LIBRI LETTI: RC2017, UN LIBRO CHE PARLI DI FRAGILITÀ

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«L’amore è come quei cani selvaggi. Se ti salta addosso, non molla la presa. E quello che non puoi mai sapere all’inizio è con quale intensità e quanto a lungo amerai; in quali modi un amore finito ti darà la caccia, un salto dopo l’altro come fuoco misterioso che ti scorre nelle vene. I cani selvaggi esistono davvero. Sono lì fuori, oltre la sicurezza delle strade e delle case, oltre le luci della città. E uno di quei cani è il mio»

Ecco, leggere questo stralcio dà già l’idea della dimensione evocativa di Helen Humphreys, scrittrice canadese, che si è dedicata per lungo tempo alla poesia, per poi approdare alla narrativa.
Perché cani selvaggi?
Un gruppo di cani domestici è diventato selvaggio, vive nel bosco, questi cani domestici sono stati abbandonati dai parenti dei proprietari per motivi diversi, e alcuni di questi proprietari la sera si ritrovano in prossimità del bosco a chiamare il proprio animale, ora selvaggio, una volta domestico. Come una ritualità, questa abitudine nel romanzo si ripresenterà più volte.
La domanda che attraverso il linguaggio poetico, struggente ed evocativo sembra riemergere da tutto la lettura è la seguente: che cosa veramente ci appartiene?
Il racconto è alternato da varie voci, quella di Alice che domina più della metà del libro, quella di Jamie, di Lily, di Malcolm, di Walter, di Spencer, e di Rachel.
Così come il branco selvaggio di animali queste persone portano con loro, iscritte sul proprio corpo tutte le delusioni, le cicatrici, le ferite, e quel richiamo che lanciano più e più volte verso la foresta, verso quegli animali che apparentemente gli appartenevano, è in realtà un richiamo verso sé stessi, verso quell’anima precaria, logora, spezzata, per arrivare a risvegliare un cuore che – ormai sedato da colpi di fucile – sembra non rispondere più alle cose, alle persone, al sentimento. Leggetelo!
«A che cosa serve un lupo? mi chiedono le persone quando me lo trovo di fronte e chiedo loro perché ne hanno ucciso uno. A che cosa serviamo noi?
La gente ha sempre avuto paura dei lupi. In passato si pensava che il lupo fosse il diavolo travestito. Sono sempre stati i cattivi delle favole e del folclore. Ma cos’è questa paura, in realtà? Non è forse la paura del selvaggio che è in noi? Non è forse tutta la struttura della società finalizzata a farci entrare in gabbie sempre più piccole? Più siamo imprigionati dal dovere e dall’amore, più il nostro lato selvaggio ne esce addomesticato e più pensiamo di sentirci sicuri. Ma, naturalmente, non è vero. Non ci sentiamo affatto sicuri».