LIBRI LETTI: Rc2017, Un libro con un animale nel titolo

Standard

418vxb35tl-_Con la gente che piange io non so mai come fare. Non so come si fa a farla smettere. Certa gente è capace. Dice una parola, una sola, e gli altri smettono di colpo. Oppure fa un gesto – alza una mano, per esempio – e dopo nessuno piange piú. Io non sono capace. Quando gli altri piangono, io li guardo. Resto lí, fermo, a fissarli come se fossero in televisione. Quando ero piú piccolo, scoppiavo a piangere anch’io. Adesso non piú. Adesso guardo e mentre guardo provo a pensare a tutte le parole che potrebbero farli smettere di piange.
[…]
Al tuo funerale, per esempio, c’era un signore che non la smetteva piú di piangere. Lí ho capito che hanno tutti lo stesso problema, con il pianto, e nessuno sa che cosa dire. Cosí si guardavano l’un l’altro e poi alzavano le spalle. Uno ha anche tirato fuori il telefonino dalla tasca. Quando succede qualche guaio c’è sempre qualcuno che tira fuori il telefonino e fa una telefonata. Al tuo funerale, quello che ha tirato fuori il cellulare poi l’ha rimesso in tasca senza chiamare. Il signore che piangeva faceva cosí rumore, dentro la chiesa, che anche il prete ogni tanto si doveva fermare. Solo che all’inizio non aveva capito che tutto quel rumore lo faceva la disperazione di un uomo soltanto».

E’ il primo libro di Bajani che leggo, e non mi ha particolarmente entusiasmato – forse anche perché come precisa l’autore il testo è stato il frutto di una sfida con sé stesso, scritto in 18 ore di fila, a parte pause fisiologiche, senza mai staccare le mani dalla tastiera –, anche se credo che l’autore nella sua produzione letteraria abbia scritto altro su cui val la pena soffermarsi.
Il libro ha il pregio della decostruzione: ci svela attraverso gli occhi di un bambino – come una mosca che plana dall’alto – le manie e gli stilemi di cui spesso siam costretti a dover partecipare, ognuno con i propri dettami, i suoi stili, le imbarazzanti – spesso – litanie che ci/si avvicendano per non astrarsi dalla malattia moderna dell’ipocrisia.