LIBRI LETTI: REGINA PRADETTO TONON

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Oggi voglio parlarvi di un libro dedicato, che è la prima raccolta omogenea di vari componimenti poetici della cara Regina Pradetto Tonon.
Incominciano con il presentarla attraverso alcuni suoi versi: «Amaro è il pensiero/d’un angelo/che nel sole/s’è visto bruciare le ali./Amare le labbra/di un amore che nel buio/ha saputo/morire solo».
Già da questi primi versi si denota lo spessore generazionale, la maturità, e la descrizione di un amore che in corsa è sfuggito, ha perso il suo ossigeno vitale.
«Aree sconnesse./Cortei di poveri amanti/dispersi fra foglie cadute./Polvere di luci in notti eterne/dove la fame riaffiora/fra ostentati sospiri d’amore./[…] Non chiedi dov’è, che fa,/se l’han visto./Sai che non sempre/rilascia il mittente./Sai che non sempre/mormora/i sogni che fa».
E ancora di nuovo torna il tremolante sentimento, quasi intimorito, che si è privato della vitalità amorosa, che non sa più chi è e nemmeno quando.
«[…] Il cielo si rischiara/e arrivi tu./[…] Rinnego il sonno ancora una volta/aspettando/[…]. Nasce il sole dietro i vetri./Nasce il giorno nel cuore/dalle labbra che bacio./Ora».
I versi di Regina tra un amore amorfo e un amore sperato, decantano anche l’attesa, quell’attesa che aumenta il desiderio, che all’arrivo diviene certezza, riscolora, trova una sua regolarità, tra le cianfrusaglie della vita.
«Canzoni davanti al fuoco del camino/fra caldarroste e grigliate./Amori, amicizie confuse/in fraterne ambizioni e speranze/che insieme auspicavamo./Al Mulinetto della Croda/abbiamo lasciato i nostri vent’anni/in un caffè alpino, un coro a più voci/e tanta, tanta voglia di esistere».
I versi si rimescolano al passato, ai ricordi, alle speranze che erano, e alla realtà che è. Tutto ciò che abbiamo lasciato, e poteva essere, lì in quell’angolo di mondo, con una tremenda voglia di vivere e forse di viversi.
«Ho smesso di credere/[…]. Persuasioni radicate/dal tempo/che annientano/dubbi sofferti./Pensieri oscurati/nei forse./L’indefinito primeggia/perché/il nostro domani/viene dopo l’infinito».
Senza più certezza alcuna sembra che la poetessa Tonon si spoglia da ogni suo orpello, sovrastruttura, abito di circostanza per presentarsi al lettore senza maschere, senza protezioni, ponendoci attraverso il verso breve e coinciso – caratteristico del suo poetare, nonché, intriso di una semplicità soave –, una domanda, un’esortazione: il nostro domani, che si ascrive tra tutto ciò che può essere fatto – limite della possibilità – e tutto ciò che l’umano, in quanto essere pensante può fare, procreare, progettare, costruire – illimitatezza delle possibilità, e quindi infinito –.
La vita oscilla tra questi due parametri, che nella complessità delle cose ho cercato di spiegare, forse vanamente.
Perché se è vero che il verso della poetessa richiama spesso alla semplicità, dietro ogni parola, concetto, c’è un mondo: quel mondo navigato, da cui il lettore può trarne esperienza, vita vissuta, amarezza, ma anche voglia di non arrendersi. E in tutto ciò provare a crescere, crescere dell’esperienza altrui, del messaggio imbevuto nelle parole; ed è questo che tutti i libri devono aspirare a fare, e Regina nel suo piccolo toccando le sue esperienze di vita ha cercato di regalarci. Grazie.