LIBRI LETTI: RC2017, UN LIBRO CHE HAI DECISO DI LEGGERE SOLO PERCHÈ ATTIRATO DALLA COPERTINA

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Sinossi: Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou…
Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou… la madre.
Di lei, suo marito dice che dà del tu alle stelle, ma in realtà dà del voi a tutti, a suo marito, al bambino e alla damigella di Numidia che vive nel loro appartamento, un grosso uccello strambo ed elegante che passeggia oscillando il lungo collo nero, le piume bianche e gli occhi di un rosso violento.
Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo.
Per il resto del tempo si entusiasma e si estasia per ogni cosa, trovando incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. E non tratta il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento.
Di una sola cosa non vuole sentire parlare: delle tristezze e degli inganni della vita; perciò ripete come un mantra ai suoi: «Quando la realtà è banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sapete mentire così bene».

Non starò qui a raccontarvi l’evoluzione del libro, anche perché non è un libro che si presta facilmente ad una recensione.
Possiamo sin da subito dire che l’autore francese, Olivier Bourdeaut, ha esordito nel panorama letterario francese dando prova di originalità uscendo fuori dagli schemi classici della narrazione, e anche del tipo di storia che generalmente viene pubblicato.
Protagonista è un bambino, figlio di due genitori non proprio ordinari presi da un amore folle, e votati a scardinare ogni convenzione e normalità.
Il padre di questo bambino, grazie all’aiuto di un senatore si inventa una professione “l’apritore di garage”, e si diverte chiamare la moglie ogni giorno con un nome diverso, quasi a rinnovare quotidianamente l’amore provato per lei.
L’intensità che aumenta. L’amore che si disvela. Il nome dell’innamorata che muta. Nuovi sentieri d’amore ogni giorno.
Joséphine, Marylou, Renée, e ogni 15 Febbraio Georgette, si perché l’anniversario degli innamorati in casa Bojangles arriva con un giorno di ritardo.
Il pregio del libro di Bourdeaut è che oltre a raccontarci le sregolarità di questi due innamorati, e l’immenso amore che questa coppia si dichiara ogni giorno, a scapito – onestamente – anche della vita del bambino, che si trova a vivere due vite parallele: quella che c’è tra le mura di casa, e quella all’opposto fatta di regole proprie della scuola; riesce a raccontarci anche di come questa bolla di perfezione, questa felicità perenne possa andare in frantumi, possa essa minata, esser messa in pericolo, non essere più la stessa, e se la musica prima suonava ripetutamente in segno di un balletto ora diventa un adagio che poco a poco abbrunisce il tutto in segno della pazzia. La pazzia di chi non si sottrae a vivere la vita senza risparmiarsi mai, e ne viene tremendamente travolto.