LIBRI LETTI: RC2017, UN LIBRO DI UN AUTORE CHE NON AVETE MAI LETTO

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Corri, Coniglio è un romanzo di John Updike del 1960. Il romanzo introduce il personaggio di Harry Angstrom, detto “Coniglio”, che è poi apparso nei romanzi Il ritorno di Coniglio (1971), Sei ricco, Coniglio (1981), e Riposa Coniglio (1992).

Per parlare di questo libro voglio introdurre le parole scritte dallo stesso autore in una postfazione inedita uscita per i tipi di Einaudi:

«[…] Corri, Coniglio, in armonia con il suo protagonista irrequieto e indeciso, esiste in più forme di qualsiasi altro dei miei libri. Eppure avevo uno scopo piuttosto semplice: raffigurare un campione sportivo del liceo sulla scia dei suoi giorni di gloria. Mio padre insegnava in una scuola superiore, e uno dei suoi compiti extracurriculari consisteva nel controllare il ricavato dalla vendita di biglietti dei nostri incontri di basket. Accompagnandolo, in casa e in trasferta, assistei all’epoca a moltissime partite scolastiche, e dieci anni dopo ero ancora profondamente imbevuto della loro epopea, dispiegata tra trionfi e sudore nell’intimità vividamente illuminata delle sovraffollate palestre liceali. Inoltre, la nostra cittadina della Pennsylvania, Shillington, era piena di relitti di ex assi della pallacanestro e altri due scritti dedicati allo stesso tema avevano preceduto Coniglio sulla carta stampata, il racconto Asso nella manica e la poesia Ex Basketball Player.

Un tempo Flick giocava nella squadra del liceo, i Maghi.

Era bravo: il migliore, in effetti. Nel ‘46

intascò trecentonovanta punti,

un record ancora imbattuto nella contea. La palla amava Flick.

L’ho visto segnarne trentotto o quaranta

in una sola partita giocata in casa. Le sue mani erano come uccelli

selvatici.

A questa impressione adolescenziale di eroica grandezza i miei anni di vita adulta avevano aggiunto sensazioni di interdipendenza domestica e di claustrofobia. Sulla strada, di Jack Kerouac, era uscito nel 1957 e, pur senza averlo letto, mi aveva irritato il suo apparente invito a tagliare i ponti; Corri, Coniglio voleva essere una realistica dimostrazione di quello che succede quando un giovane capofamiglia americano prende la via della libertà: le persone lasciata indietro soffrono. Non esisteva un sistema indolore per sfuggire alla maglie sfilettate, ma ancora salde, del tessuto sociale degli anni Cinquanta. Giungere ad una conclusione morale così perbenistica non era certo il mio unico intento: il libro finisce con una nota estatica e aperta che doveva mantenere questa sua apertura, a testimonianza della ricerca ostinata e amorale, cui i nostri cuori non sanno rinunciare, di quanto un tempo si chiamava grazia».

Postilla sul titolo: «Il titolo può essere interpretato come una sorta di consiglio (l’eco della canzone di un musical britannico del 1939, di Noel Gay e Ralph Butler, non è voluta: solo di recente ho avuto tra le mani lo spartito di Run Rabbit Run e ho potuto leggervi l’intimazione contenuta nelle parole: ‘Don’t give the farmer his fun, fun, fun. / He’ll get by without his rabbit pie’).

Desideroso di leggerlo da tanto, non mi è affatto dispiaciuto, anche se credo che leggerò tutta la quadrilogia a piccole dosi, non uno dietro l’altro. Harry Angstrom al di là delle sue stramberie si sa far voler bene, anche se un personaggio che mi è rimasto particolarmente nel cuore è il pastore Eccles che rappresenta un guida poco convenzionale per Coniglio, e nel romanzo ben rappresenta il rapporto duale tra spiritualità e senso di realtà.