuno.

Cosa condividono queste esistenze? La ricerca di sé, di un aggancio a qualcosa di solido, concreto, ad un punto fermo. Cercano la stabilità minata e segnata dal tempo da mancanze. Mancanze che come macigni hanno offeso, deluso, aperto ferite, fino a permettere di andare ovunque, come lei, lei che se ne andrà dovunque pur non sapendo la destinazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*